Le vittime di Pompei ora hanno un volto grazie all'IA
Grazie all’intelligenza artificiale gli archeologi sono riusciti a ricostruire i volti di due vittime di Pompei, offrendo nuove informazioni sulla fuga durante l’eruzione.

Nel 79 d.C. l’antica città di Pompei fu travolta dalla devastante eruzione del Vesuvio. In poche ore, migliaia di persone persero la vita, soffocate dai gas, incenerite o sepolte sotto una coltre di cenere e lapilli. Molti tentarono la fuga, ma furono imprigionati nel materiale piroclastico, che nel tempo ha restituito al mondo le celebri “statue di cenere”: impronte umane cristallizzate nell’istante finale, rimaste per secoli senza volto, senza identità, senza storia, anche dopo la loro riscoperta.
Oggi, grazie all’impiego delle tecnologie di intelligenza artificiale e a nuove tecniche di ricostruzione digitale, è stato possibile restituire un volto ad alcune di queste vittime.
- L'IA dona un volto alle vittime di Pompei
- La storia delle due vittime secondo l'intelligenza artificiale
- L'IA al servizio della cultura
L’IA dona un volto alle vittime di Pompei
Per la prima volta, gli archeologi di Pompei hanno fatto ricorso all’intelligenza artificiale per ricostruire il possibile aspetto di alcune vittime dell’eruzione.
Il lavoro si è concentrato in particolare su due individui: resti umani rinvenuti durante i più recenti scavi nell’area della necropoli di Porta Stabia, appena fuori le mura dell’antica Pompei, nel più ampio progetto di studio e completamento della tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher.
Attraverso l’utilizzo combinato di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco avanzato, i ricercatori hanno elaborato un modello digitale capace di proporre una ricostruzione del volto delle vittime.
In questo modo hanno restituito un’immagine scientificamente plausibile, ma allo stesso tempo accessibile anche a un pubblico non specialistico.
La storia delle due vittime secondo l’intelligenza artificiale
Secondo le ricostruzioni, le due vittime emerse negli ultimi scavi sono morte in momenti diversi durante le fasi dell’eruzione. Uno dei due, più giovane, sarebbe stato probabilmente raggiunto da una corrente piroclastica, mentre cercava di allontanarsi dalla città. La morte sarebbe stata istantanea, nel pieno del tentativo di fuga.
L’altro individuo, di età più avanzata, sarebbe invece deceduto alcune ore prima, sotto la fitta caduta di lapilli. Secondo gli archeologi, avrebbe cercato riparo proteggendosi la testa con un mortaio in terracotta, ritrovato in prossimità del corpo e ancora segnato da evidenti fratture compatibili con l’impatto dei materiali vulcanici.
Accanto ai resti sono stati rinvenuti anche altri oggetti personali: una lucerna in ceramica, probabilmente utilizzata per orientarsi in condizioni di scarsa visibilità; un piccolo anello in ferro al mignolo della mano sinistra; e un gruzzolo di dieci monete in bronzo.
Dalle ricostruzioni sembrerebbe fosse in atto un tentativo disperato di sopravvivenza: l’uomo avrebbe cercato di fuggire nel caos dell’eruzione portando con sé ciò che riteneva essenziale per muoversi nel buio e nel disordine della città in collasso.
L’IA al servizio della cultura
Riesumata a partire dal XVIII secolo e fucina di scoperte anche recenti, Pompei rappresenta oggi uno dei siti archeologici più importanti al mondo e tra le mete turistiche più visitate d’Italia, con circa 4,3 milioni di visitatori nel 2024, secondo quanto riportato da Reuters.
A tal riguardo, la ricostruzione dei volti di alcune vittime dell’eruzione può diventare uno strumento utile per rendere la storia della città vesuviana più accessibile a un pubblico sempre più ampio.
Ma non solo. Oltre a contribuire alla comprensione delle dinamiche della fuga e della tragedia che colpì gli abitanti, l’intelligenza artificiale può diventare un supporto fondamentale per “tutelare e valorizzare adeguatamente” la vastità dei dati archeologici che gli scavi offrono, come sottolinea il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel. “Ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie”.
Il direttore è categorico: “Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva“.
FAQ
L'intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco hanno ricostruito volti plausibili di alcune vittime dell'eruzione del 79 d.C.
Le analisi suggeriscono che morirono in momenti diversi: uno raggiunto da una corrente piroclastica in fuga, l'altro ucciso dalla caduta di lapilli ore prima.
L'IA rende la storia più accessibile, supporta la tutela e valorizzazione dei dati archeologici e può rinnovare gli studi classici se usata da archeologi.






















