Federica Mangiapelo e Vanessa Scialfa: a 10 anni dai femminicidi

Il delitto di Bracciano e il brutale omicidio di Enna al centro della puntata di Terzo Indizio di Barbara De Rossi: le storie

Federica Mangiapelo - Il terzo indizio

Il 24 aprile 2012 a Enna si perdevano le tracce della 21enne Vanessa Scialfa; la giovane era stata soffocata brutalmente dal fidanzato, che avrebbe confessato il tutto due giorni dopo. Pochi mesi dopo – la notte del 31 ottobre – Marco di Muro si rendeva protagonista di quello che i media ribattezzarono poi il delitto di Bracciano, quando uccise la 16enne Federica Mangiapelo affogandola nel lago. A dieci anni da questi efferati omicidi Rete 4 ripropone la puntata de Il terzo indizio di Barbara De Rossi che racconta la storia di due gravissimi episodi di femminicidio.

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Federica Mangiapelo, il delitto di Bracciano

La sera del 31 ottobre 2012 Federica Mangiapelo usciva di casa senza sapere che non vi avrebbe più fatto ritorno. La ragazza 16enne andava a festeggiare Halloween insieme al fidanzato Marco di Muro, di cinque anni più grande. Il corpo della giovane fu però rinvenuto senza vita il primo novembre sulle sponde del lago di Bracciano, a nord di Roma. In un primo momento si pensò a un tragico incidente, un annegamento, probabilmente a causa di un malore, dopo che Marco l’aveva abbandonata nei pressi del lago in seguito all’ennesima lite per gelosia. L’accusa di omissione di soccorso nei confronti del ragazzo, però, diventò ben presto quella di omicidio: nonostante non ci fossero segni di violenza, il corpo di Federica evidenziò acqua nei polmoni, segno che la giovane non era annegata. Marco le aveva tenuto la testa sott’acqua fino a farle smettere di respirare.

Vanessa Scialfa, il caso

Il 24 aprile 2012 Vanessa Scialfa lasciava la sua casa di Enna senza lasciare tracce. Inizialmente si pensò a un allontanamento volontario, in seguito all’ennesima lite con il fidanzato Francesco Lo Presti, di 14 anni più grande. Quest’ultimo aveva invece perfezionato una messinscena per nascondere il suo delitto, rinvenendo il corpo senza vita di Vanessa avvolto in un lenzuolo lungo la statale per Caltanissetta e consegnandolo all’autorità, che naturalmente si insospettirono all’istante. Bastarono tuttavia due giorni a Francesco per crollare e confessare di aver ucciso la ragazza, soffocandola con dei cavi del lettore dvd e un fazzoletto imbevuto di candeggina. A farlo scattare sarebbe stato un episodio di intimità in cui Vanessa avrebbe confuso il suo nome con quello di un altro uomo, ma la famiglia Scialfa non ha mai creduto a questa versione, ritenendo che la figlia avesse invece visto "qualcosa che non doveva vedere".


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