Trovate misteriose strutture geometriche sul fondale marino in Antartide: che cosa sono?
Mentre cercavano un famoso relitto, gli scienziati hanno trovato qualcosa di sorprendente tra i fondali dell'Antartide: cosa sono queste misteriose strutture geometriche?

Nel corso di una spedizione di ricerca in Antartide, la quale aveva l’obiettivo di studiare il fondale marino per individuare il relitto della nave Endurance, gli scienziati hanno scoperto qualcosa di molto più suggestivo: dalle riprese subacquee sono emerse le immagini di alcune misteriose strutture geometriche adagiate in un’area finora mai esplorata. Di che cosa si tratta? Gli esperti hanno compreso di essere davanti ad un gran numero di nidi appartenenti a una specie molto elusiva di pesce. La disposizione di questi nidi può rivelarci molte informazioni preziose sulle creature marine che li hanno costruiti.
La scoperta sul fondale marino in Antartide
Questa storia curiosa ha avuto inizio nel luglio 2017, quando in Antartide accadde qualcosa di – purtroppo – ormai non più molto raro. In quel periodo, nel Mare di Weddell, l’enorme iceberg A68 (grande circa 5.800 km quadrati) si staccò dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C. Fino a quel momento, il fondale marino sottostante era rimasto del tutto sconosciuto all’occhio umano. Sfruttando dunque quest’occasione, nel gennaio 2019 prese il via la Weddell Sea Expedition, a bordo della nave da ricerca SA Agulhas II. Gli scienziati avevano due obiettivi: studiare la biologia del Mare di Weddell occidentale e cercare il relitto della HMS Endurance, il leggendario veliero su cui l’esploratore Ernest Shackleton compì la sua spedizione più famosa.
L’Endurance, salpato nel 1914 per condurre una missione sensazionale, rimase bloccato in Antartide e fu abbandonato dall’equipaggio, per poi venir letteralmente fatto a pezzi dal ghiaccio nel 1915. Da quel momento, della nave non furono più trovate tracce. Il team internazionale della Weddell Sea Expedition, messosi alla ricerca del relitto, non ebbe molta fortuna: il fondale antartico non restituì il mitico vascello (che venne ritrovato solamente nel 2022), ma offrì comunque uno spettacolo incredibile – e inaspettato.
La spedizione, descritta in uno studio recentemente pubblicato su Frontiers, sfruttò le più avanzate tecnologie per analizzare il fondale marino. Grazie alle riprese effettuate dal veicolo sottomarino telecomandato cui venne dato il nome di Lassie, gli scienziati ebbero modo di vedere qualcosa di unico: centinaia di strutture geometriche adagiate sott’acqua. Queste piccole fosse, disposte secondo schemi ben precisi, erano libere dagli strati di plancton in decomposizione che caratterizzava il resto del fondale. Al loro interno, vennero identificati decine di pesci e di larve.
Cosa sono le misteriose strutture geometriche sul fondale
Gli scienziati, analizzando le immagini riprese da Lassie, scoprirono ben 1.036 nidi di una particolare specie di pesce, il merluzzo pinna gialla (Lindbergichthys nudifrons), che vive nelle acque gelide e profonde dell’Oceano Antartico. I nidi erano dislocati in cinque siti sul fondale marino, ed erano disposti secondo sei modelli geometrici. Alcuni erano vicini o sovrapposti, altri formavano una linea curva simile ad una mezzaluna. Ancora, c’erano nidi uniformemente distanziati in linea retta, disposti in forma ovale o addirittura a forma di U. Alcuni, infine, erano isolati e solitamente molto più grandi.
Secondo i ricercatori, questi schemi geometrici rappresenterebbero una strategia di sopravvivenza contro i predatori, dal momento che prevedono il raggruppamento di numerosi pesci per proteggersi dai nemici durante il lungo periodo dell’incubazione delle uova. I nidi più grandi e isolati, invece, apparterrebbero ad esemplari più forti che sono in grado di difendersi da soli. La scoperta avvenuta sul fondale antartico spinse gli autori dello studio, guidati dal professor Russ Connelly della School of Life Sciences dell’Università dell’Essex, a sostenere la proposta di istituire l’area marina protetta del Mare di Weddell. “Significherebbe che questi vulnerabili ecosistemi marini sarebbero protetti. È estremamente importante esplorare questi ambienti unici prima di perdere qualcosa che non sapevamo di avere” – ha affermato Connelly.




















