Nove racconta il caso di Yara, tra verità e zone d'ombra

L'8 dicembre va in onda la seconda parte di Sulle tracce dell’assassino, la docu-serie che ricostruisce i fatti legati all'omicidio delle tredicenne scomparsa.

Sulle tracce dell’assassino. Il caso Yara
Fonte: Instagram @nove

La sera dell’8 dicembre va in onda su Nove la seconda parte di Sulle tracce dell’assassino. Il caso Yara. La docu-serie di Marina Loi e Flavia Triggiani ricostruisce il caso di cronaca dell’assassinio della tredicenne Yara Gambirasio: dalle ricerche successive alla scomparsa del 26 novembre 2010, al ritrovamento del cadavere e la condanna per omicidio di Massimo Bossetti. La versione della verità da loro raccontata lascia però spazio a zone d’ombra, dubbi che attanagliano anche l’opinione pubblica.

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Sulle tracce dell’assassino. Il caso Yara: la verità giudiziaria

In un’intervista rilasciata a The Wom le due autrici della serie raccontano come hanno fatto a scrivere una simile storia, concentrandosi soprattutto sulla responsabilità di doversi attenere a ciò che è realmente accaduto. Spiega infatti Loi che «Rispetto alla fiction, noi siamo legate a esigenze narrative diverse: dobbiamo ricalcare la verità giudiziaria, attenendoci ai fatti appurati e non alle congetture». Per questo motivo hanno voluto ricostruire integralmente le vicende legate al caso di Yara Gambirasio, dedicando la propria attenzione non solo alla caccia all’uomo come fecero i media del tempo, ma anche sui fatti intercorsi tra la scomparsa e l’omicidio e poi le fasi del processo. Questo ha significato portare avanti un’analisi minuziosa delle indagini, delle testimonianze e degli atti processuali. In particolare, Loi e Triggiani hanno richiesto diverse consulenze per capire al meglio e poi spiegare al pubblico come funziona il DNA, che nel caso di Yara è stato fondamentale per mettere in moto la macchina della giustizia.

Sulle tracce dell’assassino. Il caso Yara: le zone d’ombra

Pur avendo studiato gli stessi fatti, tuttavia, le due autrici sono giunte a conclusioni leggermente diverse riguardo alla colpevolezza di Massimo Bossetti. Proprio per questo motivo hanno voluto raccontare le vicende in maniera integrale, lasciando spazio alla verità accertata in tribunale ma anche alle rivelazioni contraddittorie e agli intoppi procedurali. Ad esempio si domandano come mai il corpo di Yara sia stato ritrovato così tardi e in luogo che era già stato battuto dalle squadre di ricerca; e perché la difesa non ha mai potuto analizzare i reperti del DNA? Così facendo le autrici creano delle zone d’ombra all’interno del racconto, che rispecchiano e alimentano i dubbi di un’opinione pubblica da sempre divisa su vari quesiti. Tra questi: Bossetti è davvero colpevole o è vittima di un errore giudiziario? E il delitto è stato da lui premeditato oppure è stato frutto delle circostanze?


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