Essere umano o IA: quale dei due ti truffa con più successo? Ecco la verità sul nuovo phishing
Uno studio dell'Università Byu rivela che i messaggi di phishing generati dall'IA ingannano nel 28% dei casi, contro il 21% dei testi umani

Le truffe online scritte dall’intelligenza artificiale sono più efficaci di quelle create dagli esseri umani. Lo rivela uno studio dell’Università americana Byu. Dei ricercatori hanno messo a confronto i messaggi di phishing generati dall’IA con quelli scritti da persone in carne e ossa. Il risultato è stato molto preoccupante.
L’intelligenza artificiale regge il confronto eccome. È risultato evidente, infatti, come nella maggior parte dei casi riesca a ingannare con maggior successo. Un dato che accende chiaramente i riflettori sui rischi di un utilizzo sconsiderato e malevolo di questo strumento. È chiaro come possa rendere la propria truffa ideata migliore e più credibile, ampliandone inoltre il raggio d’azione e posizionandola su larga scala.
Phishing IA migliori di quelli umani
L’IA ci ruberà il lavoro, gridano in molti, ma fino a oggi in pochi avevano forse pensato che avrebbe sostituito anche i malviventi. La ricerca guidata dal professore di cybersicurezza Derek Hansen ha prodotto dei numeri molto chiari.
I messaggi di phishing generati dall’intelligenza artificiale sono riusciti a ingannare le persone nel 28% dei casi. Ciò si scontra con il 21% di quelli scritti da esseri umani. L’IA ha anche eguagliato o superato gli uomini nel generare click nell’80% delle prove sostenute.
Un quadro complesso e insidioso, peggiorato dal fatto che i partecipanti sono stati in grado di riconoscere se un messaggio fosse stato scritto da una persona o da una macchina solo nel 52% dei casi. Tutto ciò dovrebbe far comprendere che grado d’allerta servirebbe nel quotidiano per difendersi da questi pericoli digitali.
Cos’è lo spear phishing e perché funziona
Il segreto del successo di questo metodo di truffa sta nella personalizzazione. Le truffe più pericolose sono quelle cosiddette di “spear phishing”. Si sfruttano informazioni personali della vittima come: lavoro, hobby, profili social e anche la voce. Tutto ciò per confezionare messaggi su misura e molto credibili.
Non serve molto, in fin dei conti. Bastano dati di base reperibili su Linkedin, siti aziendali o social. Secondo lo studio, i riferimenti al contesto lavorativo sono i più convincenti. Un messaggio che cita un collega, di fatto, ha una probabilità 2,3 volte maggiore di essere cliccato.
Come difendersi
Se da un lato la qualità rende il tutto molto pericoloso, dall’altro c’è anche da considerare il quantitativo di tentativi di truffa. L’intelligenza artificiale è infatti in grado di raccogliere e assemblare i dettagli personali di una vittima in pochi secondi.
Ciò vuol dire cancellare tutto un lungo processo artigianale, automatizzando il tutto e consentendo un’azione di massa impressionante. La buona notizia, l’unica, è che le contromisure restano le stesse. Vanno però applicate con maggior attenzione:
- non cliccare sui link ricevuti ma digita direttamente l’indirizzo del sito nel browser;
- contatta aziende e istituzioni solo attraverso canali ufficiali già noti;
- non comunicare mai password o dati finanziari in risposta a richieste inattese;
- diffidare è la prima forma di difesa e chiedere consiglio immediatamente a persone care può fare la differenza.



















