Forse l'uomo su Venere non è fantascienza: ecco il chip che potrebbe realizzare un sogno
Un chip sviluppato da un'università americana potrebbe rappresentare un punto di svolta per l'esplorazione di Venere grazie alla possibilità di lavorare ad alte temperature

Le nuove missioni Artemis che riporteranno l’essere umano sulla Luna stanno riaccendendo l’attenzione sull’esplorazione spaziale. Raggiungere altri pianeti, andando oltre la Luna, però, è un’impresa molto difficile e complicata.
Un esempio in tal senso arriva da Venere. Il pianeta è vicino alla Terra, ma raggiungerlo è complicatissimo per via delle alte temperature superficiali che, in passato, hanno creato non pochi problemi alle missioni che hanno tentato di lanciare sonde verso il pianeta.
Il lavoro di un gruppo di ricercatori dell’University of Southern California, però, apre le porte a nuove possibilità di esplorazione. In futuro, infatti, raggiungere Venere potrebbe non essere fantascienza. Ecco tutti i dettagli in merito alla ricerca che apre le porte a nuove opzioni per l’esplorazione dello spazio.
Temperature estreme
Per raggiungere la superficie di Venere è necessario fare i conti con temperature estreme: sul pianeta, infatti, si possono superare i 450 gradi centigradi che rappresentano un vero e proprio ostacolo per l’esplorazione. Le missioni sovietiche Venera hanno tentato, tra gli anni ’70 e ’80, di raggiungere ed esplorare il suolo di Venere, ma con risultati alterni. Venera 13, lanciata nel 1982, è rimasta operativa per appena 127 minuti sul pianeta, facendo registrare un record di resistenza prima che le temperature estreme distruggessero i circuiti. Il calore ha creato tanti problemi anche alla NASA e a missioni come Pioneer Venus.
Un nuovo chip
Le speranze di una nuova missione verso Venere, su cui è stato di recente scoperto un tunnel sotterraneo, sono legate al lavoro della University of Southern California (USC) che ha trovato il modo per realizzare un chip in grado di funzionare fino a 700 gradi centigradi.
Una soluzione di questo tipo, anche considerando la possibilità di contrastare le alte temperature con sistemi avanzati di isolamento termico, potrebbe offrire l’occasione giusta per raggiungere Venere e qualsiasi altro luogo caratterizzato da temperature elevate.
Il segreto del funzionamento di questo chip è legato ai materiali scelti dai ricercatori che sono riusciti a realizzare un sistema in grado di utilizzare il tungsteno, metallo con un punto di fusione molto alto, oltre alla ceramica di biossido di afnio, come elemento separatore, e al grafene. Questi tre materiali sono accomunati dalla capacità di resistere alle alte temperature.
Il chip di memoria creato dai ricercatori dell’università americana è frutto di una serie di sperimentazioni che puntavano verso altre direzioni. La realizzazione di un chip in grado di resistere a temperature così elevate è avvenuta quasi per caso. I test di laboratorio hanno dimostrato che il chip è in grado di scrivere e leggere dati fino a 700° C per oltre 50 ore.
In futuro, sulla base di questa tecnologia, potrebbe essere possibile realizzare l’infrastruttura necessaria per nuove missioni verso Venere o Mercurio. Allo stesso modo, l’utilizzo di questi materiali potrebbe rivelarsi idoneo anche a una serie di attività sulla Terra, come per le trivellazioni mirate all’utilizzo dell’energia geotermica.
Per il momento, in ogni caso, si tratta solo di un primo prototipo. Sarà necessario attendere ulteriori lavori di sviluppo, per realizzare tutti i circuiti e i componenti da abbinare al chip di memoria andando a creare un dispositivo in grado di funzionare da alte temperature.




















