Ti scrive tuo figlio, ma non è lui: la truffa Ciao Mamma (o Ciao Papà)
Un semplice “ciao mamma” o “ciao papà” può essere l’inizio di una trappola: come riconoscere questi messaggi e proteggersi

Può arrivare via SMS o su Whatsapp ed è composto da poche parole, che però hanno un effetto immediato. La truffa Ciao Mamma (o Ciao Papà) si apre proprio così: con un saluto rivolto al genitore, che sembra in effetti arrivare dal proprio figlio o dalla propria figlia e che scatena per forza di cose una certa apprensione, perché riconduce a una realtà che fatta di abitudini e di affetto.
Affetto ed emotività sono proprio le leve che muovono questo raggiro: nel giro di poche, pochissime righe compare un problema, una richiesta che spinge a rispondere subito, senza pensarci troppo. È un meccanismo che si inserisce in un rapporto di fiducia e lo usa per aprire uno spazio in cui diventa più facile lasciarsi convincere.
Come funziona la truffa?
Ma andiamo nel dettaglio, scoprendo step dopo step come si muove questo messaggio truffa. Il primo contatto può arrivare in due modi: o con un SMS che invita a scrivere a un nuovo numero su Whatsapp, oppure con un messaggio diretto già ricevuto da un contatto sconosciuto proprio su Whatsapp.
In entrambi i casi il testo è breve e credibile, usa un tono confidenziale e familiare e segnala il fatto che il telefono del figlio/della figlia ha subito un guasto: si è rotto, è caduto, si è bagnato, non funziona, è completamente scarico o qualsiasi cosa che renda impossibile il suo utilizzo.

Dopo la prima risposta, gli scambi continuano ad avvenire all’interno dell’app di messaggistica. Il finto figlio si finge abilmente disperato o in difficoltà e, a questo punto, introduce una richiesta: gli/le servono dei soldi o per riparare il telefono, o per comprarne uno nuovo o, nel caso in cui il telefono sia danneggiato in seguito a un incidente, per riparare anche l’auto/la moto e tornare a casa.
Il truffatore chiede dunque quasi sempre di effettuare un pagamento: può trattarsi di un bonifico o della ricarica di una carta prepagata. Chi scrive insiste sulla necessità di fare in fretta e prova a evitare qualsiasi verifica, scoraggiando il contatto diretto con il numero abituale.
I messaggi
Va fatta una precisazione: chi casca in questa truffa non è certo da biasimare. Un genitore, ricevendo certe richieste, entra istintivamente in modalità accudimento, una modalità che viene incoraggiata perché i messaggi inviati cercano di essere quanto più possibile personali e al contempo non allarmanti. Non si suscita, dunque, un’allerta tale da spingere la mamma o il papà a correre dal figlio per proteggerlo, ma si rimane sul filo per mantenere le distanze e assicurarsi che non ci siano telefonate.
Come? Il truffatore, se per esempio si parla di un incidente, può subito sottolineare che sta benissimo, che è solo scocciato per l’inconveniente, che per fortuna si sta appoggiando al numero da cui stanno messaggiando e così continuando.
Può anche chiedere a sua volta come stia il genitore, prima di far cambiare ritmo alla conversazione: anche se va tutto bene, il pagamento va fatta con una certa urgenza, altrimenti non potrà tornare a casa. La vittima della truffa ha dunque poco tempo per riflettere. In più, in caso di dubbi, il truffatore prova a mantenere la conversazione attiva.
Le ondate della truffa
Una cosa che occorre dire è che questa truffa sembra quasi andare ad ondate. Ci sono periodi in cui i casi aumentano e periodi in cui diminuiscono. Nei periodi in cui gli episodi si verificano, diventa più facile difendersi e rendersi conto del problema, anche perché sui social network (da Youtube a TikTok, passando per Instagram) è possibile trovare delle vere e proprie denunce, che in alcuni casi si trasformano in siparietti esilaranti.
Ci sono dei video, infatti, in cui a ricevere il “Ciao mamma” o il “Ciao papà” sono ragazzi e ragazze che cercano anche di tenere impegnato il truffatore, continuando a incalzarlo per vedere sin dove si spingerà. L’importante resta sapersi difendere: non bisogna mai, in nessun caso, effettuare alcuna operazione.
Come difendersi?
E per nessuna operazione si intende proprio… nessuna. Non bisogna mai effettuare pagamenti, né, nel caso venga richiesto, condividere dati sensibili, numeri di conto, numeri di carte e men che meno CVV. In generale, poi, è bene fermarsi un attimo, perché l’urgenza è parte del meccanismo e serve a spingere a rispondere subito
Prendersi qualche minuto in più cambia completamente la situazione e permette di valutare con lucidità ciò che si sta leggendo. Il passaggio più importante però è controllare l’identità di chi scrive usando un altro canale. Una telefonata al numero originale, anche solo per pochi secondi, basta a chiarire tutto.
Se non risponde, ci sono altre due ottime strategie: la prima è chiedere qualcosa di veramente personale (o, al contrario, chiedere conferma su qualcosa di completamente inventato) e nel frattempo contattare un’altra persona della famiglia, oppure chiedere al truffatore di inviare un messaggio vocale o provare proprio a effettuare una videochiamata su Whatsapp. Basta davvero pochissimo per sventare il tentativo di raggiro e… avere una nuova storia da raccontare.


















