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SCIENZA

L'asse dello stagno e l’egemonia marittima della Sardegna nuragica, lo studio

Una vasta rete commerciale collegava Europa e Oriente già nell'Età del Bronzo: dalle ultime scoperte in Cornovaglia, il ruolo cruciale della Sardegna nuragica.

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Nuraghe Arrubiu, Orroli iStock

Un’importante scoperta archeologica nel Mediterraneo ha svelato nuovi dettagli sulle antiche rotte commerciali nell’Età del Bronzo, aprendo scenari inediti sulle interazioni tra le civiltà dell’Europa nord-occidentale e quelle del Vicino Oriente. Interazioni in cui a svolgere un ruolo centrale è stata la civiltà nuragica. Lo afferma lo studio From Land’s End to the Levant: did Britain’s tin sources transform the Bronze Age in Europe and the Mediterranean?, pubblicato sulla rivista Antiquity, confermato da ulteriori ricerche pubblicate nel 2026.

I risultati del nuovo studio

Come ha spiegato David Keys, corrispondente archeologico dell’Independent, le “indagini condotte da archeologi di cinque Paesi europei suggeriscono che circa 3.300 anni fa, la Sardegna iniziò a imporsi come un importante centro commerciale, collegando infine Gran Bretagna, Scandinavia, Spagna e Portogallo a ovest con quelle che oggi sono Turchia, Siria, Israele, Cipro e Creta a est”.

Per la prima volta è emerso non solo lo “straordinario ruolo svolto dall’isola” e dalla civiltà nuragica, ma anche il “modo straordinario in cui la Gran Bretagna sembra aver contribuito allo sviluppo di quella civiltà”. Ma come?

Se è vero che la Sardegna “vantava l’architettura più imponente dell’Europa dell’Età del Bronzo, nonché un’arte altrettanto notevole”, d’altro canto era anche ricca di giacimenti di rame, caratteristica che ha contribuito a renderla una vera e propria superpotenza marittima. Il rame era necessario per la produzione di bronzo di alta qualità, ma occorreva anche lo stagno che, come dimostra lo studio pubblicato su Antiquity, proveniva in buona parte dai ricchi giacimenti alluvionali della Cornovaglia e del Devon.

“Lo stagno proveniente dalla Gran Bretagna sudoccidentale era una fonte di materie prime fondamentale e, a nostro avviso, ha permesso la completa transizione delle civiltà del Mediterraneo orientale dall’uso del rame a quello del bronzo”, ha affermato Benjamin W. Roberts, archeometallurgista dell’Università di Durham e coautore dello studio.

Il team di ricerca ha dimostrato che, intorno al 1.300 a.C., “lingotti di stagno ricavati da minerali di stagno provenienti dalla Gran Bretagna sud-occidentale sono stati ritrovati su relitti al largo delle coste di Israele, a circa 4.000 km di distanza” e che “lo stagno proveniente dal relitto di Rochelongue, rinvenuto al largo della costa meridionale della Francia e risalente al 600 a.C. circa, proveniva anch’esso dalla Gran Bretagna sud-occidentale”.

Successivamente, il team si è recato nell’isola tidale di St Michael’s Mount (in Cornovaglia, appunto), storicamente identificata con l’antico emporio di Ictis descritto da Pitea il Greco intorno al 320 a.C. Qui gli archeologi hanno scoperto una struttura in pietra della Tarda Età del Bronzo contenente strumenti da lavoro e le analisi condotte sulle superfici di questi percussori in pietra hanno rivelato residui ad altissima concentrazione di stagno. È la prima prova fisica diretta che la cassiterite veniva frantumata e preparata per la fusione o l’esportazione direttamente sull’isola.

Il ruolo centrale della Sardegna nuragica

La Sardegna univa i mercati dell’Atlantico con quelli del Levante e sempre più prove suggeriscono come sia stata centrale in questa prima grande rotta commerciale internazionale.

La straordinaria fioritura economica nuragica è testimoniata da un’architettura monumentale che non ha eguali nell’Europa dell’epoca: sull’isola vennero edificati oltre 10.000 nuraghi, imponenti edifici in pietra che in alcuni casi raggiungevano i 30 metri d’altezza. Molti di questi complessi vennero successivamente ampliati fino a diventare colossali fortezze dotate di cinte murarie spesse metri, estese su superfici di 3.000 metri quadrati e protette da un numero di torri che poteva raggiungere le venti unità. Di queste strutture ne sopravvivono oggi circa 7.000, caratterizzate da soluzioni architettoniche avanzatissime come corridoi aggettanti, sistemi sofisticati per la raccolta dell’acqua, pozzi sacri giganti.

I navigatori sardi furono centrali e non solo perché muovevano grandi carichi di stagno provenienti dalla Cornovaglia. Comunità stabili di mercanti sardi si insediarono in Sicilia, a Creta (nel porto di Kommos) e Cipro (nei siti di Hala Sultan Tekke e Pyla-Kokkinokremos), dove gli archeologi hanno rinvenuto abbondante vasellame e stoviglie di produzione tipicamente nuragica.

Ma c’è di più. Antiche testimonianze parlano dei temibili guerrieri Shardana, celebri per i loro elmi cornuti e raffigurati nei rilievi del tempio di Abu Simbel come guardie personali del faraone Ramses II, identificati proprio come antichi sardi e successivamente insediati dal sovrano nei territori sotto il controllo egizio. Guerrieri-navigatori che non hanno mai perso i contatti (anche commerciali) con la loro terra d’origine.

“L’importanza della Sardegna nell’Età del Bronzo, nel contesto più ampio della Preistoria europea e della regione mediterranea, ha cominciato ad essere pienamente riconosciuta dagli archeologi solo negli ultimi anni – ha affermato la dottoressa Serena Sabatini, esperta delle reti commerciali nell’Età del Bronzo e professoressa associata di archeologia all’Università di Göteborg, in Svezia -. Le prove metallurgiche, ceramiche e di altro tipo provenienti da numerosi siti in tutto il Mediterraneo e oltre hanno rivelato la straordinaria estensione geografica della rete nuragica. Inoltre, sempre più prove suggeriscono che, oltre al Mediterraneo, anche la costa atlantica europea, tra cui Gran Bretagna, Irlanda e Scandinavia, contribuisse con merci commerciali a tale rete”.

 

Fonti consultate: