In Turchia si sono aperte 684 nuove voragini
Le oltre 600 voragini in Turchia, aperte nell’Anatolia centrale, sono causate dallo sfruttamento intensivo delle falde per coltivare e anche dal cambiamento climatico

Nell’Anatolia centrale la terra continua a cedere. Le recenti rilevazioni dell’AFAD mostrano un aumento senza precedenti delle voragini in Turchia, con una concentrazione impressionante nel Bacino Chiuso di Konya. Il fenomeno, strettamente legato alla siccità e all’uso eccessivo delle falde, sta trasformando un’area agricola strategica in uno dei paesaggi naturali più inquietanti del pianeta.
Un fenomeno che cambia il volto dell’Anatolia centrale
L’immensa pianura di Konya, conosciuta per essere una delle regioni agricole più produttive della Turchia, si trova oggi al centro di un processo di trasformazione geologica che preoccupa scienziati e istituzioni. L’Autorità turca per la Gestione dei Disastri e delle Emergenze ha censito 684 voragini distribuite tra le province di Konya, Karaman e Aksaray.
Di queste voragini, la stragrande maggioranza si concentra nel distretto di Karapinar, divenuto ormai un punto critico per la formazione delle cavità. Le voragini non rappresentano solo un fenomeno visivamente impressionante: sono la manifestazione superficiale di un equilibrio idrogeologico che si sta sgretolando. Con il progressivo abbassamento della falda, il terreno perde stabilità, la crosta superficiale si assottiglia e basta un cedimento minimo perché si apra un cratere profondo anche decine di metri.
Il Bacino Chiuso di Konya è particolarmente vulnerabile per la sua conformazione carsica, che favorisce il collasso degli strati superiori. Gli studiosi confermano che negli ultimi anni il ritmo di formazione delle voragini di Konya è cresciuto costantemente, e i dati attuali rappresentano il massimo storico.
Tra cambiamento climatico e pressione agricola
Le cause alla base della crescita delle voragini in Anatolia centrale non sono soltanto naturali. Gli scienziati sottolineano come la regione stia pagando un duplice prezzo: da un lato l’avanzare della siccità in Turchia, aggravata dal cambiamento climatico. Dall’altro l’uso intensivo delle risorse idriche sotterranee. L’agricoltura è la principale responsabile del prelievo di acqua nel bacino. Per sostenere coltivazioni sempre più assetate, migliaia di pozzi hanno progressivamente prosciugato la falda, favorendo la subsidenza del terreno.
L’abbassamento delle acque sotterranee causa anche un progressivo svuotamento delle cavità naturali nel sottosuolo, trasformandole in camere instabili pronte a collassare. Le voragini classificate come “cover collapse” sono le più spettacolari e pericolose: compaiono senza preavviso, inghiottendo porzioni di terreno agricolo e attrezzature.
Esistono poi le “cover subsidence”, in cui il terreno scende lentamente, deformando la superficie nel corso del tempo. L’AFAD ha dedicato anni allo studio di questi processi, realizzando mappe di vulnerabilità che oggi rappresentano uno strumento fondamentale per monitorare aree critiche come Karapinar.
Una minaccia da tenere d’occhio
Finora le voragini in Turchia non hanno toccato zone abitate e non hanno causato vittime, ma l’impatto sul mondo rurale è evidente. Le aree agricole coinvolte rischiano di perdere produttività, e molte famiglie temono che la loro espansione possa compromettere interi raccolti. Il Governo e l’AFAD stanno ampliando la rete di monitoraggio, utilizzando sistemi digitali che permettono di registrare in tempo reale nuove cavità e aggiornare le mappe di rischio.
Questo lavoro non ha solo un valore locale. Le voragini del Bacino di Konya sono un segnale che riguarda ogni regione soggetta a stress idrico. Rappresentano una delle manifestazioni più estreme di come il clima e l’intervento umano possano alterare rapidamente un territorio.

















