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SICUREZZA INFORMATICA

L'IA di WhatsApp spia le chat? È una bufala: cosa sapere

Il messaggio invita ad attivare la 'privacy avanzata' per bloccare un'intelligenza artificiale spiona, ma le chat sono cifrate e ben protette

4 min di lettura

WhatsApp iStock

É tornata a circolare su WhatsApp una catena truffaldina che avverte di un’intelligenza artificiale pronta a spiare le chat di gruppo. Il messaggio viene inoltrato di gruppo in gruppo, invitando gli utenti ad attivare la cosiddetta “privacy avanzata”. Soltanto in questo modo si potrebbe evitare la lettura di conversazioni e il furto di dati.

La notizia, però, è una totale bufala. Le chat di WhatsApp restano infatti protette e nessuno sta curiosando nei vostri messaggi privati. Vale comunque la pena capire perché si tratti di una fake news, così da non cadere in tranelli e non lasciarsi prendere dal panico.

La catena che sta girando su WhatsApp

Il testo che gira è sempre lo stesso, bene o male, al netto di piccole varianti. In sostanza si avvisa che, a partire da un tale giorno, l’intelligenza artificiale di WhatsApp avrà accesso a tutte le chat liberamente. Senza attivare la “privacy avanzata”, si legge, quanto scritto in un gruppo sarà visibile, così come dati personali salvati sul telefono e numeri.

Il messaggio fornisce anche precise istruzioni per gli amministratori dei gruppi e, come tutte le catene, spinge a inoltrare il messaggio il più in fretta possibile. Ecco, proprio la dicitura “inoltrato molte volte” è uno dei primi segnali che qualcosa non torna.

Perché è una bufala

Guardando a WhatsApp da un punto di vista tecnico, è facile capire come il messaggio sia una truffa. Tutte le conversazioni sull’app, sia private che di gruppo, sono protette dalla crittografia end-to-end, basata sul protocollo Signal.

Non è detto che sappiate di cosa si tratta, certo, ma vi basti sapere che i messaggi vengono cifrati sul dispositivo di chi scrive il messaggio. Restano cifrati durante tutto il percorso digitale fino al dispositivo di chi legge, e sono protetti anche dai server dell’azienda stessa.

Nessuno può leggere quanto vi scrivete, a meno che non siate voi a pubblicare altrove i messaggi. Lo conferma la stessa policy di WhatsApp: l’intelligenza artificiale può accedere soltanto a ciò che l’utente decide di condividere con essa, mentre i messaggi personali restano cifrati. Meta AI, insomma, non può spiare le chat.

Cosa fa la “privacy avanzata”

Come ogni bugia ben raccontata, è sempre più potente quando la si mescola a un po’ di verità. In questo caso la parte reale sta nel fatto che una funzione chiamata “privacy delle chat avanzata” esiste davvero. Svolge però tutt’altro compito.

Non serve a bloccare un’IA spiona, bensì a rafforzare il controllo su una singola chat. Quando attiviamo la funzione, ad esempio, impedisce di esportare una specifica conversazione. Blocca inoltre il salvataggio automatico dei contenuti multimediali, dunque foto e video, e limita l’uso dei messaggii con le funzioni di intelligenza artificiale.

Potete attivarla, se lo ritenete utile, ma dovete sapere precisamente cosa vi garantisce. Dovete però sapere che è soltanto un’impostazione in più per chi desidera avere una riservatezza extra.

Come riconoscere le fake news

Il mondo ne è ormai pieno e spesso passano dal web alla televisione, fino a raggiungere i giornali. Ciò per dire che non è cosa semplice riconoscere una fake news, non sempre, soprattutto quando molto ben fatta. Questo, però, non è il caso.

Questa catena è alquanto semplice da interpretare e cestinare, a dire il vero. I segnali sono qusi sempre gli stessi:

  • un messaggio “inoltrato molte volte”;
  • un tono che gioca sulla paura e sull’urgenza di chi legge;
  • l’assenza di una fonte ufficiale;
  • l’invito pressante a condividere con tutti i contatti.

Di fronte a comunicazioni di questo tipo, la regola d’oro è non inoltrare nulla e verificare sempre su affidabili, come i canali ufficiali dell’app o i siti d’informazione specializzati. Un gesto semplice che aiuta a fermare queste allerte ingiustificate, invece di alimentarle.