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SICUREZZA INFORMATICA

Il virus AI che non ha bisogno degli hacker: così JadePuffer apre una nuova era

Una nuova minaccia rischia di cambiare per sempre il settore della sicurezza informatica: l'IA ora è in grado di eseguire attacchi informatici in autonomia. Ecco JadePuffer, il primo ransomware gestito da un'IA

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intelligenza artificiale iStock

La sicurezza informatica deve oggi fare i conti con l’intelligenza artificiale che può diventare un’arma molto pericolosa nelle mani degli hacker. Le capacità dell’IA di individuare falle di sicurezza e sfruttarle, aggirando i sistemi di protezione, sono molto elevate e rappresentano una minaccia significativa.

Un esempio in tal senso arriva da JadePuffer, già ribattezzato come il virus che non ha bisogno degli hacker. Tutto ruota intorno all’utilizzo dell’intelligenza artificiale in grado di effettuare un attacco di tipo ransomware, arrivando a colpire un server vulnerabile.

L’attacco può avvenire senza il controllo umano, con l’IA che è in grado di ragionare, valutare e correggere i propri errori e, più in generale, operare in modo completamente autonomo, diventando una concreta minaccia informatica.

Secondo Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, che ha commentato la minaccia in un’intervista all’ANSA, si tratta di una delle “evoluzioni più significative che ci attendono nei prossimi anni”.

Un attacco gestito dall’IA

A identificare questa nuova minaccia, ribattezzata JadePuffer, è stata la società di sicurezza Sysdig, che ha individuato quella che è già stata definita come la prima campagna ransomware guidata da un modello IA.

Secondo Sysdig: “L’intervallo tra il tentativo di accesso fallito e la corretta correzione in più fasi è stata di 31 secondi. Un operatore umano impiega molto più“. Secondo le analisi, l’IA ha sfruttato “un punto debole in Langflow, un programma usato per creare applicazioni basate proprio sull’intelligenza artificiale”.

A chiarire che l’attacco è stato condotto dall’intelligenza artificiale sono stati alcuni errori scoperti nel codice del virus. I ricercatori di Sysdig ritengono che JadePuffer dia inizio a una nuova era delle minacce informatiche in cui non serviranno più hacker esperti per effettuare attacchi.

Un’IA addestrata nel modo giusto, infatti, può essere in grado di attaccare un sistema compromesso, sfruttando delle falle per aggirare le protezioni informatiche. Soprattutto per la diffusione dei ransomware, quindi, si tratta di un sistema potenzialmente molto pericoloso.

Una minaccia da non trascurare

In un’analisi pubblicata da ANSA, Alessandro Piva ha fotografato chiaramente la situazione: “L’utilizzo di agenti basati sull’intelligenza artificiale nelle offensive cyber rappresenta una delle evoluzioni più significative che ci attendono nei prossimi anni. La novità non risiede tanto nelle tecniche di attacco, quanto nella possibilità di automatizzare l’intera catena operativa rendendola più rapida, adattiva e scalabile”.

Nel corso del prossimo futuro, quindi, l‘IA non sarà solo una risorsa da utilizzare ma anche una possibile minaccia per la sicurezza informatica. Le campagne malevole potrebbero utilizzare con sempre maggior frequenza l’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di automatizzare gli attacchi, estenderli sul larga scala e sfruttare la capacità dei modelli IA di adattare il codice alle esigenze, per aggirare eventuali difese e riuscire a compromettere il sistema.

Per il settore della sicurezza informatica si tratta, quindi, di una nuova sfida di grande rilevanza. Nel corso del prossimo futuro, il modo in cui gli attacchi hacker verranno eseguiti potrebbe essere molto diverso dal contesto attuale. Le aziende specializzate in cybersecurity dovranno fornire le risposte adeguate, magari rispondendo agli attacchi di IA con difese potenziate dall’IA.