Voyager 2 rileva qualcosa di sorprendente oltre il Sistema Solare
Tra i dati raccolti da Voyager 2 emergono anche alcuni aspetti davvero sorprendenti che confermano le rilevazioni di Voyager 1

Voyager 2 è una delle più importanti sonde mai lanciate dall’umanità. Dopo aver superato il confine del Sistema Solare, oltrepassando l’eliopausa, nel novembre del 2018, continua oggi il suo viaggio nello spazio profondo interstellare.
I sensori presenti sulla sonda continuano a funzionare e le informazioni raccolte ci forniscono dati preziosi e sorprendenti. La comunicazione richiede più di 19 ore, a una distanza dalla Terra di oltre 20 miliardi di chilometri.
Andiamo ad analizzare le rilevazioni di uno dei progetti più ambiziosi in tema studio dello spazio ed esplorazione del Sistema Solare, nonché delle porzioni di spazio che si trovano al suo esterno.
Cosa ha rilevato Voyager 2
La sonda Voyager 2, nel corso delle sue rilevazioni effettuate negli ultimi anni, ha confermato un fenomeno inaspettato nello spazio interstellare: la densità del plasma aumenta man mano che la sonda si allontana dal Sole. Questi dati concordano con quanto già evidenziato dalla Voyager 1, tra il 2012 e il 2013, al momento dell’uscita dal Sistema Solare, seguendo però una direzione completamente diversa.
In sostanza, l’aumento della densità non è considerabile come un’anomalia ma potrebbe essere una caratteristica strutturale su vasta scala dello spazio interstellare limitrofo. La conferma dell’uscita dall’eliosfera da parte di Voyager 2 arriva dai dati del PLS (Plasma Science Experiment), strumento in grado di rilevare la velocità, la densità, la temperatura, la pressione e il flusso del vento solare.
Il PLS, che su Voyager 1 non funziona più dal 1980, ha osservato un forte calo del vento solare il 5 novembre. Successivamente, non sono stati rilevati altri flussi di vento solare. Per gli scienziati si tratta di una conferma dell’uscita dall’eliosfera. Di conseguenza, la sonda sta ora analizzando una nuova porzione di spazio, su cui l’umanità ha pochissime informazioni.
Le teorie degli scienziati
Tra le ipotesi legate ai fenomeni analizzati da Voyager 2 troviamo un’interessante teoria da parte degli scienziati che ritengono che i campi magnetici interstellari si rafforzino “avvolgendosi” come un drappo attorno al confine dell’eliosfera.
Questa complessa interazione crea un effetto di compressione che rallenta e accumula il plasma interstellare, rendendolo più denso una volta che si va a considerare la porzione di spazio al di fuori del Sistema Solare.
Ulteriori rilevazioni e analisi saranno necessarie per verificare le caratteristiche di questo fenomeno e capire se le teorie oggi definite sono a tutti gli effetti corrette oppure se ci sono alcuni aspetti da limiare e/o modificare.
Ricordiamo che nel corso del prossimo mese di novembre, Voyager 1 farà la storia, arrivando a un giorno luce di distanza dalla Terra, traguardo che sarà raggiunto dopo quasi cinquant’anni dal lancio, avvenuto nel settembre del 1977. Anche Voyager 2 arriverà allo stesso traguardo ma impiegherà più tempo. La sonda in questione, infatti, raggiungerà questa distanza nel novembre del 2035.



















