Sembrano autonomi, ma non lo sono: cosa ci dicono i nuovi test sui robotaxi Uber
I nuovi robotaxi Uber vengono testati in città con dipendenti a bordo: la guida autonoma è operativa, ma la supervisione umana resta centrale

Le auto senza conducente, lo sappiamo bene, sono ormai realtà. In buona parte del mondo i robotaxi stanno già cominciando a circolare e un colosso come Uber non poteva di certo restare indifferente: infatti, in quel di San Francisco sono iniziati i test su strada (in contesti urbani complessi) dei veicoli sviluppati insieme a Nuro e Lucid Motors, che trasformano una tecnologia sperimentale in un servizio osservabile da vicino.
I primi test raccontano però una fase intermedia, fatta di verifiche continue e protocolli di sicurezza ancora stringenti. A bordo è infatti ancora presente un operatore umano, mentre la guida autonoma viene messa alla prova in condizioni reali per valutarne affidabilità e limiti operativi.
- Il progetto Uber, Nuro e Lucid Motors
- Cosa ci dicono i test?
- L’imprescindibilità della presenza umana
Il progetto Uber, Nuro e Lucid Motors
Abbiamo parlato di Uber, Nuro e Lucid Motors, quindi approfondiamo: quella alla base del nuovo progetto sui robotaxi è un’alleanza industriale che unisce competenze diverse lungo tutta la filiera della robomobilità. Uber mette sul tavolo la piattaforma e l’accesso a milioni di utenti, Nuro sviluppa il sistema di guida autonoma e Lucid Motors fornisce il veicolo, costruito su una base elettrica progettata per sostenere integrazioni tecnologiche avanzate.
Il punto di partenza è il SUV Lucid Gravity, adattato per ospitare sensori, software e architetture necessarie alla guida automatizzata. L’operazione, va detto, è sostenuta da un investimento significativo da parte di Uber, che ha scelto di accelerare sul fronte dei robotaxi senza sviluppare internamente ogni componente. La strategia è chiara: costruire un servizio integrato, in cui la prenotazione avviene direttamente tramite app e l’esperienza per l’utente resta simile a quella di una corsa tradizionale, con la differenza che al posto dell’autista c’è un sistema autonomo.
L’obiettivo è portare su strada una flotta estesa nel tempo, partendo da aree circoscritte per poi ampliare progressivamente il raggio operativo. Il progetto si muove quindi su due livelli: da un lato la validazione tecnologica, dall’altro la costruzione di un modello di business scalabile, capace di trasformare la guida autonoma in un servizio urbano accessibile e continuativo.
Cosa ci dicono i test?
Andando alle prime prove su strada, iniziate a dicembre nella Bay Area, si svolgono, come abbiamo già detto, su veicoli che circolano in contesti reali e non più solo in ambienti controllati. La sperimentazione non si limita alla guida su strada, ma combina simulazioni, circuiti chiusi e traffico urbano, in modo tale da validare l’intero sistema, dalla percezione dell’ambiente alle decisioni in tempo reale, fino alla gestione di situazioni impreviste.
Un altro dato rilevante riguarda i passeggeri, che per il momento sono dipendenti di Uber, Nuro e Lucid perlopiù direttamente coinvolti nel progetto. A bordo, i collaudatori testano l’esperienza di viaggio provando interfaccia, comfort e comportamento del veicolo. Vengono usati numerosi prototipi, con una flotta che supera 100 unità e che al momento sembra anche andare piuttosto bene. C’è un punto, però, che attira l’attenzione.
L’imprescindibilità della presenza umana
Dentro questo sistema altamente tecnologico resta centrale una figura: l’operatore umano. Nei test su strada i robotaxi, infatti, vengono monitorati da safety driver o operatori specializzati, presenti a bordo con il compito di intervenire quando necessario. Ecco, non si tratta di un dettaglio accessorio: l’essere umano alla guida è una componente strutturale della fase attuale.
Serve infatti a gestire quei casi che il sistema non è ancora in grado di affrontare in autonomia completa, come comportamenti anomali degli altri veicoli, situazioni ambigue o contesti urbani particolarmente complessi. Ecco, il fatto che sia ancora necessario un supervisore racconta con precisione il punto in cui si trova oggi la guida autonoma: avanzata, operativa in molte condizioni, ma ancora in fase di costruzione quando si tratta di affidabilità totale.
Ed è proprio attraverso questa coesistenza tra automazione e controllo umano che il progetto sta cercando di colmare il divario verso un servizio completamente senza conducente.




















