Weekly, Carolina Rey: "Sono ambiziosa ma non sgomito (come alcuni)"

La conduttrice del programma del weekend di Rai 1 si confessa: "Sono sempre di corsa e sogno in grande. Mi piace la TV di qualità e vorrei fare il varietà"

Valentina Di Nino

Valentina Di Nino

Giornalista

Romana, laurea in Scienze Politiche, giornalista per caso. Ho scritto per quotidiani, settimanali, siti e agenzie, prevalentemente di cronaca e spettacoli.

Carolina Rey
Fonte: uff stampa rai

"Ho appena finito di fare la spesa, ora fino alle quattro che vado a riprendere Filippo, sono libera". Intercettiamo Carolina Rey tra una corsa e l’altra della sua indaffarata estate di conduttrice, speaker radiofonica e mamma di Filippo, 4 anni. La bionda conduttrice è uno dei volti giovani più emergenti in casa Rai dove negli anni, dagli esordi su Rai Gulp, è passata per altre molte importanti esperienze, come Tale e Quale Show e il salotto pomeridiano di Oggi è un altro giorno, fino ad arrivare l’anno scorso a guidare, in coppia con Fabio Gallo, Weekly, il contenitore che tiene compagnia agli italiani nelle mattine di sabato e domenica di questi caldi mesi estivi. Solare, energica, spontanea, ha raccolto consensi di pubblico e critica, ed è tornata anche quest’anno alla guida della trasmissione. Una riconferma che sa di apprezzamento del suo lavoro, ma anche di nuove responsabilità.

Carolina, come ti approcci alla seconda edizione di una trasmissione che è andata così bene: prevale la soddisfazione per la fiducia rinnovata oppure la concentrazione per riconfermare i risultati dell’anno scorso?
Più la seconda, sicuramente. Aver fatto una cosa bene una volta fa sì che l’anno dopo punti farla altrettanto bene, se non meglio. Si sente la responsabilità di portare avanti un progetto che funziona senza perdere colpi, quindi le aspettative nei nostri confronti quest’anno sono ben più alte. Di questo sono consapevole. Quando ci si impegna in un progetto per la prima volta c’è un po’ di sana incoscienza. Ci si butta e si vede come va. Quando poi la cosa è andata bene e bisogna rifarla, è normale puntare a farla ancora meglio.

Formula che vince non si cambia o qualche piccola novità dobbiamo aspettarcela nella nuova edizione di Weekly?
Formula e, soprattutto, squadra che vincono non si cambiano. L’impianto della trasmissione è più o meno lo stesso. Una novità di quest’anno è lo spazio della cucina, che abbiamo introdotto nelle prime puntate e che nelle prossime settimane verrà anche ampliato, perché ci piace tanto e piace tanto agli italiani. Una mia amica venezuelana mi prende in giro, perché dice: "Voi italiani quando siete a tavola commentate quello che mangiate, la mattina pensate a cosa dovete mangiare a pranzo, nel pomeriggio a cosa fare per cena". Ed è vero, è una cosa che ci accomuna tutti. Quindi abbiamo pensato a questo spazio nuovo.

Tu in cucina come te la cavi? Trovi anche il tempo di metterti dietro i fornelli?
Certo che mi ci metto dietro ai fornelli! Ammetto che a volte i risultati lasciano a desiderare, però sperimento. I miei amici a cena da me troveranno sempre gran piatti di insalate e verdure: nessuno è più bravo di me ad aprire le buste! (ride) Per fortuna, quando i miei esperimenti non vanno come spero, mi viene in soccorso il delivery.

Sei più brava dall’altra parte quindi, a mangiare piuttosto che a cucinare?
Ah sì, io sono una grandissima tester di piatti altrui. Sono super ferrata sull’assaggio!

In un programma condotto da te non poteva mancare la musica, dicono che per tenerti lontana dalla band che suona in studio si fa fatica, è vero?
Sì, quest’anno ci sono a suonare dal vivo i Nena, una band toscana molto talentuosa. In effetti la mia squadra non vuole che mi avvicini, perché tutti conoscono la mia passione per la musica. Però io già sabato scorso mi sono infilata a duettare con loro, perché è la musica è un grande amore e una "cantata" non me la nego mai!

D’altronde, la musica ce l’hai nel sangue, è una passione di famiglia
Sì, sono figlia d’arte. Mia madre, cantante lirica, mi ha trasmesso l’indole artistica e anche l’idea che quello sul palco potesse essere un vero lavoro. Mi portava dietro le quinte dei teatri quando faceva i suoi spettacoli già quando avevo tre anni. Anche mio padre mi ha sempre incoraggiata a seguire la strada dell’arte. Il primo programma televisivo che ho fatto era Piccole Canaglie su Canale 5: ero bambina e lui mi accompagnava tutte le settimane col treno a Milano. Quindi sono stata fortunata, sempre sostenuta e supportata dalla mia famiglia. Anche ora lo sono, visto che quando lavoro posso contare su ben sei nonni (mia madre e mio padre e i rispettivi compagni e i nonni paterni), che mi tengono Filippo.

Tua madre ti portava dietro le quinte quando avevi tre anni, tu hai già portato Filippo in uno studio tv?
Lo vorrei portare anche in Rai quest’anno. L’ho già portato in radio quest’inverno a sbirciare quello che succedeva, e gli è piaciuto tantissimo. Pensa che a casa abbiamo un microfono per giocare, e ogni tanto lo pesco a parlare da solo con quello: temo di aver fatto già dei danni!

Dici che si intravede già una terza generazione della tua famiglia sul palcoscenico?
Purtroppo o per fortuna sì. Sicuramente vedo anche in lui lo spirito artistico, che d’altronde respira tutti i giorni a casa. Poi farà quello che deciderà e che vorrà fare e andrà benissimo qualsiasi cosa scelga, ma una certa propensione la noto.

Quando sei in tv Filippo ti segue sullo schermo?
Mi dicono che quando sta coi nonni e accendono la tv e ci sono io, per un po’ va bene, mi guarda, ma poi vuole cambiare e vedere altro, come è giusto e chiede: "Mamma l’ho vista, ora vediamo i cartoni?".

Tu sei impegnata contemporaneamente in radio e tv: cosa hai imparato dietro un microfono e cosa dietro la telecamera?
Sono due mestieri totalmente diversi. Io ho imparato prima il mestiere della conduzione televisiva, perché ormai la prima volta risale a ben dieci anni fa. In radio sono arrivata invece solo due anni fa, e mi rendo conto che bisogna avere una capacità di improvvisazione maggiore, mentre la tv è molto più scritta. In entrambi i casi, la cosa che accomuna i due mezzi è la necessità di avere dei tempi giusti che si imparano con l’esperienza. Differenze ce ne sono molte, ma entrambi i mestieri si basano sulla capacità di entrare in contatto con il pubblico e comunicare.

Per farli bene questi mestieri, cosa serve veramente?
Secondo me è necessario essere spontanei, essere veri, perché questo arriva al pubblico. L’altro giorno la mamma di un amichetto di Filippo mi ha mandato un messaggio che mi ha commosso. Mi ha scritto: "È bello vederti su Rai Uno, ma è ancora più bello vedere che sei la stessa che arriva la mattina senza trucco, con i capelli raccolti e in tuta a portare suo figlio a scuola". E questo è esattamente il mio approccio a questo lavoro: io sono sempre me stessa davanti alle telecamere, e coerente con quello che poi sono nella vita di tutti i giorni.

Una spontaneità molto apprezzata anche dal pubblico di Weekly, un programma in cui due giovani conduttori occupano una fascia oraria, la mattina del weekend d’estate, in cui probabilmente l’età anagrafica del pubblico è più alta. Come ti approcci a questo aspetto?
Tenere compagnia durante la mattinata di sabato o domenica a persone che non hanno la possibilità di fare altro se non stare con noi per me è un compito veramente importante, e ne sento ancor di più la responsabilità pensando che, probabilmente, ci rivolgiamo a un pubblico che per molta parte è di età più avanzata della nostra. Con Weekly mi è capitata una cosa molto bella che non mi era ancora capitata in passato. Sono stata fermata da signore, che quasi mi volevano abbracciare, e mi hanno fatto sentire come se entrassi ogni fine settimana nella loro famiglia. Poi Weekly, in realtà è un contenitore che è adatto un po’ a tutte le fasce d’età, perché c’è l’intrattenimento, il racconto della nostra storia musicale e televisiva, spazi che arricchiscono chi non conosce alcuni personaggi e alcuni brani, e che fanno ricordare agli altri che li hanno vissuti, quei periodi. Io mi immagino dall’altra parte dello schermo spesso la nonna con il nipotino, come possono essere mia mamma con mio figlio. In questo momento quando lavoro a Weekly immagino di rivolgermi a questo pubblico soprattutto.

A proposito di spontaneità, la sintonia con Fabio Gallo è vera come si vede in onda?
Con Fabio ci siamo trovati, abbiamo subito fatto amicizia, anche perché siamo due persone che non sgomitano. C’è sintonia quindi, anche perché siamo molto sereni in quello che facciamo e abbiamo la consapevolezza di voler portare a casa un prodotto che sia piacevole e di qualità. Poi la realtà è che gli attriti dietro le quinte, quando ci sono, davanti alle telecamere si vedono eccome, il pubblico riesce a percepirli.

Ti è mai capitata una situazione del genere?
Sì, certo che mi è capitato, ma niente nomi.

Tu sei uno dei volti giovani della tv generalista, proprio quel tipo di tv che fa più fatica a intercettare il pubblico tuo coetaneo o ancora più giovane, secondo te è un problema di contenuti o di protagonisti?
Non penso che ci sia né un problema di contenuti né un problema di volti, penso che il problema sia la velocità in cui siamo immersi in questo momento storico. Io ho due fratelli ventenni che vanno a una velocità decisamente diversa dalla mia, anche se abbiamo solo una decina di anni di differenza. La direzione in cui si dovrebbe andare per coinvolgerli è quella di usare il loro linguaggio, per avvicinarli, mantenendo però dei contenuti alti, senza sottovalutare, come a volte si tende a fare, il pubblico dei giovani e degli adolescenti, perché in realtà i ragazzi sono molto curiosi. L’immediatezza del loro linguaggio è anche legata alla curiosità e all’abitudine a cercare e a poter imparare tante cose in modo veloce. Io penso che bisogna abbracciare il loro mondo senza stravolgere i contenuti, e un esempio riuscito in questo senso è il lavoro che ha fatto Amadeus con il Festival di Sanremo, in cui è riuscito a mettere insieme diverse generazioni e riavvicinare i giovani a un grande evento televisivo classico. Comunque io vedo grandissimi passi avanti ultimamente, basti pensare ai successi di Rai Play, al fenomeno Mare Fuori per esempio.

In questa estate di lavoro, nei sabati e domeniche di luglio e agosto, quando tutti si riposano, com’è la tua giornata tipo?
Mi sveglio all’alba, più o meno alle 5.30, e mi metto in macchina senza sapere ancora chi sono e dove sono. Arrivo agli studi e inizio a prendere coscienza di me, in genere, quando sono la trucco, poi faccio la puntata. Appena finito, saluto tutti di corsa e scappo. Torno a casa, prendo Filippo e lo porto al mare o in piscina, fino all’ora in cui devo tornare perché la sera ho Radio Zeta dalle 19 fino alle 21.

Un’estate piuttosto intensa
È un periodo decisamente ricco. Io sono veramente contenta: è impegnativo, ma faccio quello che fanno tutte le mamme che lavorano. Faccio di tutto per non far mancare comunque alcun tipo di attenzione a Filippo, e per essere sempre presente. Anche se si corre sempre, penso sia giusto così. Ci si sforza di incastrare tutto e, per fortuna, posso contare sull’energia che mi danno un figlio che amo e un lavoro che amo. Anche se mi vedo a settembre, chiusa in una stanza per sette giorni a recuperare energie (ride).

Ma in tutto questo, riuscirai a ritagliarti qualche giorno di relax quest’estate?
Durante la settimana di Ferragosto andrà in onda Il meglio di…", quindi avremo qualche giorno libero e porterò Filippo in montagna. Io adoro il mare, ma devo dire che da quando ho un figlio apprezzo moltissimo la montagna estiva, sicuramente un’opzione più rilassante per una vacanza con un bambino.

Quali sono i tuoi sogni a livello lavorativo? Cosa vorrebbe fare "da grande" Carolina Rey?
Io ho un sogno diverso ogni giorno. Sono una grande sognatrice e sono molto ambiziosa, e qualcuno mi prende anche in giro in famiglia su questo, mi chiedono: "Allora, oggi che vuoi fare, l’astronauta?", perché sanno che sono una fucina di idee, di desideri. Al momento il mio sogno più grande è quello di continuare il percorso che sto facendo, e mi piacerebbe davvero tanto poter condurre un varietà. Uno di quelli della tv di una volta, in cui poter cantare, avere tanti ospiti con cui duettare, conversare, ma allo stesso tempo ammirarne le performance. Sì, direi che Carolina Rey "da grande" vorrebbe fare il varietà!

Una nuova Raffaella Carrà?
Ma magari!


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