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A Wimbledon i tennisti recuperano grazie a una camera hi-tech: non è fantascienza

Wimbledon incontra la tecnologia più avanzata: a disposizione dei campioni c'è un lettino super tecnologico che vale bel 150.000 euro. E no, non è fantascienza.

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La camera hi-tech a Wimbledon che non piace a Sinner ANSA

Talento e preparazione atletica "vecchio stile" non bastano più. Nel tennis moderno (quello dei grandi professionisti, s’intende) dominare il campo non è cosa semplice, tra calendari sempre più fitti e uno sforzo fisico che talvolta è vicino a travalicare i limiti della umana sopportazione. Come dare loro ulteriore aiuto e supporto?

Una risposta decisamente all’avanguardia arriva dall’All England Club, che ha inaugurato all’interno del Millennium Building di Wimbledon una Recovery Suite. Non immaginatela come una semplice oasi di benessere, piuttosto come una sorta di camera futuristica progettata per azzerare la fatica dei tennisti. Al suo interno vi è un dispositivo che sembra uscito da un film di fantascienza: l’Ammortal Chamber, un lettino hi-tech del valore di circa 150.000 euro.

No, non è Dune: il lettino futuristico è realtà

L’Ammortal Chamber è una imponente struttura dal design brutalista, che evoca l’estetica fantascientifica della saga cinematografica di Dune, divisa a metà da una lastra acrilica a forma di fulmine che si illumina di un intenso rosso quando entra in funzione.

Quando l’atleta si sdraia su questo lettino che dire ergonomico sarebbe un eufemismo – lo hanno progettato seguendo le ricerche della NASA sulla postura a gravità zero, così da allineare perfettamente la colonna vertebrale e ridurre la pressione sulle articolazioni -, il macchinario avvia un protocollo terapeutico ad azione profonda.

Il sistema combina simultaneamente cinque diverse tecnologie per la rigenerazione cellulare. Durante la sessione, il tennista viene sottoposto a una terapia di fotobiomodulazione a luce rossa e vicino infrarosso per stimolare i mitocondri e accelerare la riparazione dei tessuti, mentre speciali piastre emettono campi elettromagnetici pulsati per ridurre la rigidità muscolare. Contemporaneamente, inala idrogeno molecolare tramite una cannula nasale contro lo stress ossidativo, mentre il lettino trasmette vibrazioni acustiche a bassa frequenza in perfetta sincronia con un’audio-guida pensata per regolare i ritmi respiratori e calmare il sistema nervoso.

Il co-proprietario della società ReCOVER che ha collaborato all’allestimento dello spazio, Marc Violone, ha spiegato che il dispositivo combina ben 5 modalità scientificamente provate per bilanciare mente e corpo. Ad esempio ogni giocatore può utilizzare l’impostazione energizzante da 15 minuti prima di scendere in campo, oppure scegliere i percorsi da 25 o 50 minuti per migliorare il recupero dopo il match.

Le reazioni dei tennisti e del nostro Jannik Sinner

Che una tecnologia del genere applicata allo sport faccia discutere è quasi scontato. Nel mondo del tennis l’Ammortal Chamber e più in generale l’installazione dell’avanzatissima Recovery Room ha suscitato reazioni molto diverse tra i campioni del circuito. Alcuni tennisti sono più tradizionalisti, mentre altri non disdegnano il biohacking.

Lo statunitense Tommy Paul è uno dei più entusiasti in tal senso. In prima persona ha testato il lettino per 15 minuti, subito prima di un match, e ha confessato alla stampa di aver vissuto un’esperienza fantastica nella camera futuristica e che si è persino addormentato. Il connazionale Jenson Brooksby sembra dello stesso parere, convinto che nel tennis moderno anche questi accorgimenti possano fare la differenza per andare avanti nei campionati di altissimo livello.

E il nostro Jannik Sinner? Nessun particolare entusiasmo da parte del primo italiano numero uno al mondo nella classifica ATP. Reduce dallo scontro con il tedesco Jan-Lennard Struff, quando gli è stato domandato se avesse provato l’innovativo lettino da 150mila ha liquidato la questione dicendo: "No, non l’ho usato. Non so neanche cosa sia".

Novak Djokovic, vero pioniere delle soluzioni hi-tech nel tennis

Se Wimbledon ha scelto di investire nella Recovery Suite, arricchendola non solo con l’Ammortal Chamber ma anche con altri strumenti come stivali a compressione fredda, cuffie neuroacustiche NuCalm e sistemi avanzati per il sonno, non è di certo una casualità.

È il culmine di un "percorso" già iniziato anni or sono da un altro numero uno assoluto, Novak Djokovic. Il fuoriclasse serbo è stato il primo a comprendere che la longevità sportiva passa per la cura maniacale del corpo e per l’adozione di soluzioni hi-tech d’avanguardia tanto che, già nel 2011, fecero molto discutere le sue sessioni all’interno della camera iperbarica pressurizzata CVAC, un dispositivo a forma di uovo che simulava gli effetti dell’altitudine.

Se all’epoca la cosa sembrava del tutto fuori dagli schemi, oggi quella "stranezza" appare ben diversa. Djokovic ha semplicemente aperto una strada che in molti stanno seguendo e la ricerca tecnologica sul recupero sta aiutando i tennisti a giocare più a lungo, permettendo loro di uscire da queste sessioni del tutto rigenerati in meno di un’ora.