Luca Sommi, da sabato in prime time. Ora su Nove la tripletta è d'oro: "È una sfida eccitante"

Fratelli di Crozza, Che Tempo Che Fa e ora anche Accordi & Disaccordi. Sommi racconta in esclusiva a Libero Magazine la sua prima serata su Nove, canale sempre più interessante

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Luca Sommi
Fonte: Stampa Ufficio stampa Warner Bros. Discovery

Maurizio Crozza, Fabio Fazio e ora Luca Sommi con Accordi & Disaccordi. È questa la magica tripletta che Nove sta proponendo al suo pubblico per il fine settimana. La rete sta mettendo a segno un gol dopo l’altro e, visto il successo di ascolti anche del talk, che venerdì 13 ha segnato un record stagionale con il 3.7% di share, Warner Bros. Discovery ha deciso di promuoverlo alla prima serata di sabato. "È una sfida eccitante, dove ci confronteremo con dei colossi di intrattenimento molto importanti". Luca Sommi parla del debutto in prime time mentre pensa all’inevitabile ‘scontro’ che ci sarà con Ballando con le Stelle, Tu si que Vales e Gramellini, anche lui impegnato a fare informazione. "La rete ci ha chiesto, e dato questa grande opportunità, e per questo la ringrazio, di tentare la prima serata, che come si sa è un altro mondo, una sfida difficilissima, soprattutto di sabato, quando la gente cerca disimpegno dopo una settimana di tensioni", spiega il giornalista. Ma nonostante questo c’è uno spazio libero in cui inserirsi "Per chi legittimamente non vuole guardare programmi di intrattenimento".

E quindi cosa e come cambierà Accordi & Disaccordi da Sabato 21 ottobre 2023?

Abbiamo preso il format e lo abbiamo ristrutturato, dandogli un taglio da prima serata: sarà un talk magazine e sarà diviso in capitoli. Ci saranno sempre Marco Travaglio e Andrea Scanzi, e molti più ospiti rispetto alla seconda serata in cui ce n’era solo uno. Avremmo anche la mia uscita dallo studio, e per una parte la trasmissione verrà fatta fuori: insomma ritmi diversi seppur mantenendo la linea che ci contraddistingue, cioè fare informazione raccontando i fatti, separandoli dalle opinioni. Una bellissima sfida, molto complicata, ma crediamo di essere pronti per affrontarla perché gli elementi ci sono tutti.

Quali saranno gli ospiti del debutto in prime time?

Avremo Gad Lerner, che si confronterà con Travaglio sulla guerra israelo-palestinese. Ci sarà Pier Luigi Bersani, Nicola Gratteri, neo-procuratore di Napoli, con cui parleremo di droga e criminalità, di cocaina nello specifico. Infine Vittorio Feltri e l’immancabile momento di Andrea Scanzi e quelli di Marco Travaglio, con una novità che non voglio ancora svelare…

Nell’ultimo venerdì di Accordi & Disaccordi, insieme a Tomaso Montanari, si è discusso della crisi israelo-palestinese. Ne parlerete ancora, ma a quali scenari stiamo andando incontro secondo lei?

La situazione israelo-palestinese è forse la più complicata del Pianeta, si protrae da decenni. È difficile fare un ragionamento lineare senza mettere sul tavolo tutti gli elementi. Ora ci troviamo a una stretta drammatica: c’è un popolo segregato e dimenticato in una striscia di terra, che vive ai limiti dell’indigenza, piovono missili tutti i giorni, e la strage dell’ospedale è solo uno degli ultimi capitoli. Dall’altra parte c’è un Paese, Israele, che ha diritto di vivere e chiede legittimamente giustizia per il vile attacco del 7 ottobre. Detto questo ha fatto bene la Casa Bianca e l’Unione Europea a intimare Israele di far sì che la risposta non sia oltre l’offesa. Questa non è una guerra lineare, non è come tra Russia e Ucraina dove ci sono due eserciti che si affrontano: qui c’è un esercito che affronta un nemico invisibile che è nascosto tra la popolazione. Qui si rischia di andare incontro a una vera e propria strage e credo si arrivato il momento di fermarsi e fare un punto della situazione, ripercorrendo magari alcune strade di cui si era parlato in passato: penso a quella di Ariel Sharon, quando decise di togliere i coloni dalla Striscia di Gaza, oppure quella discussa ad Oslo del 1993. Invece poi si è scelto di intraprendere altre strade che, come vediamo, hanno portato a un disastro. Ora è il momento che la comunità internazionale faccia quadrato attorno a questa situazione perché l’assetto medio-orientale passa necessariamente dalla normalizzazione della questione israelo-palestinese.

Quali altri temi caldi troveremo nelle prossime puntate? Penso alla nuova Legge di Bilancio 2024.

Sicuramente discuteremo di politica, perché quando accadono drammi come quello di Gaza, passa tutto in secondo piano: non si parla più di Finanziaria, della guerra in Ucraina. Anche della Legge di Bilancio, che prima era al centro dell’agenda, non se ne parla quasi e sta passando con una linea che il Governo ha legittimamente varato, ma è una linea che toglie a chi ha poco e regala a chi ha già, questo credo che sia il sottotitolo di questa Finanziaria da 24 miliardi, di cui molti a debito. Questo denota un Governo che si diceva pronto, ma così non è: non c’è una linea strutturale, si continua a tappare i buchi e c’è molta improvvisazione.

Nove è la sua casa, come lo è diventata per Fabio Fazio e Che Tempo Che Fa. Quando ha saputo di questo ‘trasloco’ cosa ha pensato?

Ero felice che la rete che ci ospita avesse acquisito un programma di così grande successo, successo che ha poi ribadito anche su Nove. È stata un’operazione straordinaria e si sono accesi ancora di più i riflettori su questo canale che aveva prima aperto a Crozza, poi dato spazio a noi e all’informazione, e ora a Fazio. In questo modo i tre giorni del weekend avranno un’offerta diversificata ma allo stesso momento anche di grande livello.

Possiamo dire che Nove sta diventando il nuovo canale trendy della Tv italiana?

Questo è l’auspicio. Mi pare che la strada sia proprio questa.

Pensando alla sua carriera viene facile fare un parallelismo tra lei e Francesca Fagnani: entrambi al Fatto Quotidiano, poi da Santoro e infine su Nove (la sua collega con Belve e lei prima con La confessione e poi al timone di Accordi & Disaccordi). Non è che la ritroveremo in Rai in prima serata?

Non lo so (sorride, ndr). Francesca ha avuto un anno straordinario e, oltre a essere la più brava a fare le interviste, è una cara amica e sono sinceramente molto felice per lei, se lo merita.

Parlando invece della nuova ‘TeleMeloni’, cosa sta combinando in Rai?

Questo è un problema annoso nel senso che la Rai viene da sempre lottizzata dai partiti, una vera e propria occupazione, ma non solo del centro-destra di adesso eh. Purtroppo è lontano il modello della BBC, dove i partiti non possono mettere becco e gli inglesi sono felici di pagare il canone perché l’emittente fa il cane da guardia dei cittadini nei confronti del potere. A mio avviso il modello BBC dovrebbe essere quello da seguire in Rai, che da troppo tempo è in balia dei partiti, ma ripeto, non solo da adesso. Scandalizzarsi ora non ha senso.

Che futuro vede per la Tv generalista e per i talk?

Non ha un futuro molto lungo. Nel senso che in questi anni si è costruito un nuovo mondo, quello dell’on-demand. Ormai pensare che lo spettatore attenda un determinato giorno e una determinata ora non va più bene, anche se una parte di pubblico resiste ancora. La cosa però che vorrei far notare è quanto la televisione abbia ancora un ruolo centrale nell’informazione generale, e quanto tutto questo sia strettamente legato anche ai social. Cosa accadrà in futuro non lo so, forse la Tv perderà un po’ di forza, ma per il momento è viva e lotta insieme a noi.

C’è un programma che le piacerebbe condurre, magari totalmente diverso da Accordi & Disaccordi?

Mi piacerebbe molto fare un programma sull’arte e spero un giorno di riuscirci. Magari come faceva Philippe Daverio con Passepartout…. Vorrei girare e raccontare le cose taciute, la bellezza di questo Paese. Perché raccontare la storia dell’arte è raccontare la storia dell’uomo e della donna.


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