Trovati fossili di vermi zombie in Italia, la scoperta è assurda
Per la prima volta, alcuni ricercatori hanno trovato resti fossili di "vermi zombie" su denti di antichi squali in Italia: ecco che cosa ci rivela questa importante scoperta.
Avete mai sentito parlare di “vermi zombie”? Il loro nome evoca immagini da film horror di striscianti creature che si cibano di resti umani, ma la realtà è molto meno terrificante. I protagonisti della nuova scoperta scientifica tutta italiana sono gli Osedax, piccoli vermi anellidi che abitano le profondità oceaniche, i quali presentano caratteristiche a dir poco curiose. Sono infatti privi di occhi e di bocca, e si cibano delle ossa di grandi mammiferi marini da cui estrapolano il nutrimento attraverso sostanze acide di provenienza batterica. Per la prima volta, alcuni ricercatori hanno ora scoperto che questi vermi sono presenti anche su denti di squalo.
Che cosa sappiamo sugli Osedax
Gli Osedax sono piccoli vermi appartenenti al genere degli anellidi policheti: il loro nome deriva dal latino e significa letteralmente “mangiatori di ossa”. Proprio per questa loro peculiare alimentazione, sono chiamati anche “vermi zombie” e si sono circondati di un alone di mistero. I primi esemplari sono stati scoperti nel 2002 dagli scienziati del Monterey Bay Aquarium Research Institute nella baia di Monterey, in California. I ricercatori hanno individuato alcuni vermi vivi sulle ossa di una balena grigia in decomposizione, a quasi 2.900 metri di profondità.
Studiando queste bizzarre creature, sono emersi molti dettagli di grande interesse. Innanzitutto, gli Osedax sono piccoli vermi di lunghezza variabile tra i 2,5 cm e i 7 cm, privi di bocca, occhi, ano e intestino. Per nutrirsi, utilizzano un sistema alquanto particolare: dopo aver individuato la loro “preda”, costituita unicamente da scheletri di cetacei morti, producono delle radici su cui vengono ospitati batteri simbionti, i quali emettono degli acidi in grado di intaccare le ossa. Queste sostanze servono non solamente a formare cunicoli all’interno del materiale osseo, ma anche a digerire la cellulosa e i lipidi da esso estratti, con i quali i vermi si nutrono.
La nuova scoperta sui “vermi zombie”
Sappiamo che gli Odesax si cibano di ossa dei cetacei e che vivono nelle profondità oceaniche, dove è più facile imbattersi nei grandi scheletri dei mammiferi marini. Ma una nuova scoperta fornisce dettagli inediti su queste creature, per alcuni versi ancora misteriose. I ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, in collaborazione con l’Istituto di Fisica Applicata Nello Carrara e con il Gamps Scandicci, hanno trovato le prime prove fossili della presenza di questi vermi su denti di squali vissuti nel Pliocene, ovvero circa 4 milioni di anni fa.
“Nonostante la predilezione di Osedax per i resti scheletrici delle balene e di altri mammiferi, esperimenti di affondamento hanno dimostrato che i vermi zombie sono in grado di estrarre il collagene da altri tessuti mineralizzati, come ad esempio la dentina che costituisce la maggior parte dei denti di squalo” – spiegano gli scienziati. Gli Osedax sono stati rinvenuti su alcuni reperti fossili provenienti da depositi pliocenici in Toscana: una scoperta che amplia le nostre conoscenze sulla specie, in particolar modo sulle abitudini alimentari finora considerate estremamente selettive. La ricerca, pubblicata su Fossil Record, fornisce inoltre una nuova ipotesi sul modo in cui gli Osedax avrebbero potuto sopravvivere durante l’estinzione di massa della fine del Cretaceo, che provocò la scomparsa di gran parte dei rettili marini.






















