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Se lasci lo scontrino al bancomat, rischi: cos'è e come funziona questa truffa

Uno scontrino del prelievo lasciato al bancomat può alimentare una truffa costruita su telefonate credibili e dati reali. Ecco perché non va mai dimenticato.

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Una ragazza preleva al bancomat iStock

Lasciare la ricevuta del prelievo nello sportello automatico può sembrare un gesto innocuo. In alcune aree del Sud Italia, però, quello scontrino sta diventando il punto di partenza di una truffa che sfrutta informazioni reali per costruire telefonate credibili e spingere le vittime a rivelare dati sensibili.

Il fenomeno, già documentato in Puglia, è stato segnalato anche in Sicilia. A richiamare l’attenzione è stato Gabriele Urzì, dirigente nazionale FABI e rappresentante salute e sicurezza FABI Palermo.

Cos’è la truffa dello scontrino?

Il meccanismo è elementare. I truffatori raccolgono gli scontrini dei prelievi lasciati incustoditi accanto al bancomat o nell’area dello sportello automatico. Quelle ricevute riportano una serie di dati che, presi singolarmente, non consentono l’accesso a un conto corrente. Considerati nel loro insieme, però, possono trasformarsi in uno strumento utile a rendere più credibile un contatto fraudolento.

Sugli scontrini compaiono data e orario dell’operazione, importo prelevato, ultime cifre della carta, saldo residuo e tipologia di operazione effettuata. Informazioni parziali, ma autentiche.

Come funziona la truffa degli scontrini dimenticati?

Il primo passaggio consiste nell’incrociare i dati ricavati dalla ricevuta con altre informazioni già in possesso dei truffatori. L’obiettivo è risalire all’identità del titolare della carta. Una volta raccolti elementi sufficienti, scatta la seconda fase.

I malintenzionati contattano la vittima fingendosi operatori della banca. Durante la telefonata citano dettagli presenti sullo scontrino, come l’importo del prelievo o l’orario dell’operazione. È un passaggio decisivo: la presenza di dati corretti rafforza la percezione di autenticità. Chi riceve la chiamata si trova davanti a qualcuno che conosce informazioni effettivamente collegate al proprio conto.

A quel punto entra in gioco la cosiddetta social engineering, tecnica basata sull’inganno e sulla manipolazione psicologica. Il truffatore chiede conferma di ulteriori elementi “per motivi di sicurezza” e orienta la conversazione verso dati sempre più sensibili. Non viene violato alcun sistema informatico: viene aggirata la fiducia della persona contattata.

Cosa rischiano i consumatori?

Le informazioni stampate sulla ricevuta non permettono, da sole, di svuotare un conto. Il pericolo nasce quando la telefonata convince la vittima a fornire codici, credenziali o altri dati riservati. La presenza di dettagli reali abbassa le difese e rende più difficile distinguere una comunicazione autentica da una costruita ad arte.

Secondo quanto segnalato, i truffatori puntano in particolare sugli utenti meno abituati a riconoscere queste dinamiche, facendo leva su paura e urgenza.

Come evitare la truffa?

La prima precauzione è semplice: non lasciare mai lo scontrino nello sportello automatico. Se non è necessario conservarlo, è preferibile distruggerlo prima di gettarlo negli appositi cestini. In alternativa si può scegliere di non richiedere la stampa della ricevuta, una scelta anche ecologica.

In caso di telefonate sospette è fondamentale non fornire informazioni riservate e interrompere la conversazione. Per qualsiasi dubbio, il riferimento deve restare la propria banca, contattata attraverso i canali ufficiali e non tramite recapiti forniti durante la chiamata.

Questa vicenda dimostra come anche un piccolo pezzo di carta possa diventare l’innesco di un raggiro costruito interamente sulla fiducia, come spesso accade con le truffa digitali più diffuse nel 2026.