Potrebbero aver trovato una "seconda Stonehenge": ci sono le prove
C'è una "seconda Stonehenge" a poca distanza dalla prima? Una serie di fosse giganti dà vita ad una struttura misteriosa: ora ci sono le prove della sua natura umana.
L’affascinante e misterioso complesso megalitico di Stonehenge sembrava non avere rivali al mondo. Almeno fino a quando gli scienziati hanno individuato una serie di gigantesche fosse disposte ad anello proprio nei pressi del celebre sito archeologico. Per lungo tempo si è dibattuto sulla loro origine naturale o artificiale, ma un nuovo studio ha chiarito la verità: le fosse sono opera umana. La loro funzione e le tecniche di costruzione utilizzate rimangono però ancora sconosciute.
Il misterioso anello di fosse a Stonehenge
Gli imponenti monoliti di Stonehenge si slanciano verso il cielo, mentre le misteriose fosse scoperte poco distante sembrano spalancare un passaggio verso il sottosuolo. Ma di cosa si tratta esattamente? Nel 2020 un team di archeologi ha fatto una scoperta straordinaria nel Wiltshire: un anello di fosse gigantesche che circonda i siti neolitici di Durrington Walls e Woodhenge. Una struttura che è stata subito definita la più grande opera preistorica mai rinvenuta in Gran Bretagna.
La scoperta ha generato grande scetticismo, dal momento che alcuni scienziati hanno ritenuto impossibile credere che la struttura fosse stata creata dall’uomo oltre 4.000 anni fa. Ciò avrebbe richiesto abilità notevoli e tecniche di calcolo avanzate, visto che la struttura è talmente grande da non poter essere stata costruita a vista: i suoi creatori avrebbero dovuto in qualche modo tenere traccia della posizione di ciascuna fossa. Sull’origine, umana o naturale, di questo sito neolitico si è discusso a lungo, fin quando uno studio non ha fatto chiarezza.
Il nuovo studio sulle fosse gigantesche
La struttura ad anello ritrovata in Gran Bretagna è formata da circa 20 fosse, ciascuna delle quali dovrebbe misurare 10 metri di diametro e 5 metri di profondità: in totale, si parla di una circonferenza pari ad oltre 2 km. È qualcosa di davvero impressionante, tanto da essere difficile credere che sia opera umana – soprattutto considerando le tecniche disponibili 4.000 anni fa. Eppure, il nuovo studio condotto dall’Università di Bradford e dall’Università di St Andrews, pubblicato su Internet Archaeology Journal, ha trovato le prove: l’origine delle fosse non è naturale.
Il team di ricerca, guidato dal professor Vincent Gaffney, ha utilizzato una combinazione di metodi mai sperimentata prima per arrivare ad una risposta concreta: “Le dimensioni eccezionali delle fosse richiedevano una strategia innovativa per esplorarle senza la necessità di scavi ingenti e molto costosi. Poiché nessuna tecnologia può rispondere a tutte le domande, sono stati utilizzati diversi tipi di apparecchiature geofisiche per stabilire le dimensioni e la forma delle fosse” – ha affermato Gaffney.
E così, mentre la profondità è stata valutata attraverso la tomografia a resistenza elettrica, il radar e la magnetometria hanno aiutato gli scienziati a misurare la forma degli scavi. Inoltre, le analisi del DNA e gli ulteriori esami di alcuni carotaggi hanno permesso di datare il terreno e di recuperare resti animali e vegetali. Quello che è emerso ha del sorprendente: “Le nuove prove di datazione, unite alla firma geochimica straordinariamente coerente osservata nel riempimento delle fosse, forniscono la prova definitiva che furono costruite da persone che vivevano nel sito in un periodo di tempo molto breve”.





















