ULTIME NOTIZIE 18 SETTEMBRE 2026

Il Sud nell'informazione: un articolo su cinque ha un tono negativo

Napoli, 18 set. (askanews) - Un articolo su cinque presenta un tono negativo nei confronti del Mezzogiorno. È uno dei dati più significativi della ricerca "L'informazione (s)corretta: giornalismo e narrazione del Sud tra stereotipi e pregiudizi", promossa dal Sindacato unitario giornalisti della

Campania in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università Federico II, l'Istituto di Media e Giornalismo dell'Università della Svizzera italiana e l'Osservatorio europeo di giornalismo.

"In questa narrazione quotidiana - ha detto Claudio Silvestri, segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa italiana - un articolo su cinque parla in maniera negativa del Mezzogiorno e poi c'è una larga fascia di neutralità dove però i giudizi non mancano. Ecco, noi pensiamo che da parte di chi racconta ogni giorno il Paese, serva un po' di responsabilità e questa responsabilità deve andare nella direzione giusta, della narrazione di un territorio che invece fa parte di un complesso che purtroppo ancora stenta a decollare".

Su 278 articoli analizzati nella prima fase della ricerca, relativa al periodo compreso tra il primo febbraio e il 31 agosto 2020, il 21 per cento presenta un tono negativo verso il Mezzogiorno, mentre il 54 per cento è classificato come neutro e il 25 per cento positivo.

"Durante il Covid - ha aggiunto Maria Cava, giornalista e Project manager del progetto di ricerca - abbiamo assistito a una contrapposizione forte all'uso di un linguaggio che continuava a proporci stereotipi e pregiudizi. Potevamo fare dei comunicati stampa come sindacato per denunciare queste situazioni, ma abbiamo voluto indagare il fenomeno ed è emerso che purtroppo noi giornalisti abbiamo una grande responsabilità nel mantenere questi stereotipi, nel riprodurli, non attraverso un pregiudizio eclatante quando scriviamo e raccontiamo, a volte attraverso un linguaggio che viene normalizzato, che sembra neutro, ma neutro non è".

Dall'analisi emerge una narrazione che tende ad associare il Sud a fragilità, arretratezza, inefficienza e dipendenza e il Nord a efficienza, produttività, innovazione e capacità di trainare il Paese.

"Di fondo - ha concluso Stefano Bory, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell'Università Federico II di Napoli - si è inconsapevoli, ma allo stesso tempo si agisce riproducendo questa questione. Questa inconsapevolezza poi all'interno della ricerca naturalmente viene smascherata abbastanza facilmente nel momento in cui il tema viene sollevato e pone tutta una serie di problemi di posizionamento da parte del professionista con naturalmente delle differenze più che che sono connaturate nelle logiche di appartenenza a delle dimensioni territoriali che però non rispondono ad una forma discriminativa".

Uno dei fenomeni individuati è la "naturalizzazione del divario": le differenze tra Nord e Sud vengono descritte come storiche, geografiche o persino ataviche, rischiando così di trasformare disuguaglianze determinate anche da scelte politiche, istituzionali ed economiche in condizioni

apparentemente inevitabili.

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