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SCIENZA

Un vulcano in Etiopia si è risvegliato dopo 12.000 anni

C’è un vulcano in Etiopia in eruzione che sembrava inattivo da 12.000 anni: una colonna di cenere a circa 14 km di altezza ha oscurato i cieli della regione dell’Afar e oltre

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Per la prima volta un vulcano in Etiopia in eruzione ha modificato in poche ore l’equilibrio geologico e sociale della regione dell’Afar. L’imponente colonna di cenere del vulcano Hayli Gubbi si è innalzata per chilometri e ha attraversato il Mar Rosso verso Yemen e Oman, riportando al centro dell’attenzione mondiale un’area vulcanica poco studiata ma di enorme importanza scientifica.

Dove si trova e perché è importante il vulcano Hayli Gubbi

Il vulcano Hayli Gubbi, rimasto inattivo per quasi 12.000 anni, si trova nel nord-est dell’Etiopia, a circa 800 chilometri da Addis Abeba, all’interno della regione dell’Afar. Si tratta di un vulcano a scudo, caratterizzato da pendii dolci e formato da eruzioni basaltiche di lunga durata. Fa parte della catena vulcanica Erta Ale, una delle più attive del continente africano, situata nel cuore della Rift Valley, dove la placca africana e quella araba si stanno gradualmente separando.

Questa zona, considerata una delle più vivaci dal punto di vista geologico, continua ad attirare i vulcanologi per la sua unicità e per la possibilità di osservare i processi di formazione del nuovo fondale terrestre.

L’assenza completa di eruzioni documentate durante l’Olocene aveva portato molti studiosi a considerare Hayli Gubbi un vulcano “silente” e privo di attività imminente, ipotesi rovesciata radicalmente dagli eventi degli ultimi giorni.

Come si è manifestata l’eruzione del vulcano in Etiopia

L’eruzione del vulcano in Etiopia è iniziata senza alcun allarme scientifico preventivo, intorno alle 11:30 ora locale. I residenti avevano notato lievi sbuffi di fumo nei giorni precedenti, ma nessuno immaginava che si trattasse dei segnali precoci di un risveglio vulcanico tanto imponente.

In meno di un’ora, una colonna di cenere ha raggiunto un’altezza stimata di oltre 14 chilometri, visibile anche dalle immagini satellitari. La nube ha attraversato rapidamente il Mar Rosso, spingendosi verso Yemen, Oman e poi India e Pakistan, fino a interferire con numerose rotte aeree tra Medio Oriente e Asia.

I voli sono stati cancellati in via precauzionale principalmente per il rischio che la cenere vulcanica, composta da microparticelle vetrose e abrasive, potesse danneggiare i motori degli aerei. Le autorità etiopi non hanno riportato vittime, ma l’evento ha lasciato intere comunità locali avvolte nell’oscurità per ore.

L’impatto sulle comunità di pastori dell’Afar e sul turismo

La comunità della regione dell’Afar è composta prevalentemente da pastori che vivono grazie al bestiame. A seguito dell’eruzione del vulcano Hayli Gubbi, molti villaggi sono stati ricoperti da uno spesso strato di cenere che ha reso inaccessibili le aree di pascolo.

Anche il turismo ne ha risentito: i visitatori diretti verso il deserto della Dancalia, una delle mete più spettacolari del mondo, sono rimasti bloccati. Gli aeroporti non etiopi hanno consigliato controlli straordinari sugli aeromobili che potrebbero essere entrati in contatto con la cenere, per evitare danni ai motori e alle strumentazioni.

Perché il vulcano si è risvegliato dopo 12.000 anni e cosa aspettarsi adesso

La domanda più diffusa tra scienziati e cittadini è perché il vulcano in Etiopia in eruzione abbia ripreso attività dopo millenni di quiete. Gli esperti ritengono che nella Rift Valley siano in corso cambiamenti profondi: l’attività recente del vicino vulcano Erta Ale avrebbe contributo a un movimento del magma in profondità, causando pressione sotto l’Hayli Gubbi.

Alcuni studi satellitari avevano registrato minimi sollevamenti del suolo e sbuffi bianchi dal cratere mesi fa, ma non erano stati interpretati come segnali di un’eruzione imminente. I campioni di cenere raccolti in questi giorni permetteranno di determinare il tipo di magma e la storia più recente del vulcano.

Non è possibile prevedere con certezza cosa accadrà nelle prossime settimane, anche se i vulcanologi non escludono ulteriori episodi di degassamento o nuove emissioni di cenere. L’evento ha comunque acceso l’interesse internazionale sulla necessità di monitorare più attentamente i vulcani dormienti dell’Africa orientale, molti dei quali potrebbero celare dinamiche ancora sconosciute.