Gf Vip 7: la lettera (amara) di Marco Bellavia

Tutti si aspettavano di trovarlo in studio, e invece l'ex gieffino ha mandato una lettera: "Solo insieme si può soffrire di meno".

Marco Bellavia
Fonte: Instagram @bellaviamarco

Questa sera tutti si aspettavano di trovare Marco Bellavia in studio, ma quando la puntata del Grande Fratello Vip 7 è iniziata è stato chiaro che i rumor che circolavano non erano veri. L’ex gieffino non era lì. Alfonso Signorini, poco prima di collegarsi in diretta con la Casa di Cinecittà, ha spiegato di aver sentito personalmente il 57enne e che presto sarebbe tornato, giusto il tempo di riordinare ancora un poco le idee, e le forze.

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Bellavia, però, non è comunque rimasto in silenzio e ha voluto scrivere di suo pugno una lettera indirizzata ai suoi ex coinquilini. Uno scritto amaro, ma privo di ogni risentimento, dove oltre alla sofferenza per i suoi "demoni" emerge chiara la voglia di continuare un dialogo, una porta aperta con coloro che non solo non lo hanno capito, ma hanno contribuito ad affossarlo. Con chi, come dice Alfonso Signorini, è stato complice di quella sofferenza.

"Cari Alfonso, Orietta, Sonia, Giulia e cara Pamela. Cari coinquilini, anzi, ex coinquilini", inizia a raccontare la voce di uno speaker mentre legge la lettera di Marco Bellavia. Sotto scorrono le ultime immagini della sua permanenza nella Casa, accavallate a quelle della calligrafia dell’attore. Poi entra subito nel vivo, spiegando che mentre guardava la puntata di lunedì, ha osservato i gieffini uno ad uno.

I sorrisi di inizio puntata, la voglia di far festa, sono lentamente scomparsi mentre Signorini mostrava le immagini e le frasi pronunciate contro Bellavia: "Mano a mano che i minuti passavano e Alfonso continuava il racconto i vostri volti sono cambiati (…) Per la prima volta si è parlato di branco, bullismo, indifferenza al dolore, di incapacità di rispondere a una richiesta d’aiuto, il mio dolore, la mia richiesta d’aiuto".

E poi "All’improvviso ho capito di essere riuscito in qualcosa di grande. Mettere a disposizione di chi ci guardava la mia esperienza di vita, le mie debolezze, i miei stessi demoni. Volevo lanciare un messaggio. Quello che solo insieme si può soffrire di meno, solo condividendo un dolore lo rendiamo meno pesante". Niente giudizi infine, nessuna colpa, solo un’apertura a un dialogo:

Non giudico nessuno, il giudizio spetta solo a Dio e alle vostre coscienze. Ma presto tornerò a guardarvi negli occhi, per un confronto sereno che aiuti a costruire quel messaggio che volevo lanciare. Non c’è bisogno di fuggire dalla Casa, come qualcuno di voi ha fatto, non c’è bisogno di rimanere nella Casa facendo finta di niente come qualcuno di voi continua a fare. C’è bisogno di dialogare, di condividere, se poi qualcuno abbasserà gli occhi, beh non sarà colpa mia. Vi abbraccio. Marco.

Di Mara Fratus


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