Michele Guardì nei guai dopo i fuorionda a Le Iene. La Rai si tutela e valuta provvedimenti

Dopo il servizio mandato in onda da "Le Iene", la consigliera di amministrazione Francesca Bria chiede urgenti accertamenti ai vertici dell'azienda. E intanto l'autore grida al complotto.


Tommaso Pietrangelo

Tommaso Pietrangelo

Giornalista

Autore, giornalista, cantautore. Laureato in Letterature Straniere, è appassionato di cinema, poesia e Shakespeare. Scrive canzoni e ama i gatti.

Michele Guardì
Fonte: IPA

Continua a infuriare la polemica, su Michele Guardì, a seguito dei clamorosi fuorionda trasmessi da Le Iene nella puntata di martedì scorso. Intervistato dallo stesso programma, l’autore e regista de I Fatti vostri aveva tentato di minimizzare quanto accaduto. Ora però Viale Mazzini sembra intenzionato ad andare più a fondo nella vicenda: la consigliera di amministrazione Rai Francesca Bria ha scritto ai vertici dell’azienda, chiedendo che vengano adottate le misure necessarie a tutelare l’immagine della rete. Guardì intanto resta convinto che nei suoi confronti sia stato orchestrato un attacco premeditato. Vediamo tutti i dettagli.

Michele Guardì, la Rai prepara provvedimenti dopo i fuorionda

È un uragano che non si arresta, quello che martedì sera si è abbattuto sullo storico autore Rai Michele Guardì. I fuorionda trasmessi da Le Iene – con espressioni ingiuriose come "ma levalo, sto fr**io di me**a", "tro*a", o "cane malato" – hanno suscitato una marea di polemiche, ancor più perché Guardì non si è davvero scusato, ma ha invece tentato in tutti i modi di minimizzare l’accaduto. La Rai sta però prendendo la faccenda molto sul serio, come dimostra la recente richiesta avanzata dalla consigliera di amministrazione (in quota PD) Francesca Bria.

"Vengano avviati gli accertamenti di competenza" ha scritto Bria, "e, all’esito, adottate tutte le sanzioni previste a tutela anche dell’immagine aziendale". Al coro di proteste si è poi aggiunta anche la presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia (M5S), che ha chiesto ai vertici di Viale Mazzini di "prendere posizione" sulle "frasi irriguardose, in qualunque momento siano state pronunciate, incompatibili con il servizio pubblico". Guardì si era infatti difeso sostenendo che i fuorionda incriminati risalivano a diversi anni fa. "Sono cose vecchie", aveva detto l’autore, "è pretestuoso…in 5.600 puntate si possono dire cose inopportune nella certezza di non essere ascoltati".

La difesa di Michele Guardì

E in attesa che la Rai annunci eventuali provvedimenti, Michele Guardì si è rivolto a Libero per perorare con forza la sua causa. "Chi ha mandato in onda questi audio", ha spiegato il regista Rai, "ha scorrettamente preso delle battutacce, delle quali mi sono scusato a suo tempo e di cui mi scuso ancora oggi, che risalgono a quattordici anni fa". Poi ha aggiunto: "Hanno preso queste vecchie cose per applicarlo a ciò che sta succedendo adesso, al dibattitto sulle discriminazioni di genere. Se mi permette, ritengo essere questo un atteggiamento giornalisticamente scorretto". E infine Guardì ha concluso con una pesante accusa: "L’attacco che mi stanno rivolgendo è pretestuoso, dietro c’è qualche mandante".


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