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La vendemmia in Italia è arrivata in anticipo ed è tutta colpa del caldo

Il ciclo biologico della vita risente inevitabilmente dell'innalzamento delle temperature stagionali, portando a un anticipo della vendemmia.

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La vendemmia in Italia è arrivata in anticipo ed è tutta colpa del caldo iStock

Dall’Alto Adige alla Puglia, fino alla Franciacorta e al Piemonte, la vendemmia quest’anno ha preso il via con tempistiche che in diverse aree rappresentano veri e propri record storici. L’ondata estiva di temperature ben al di sopra delle medie stagionali, preceduta da una primavera particolarmente mite, ha accelerato la maturazione dell’uva costringendo le aziende ad agire in fretta per salvare la qualità dei grappoli e mantenere il giusto equilibrio tra zuccheri e acidità.

Caldo record e vendemmia

L’anticipo della vendemmia nel 2026 non costituisce un caso isolato, piuttosto è una “naturale” conseguenza dell’evoluzione del clima. I dati raccolti dai consorzi di tutela e dalle organizzazioni di categoria evidenziano come le temperature sopra la media abbiano spinto i viticoltori ad avviare la raccolta già tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto, cominciando da varietà precoci come come Pinot Nero e Chardonnay, fondamentali per la produzione delle basi spumante.

Se da una parte il clima asciutto e privo di eccessiva umidità abbia limitato l’insorgere di infezioni fungine come la peronospora, dall’altro la prolungata assenza di precipitazioni ha causato un forte stress idrico, rendendo urgente l’intervento dell’irrigazione di soccorso per evitare il blocco vegetativo della pianta (e non perdere il raccolto).

Cosa succede all’uva?

Inevitabilmente, il ciclo biologico della vite è influenzato dalle alte temperature. In particolare, abbiamo visto che nel corso di quest’anno la media si è notevolmente sollevata, facendo sì che il “risveglio” delle piante venisse stimolato già tra marzo e aprile, due mesi che sono stati più caldi del solito. Le ondate di calore successive non hanno fatto altro che accelerare il tutto, stimolando la rapida sintesi e l’accumulo degli zuccheri all’interno dell’acino.

Questo anticipo è una “naturale” conseguenza dell’innalzamento delle temperature ma non coincide con la cosiddetta maturazione fenolica, ovvero la corretta evoluzione di tannini e sostanze aromatiche presenti nelle bucce. Con temperature diurne costantemente elevate che quasi non si distinguono dalle notti (praticamente non esiste sbalzo termico) la pianta tende a consumare rapidamente l’acido malico, un elemento chimico essenziale per garantire freschezza e struttura del vino.

Ecco perché i viticoltori sono stati costretti ad anticipare il taglio dei grappoli dalle viti, per impedire che l’eccesso di calore comprometta l’equilibrio del futuro prodotto e che la gradazione zuccherina diventi eccessiva.

Le vendemmie “record” in Italia

Si parla di “record”, ma in Italia la situazione non è identica in tutte le Regioni. In Franciacorta, ad esempio, le operazioni di vendemmia sono scattate ufficialmente il 30 luglio nei comuni di Gussago e Monte Orfano, e anche in Alto Adige il Consorzio Vini ha comunicato la partenza più precoce mai registrata.

Passiamo poi al Friuli-Venezia Giulia, dove il distretto di Dolegna del Collio ha avviato la raccolta il 10 agosto, e al Piemonte, dove le varietà destinate ai vini spumanti dell’Alta Langa e dell’Astigiano sono state raccolte già a partire dal 5 agosto.

Spostandoci nelle Marche la vendemmia ha anticipato di circa una settimana, mentre in Puglia il via ufficiale si è svolto lo scorso 5 agosto a Leverano, all’interno della DOP Salice Salentino. Anche la Sicilia, guidata dalle grandi cooperative del trapanese, ha avviato le operazioni delle uve bianche precoci a fine luglio.

Nuove strategie per salvare il raccolto

Il cambiamento climatico sta cambiando il modo di concepire la viticoltura. Per proteggere l’uva dal calore asfissiante delle ore diurne, ad esempio, molte aziende agricole hanno introdotto la raccolta notturna o nelle primissime ore dell’alba, impedendo che l’elevata temperatura del frutto inneschi fermentazioni incontrollate prima dell’arrivo nei locali di vinificazione.

D’altra parte la viticoltura diventa sempre più “tecnologica”. L’integrazione di soluzioni digitali e sensori IoT si sta dimostrando indispensabile per il monitoraggio e la difesa dei vigneti e, inoltre, le aziende impiegano sonde suolo per il controllo dell’umidità e stazioni meteo connesse per ottimizzare l’irrigazione di precisione a goccia, evitando così sprechi idrici e stress alle piante.