Arrivate tracce da altri pianeti lontani, la Nasa attende conferma
Seimila pianeti esterni al Sistema Solare confermati: ecco le tecniche attuate dalla NASA per riuscire a studiarli attentamente
L’astronomia segna un traguardo senza precedenti: sono ufficialmente 6000 i pianeti confermati al di fuori del nostro Sistema Solare. A darne l’annuncio è proprio la NASA, mettendo in evidenza non solo la straordinaria moltitudine di mondi esistenti, ma anche la loro profonda diversità.
Si passa infatti da giganti gassosi a pianeti di lava. Questo sorprendente successo scientifico sembra inoltre destinato ad ampliare i suoi confini: più di 8000 esopianeti sono in attesa di verifica e, qualora confermati, custodiscono un patrimonio di conoscenze che aspetta solo di essere acquisito.
Un catalogo in costante crescita
La ricerca degli esopianeti ha avuto inizio negli anni ’90 e da allora non si è mai arrestata. Con l’ausilio di telescopi come Kepler e TESS, migliaia di mondi sono stati individuati, registrati e successivamente confermati.
Ciò ha permesso di accrescere di anno in anno il catalogo di pianeti esterni al Sistema Solare. Tra questi, i più diffusi sono quelli di tipo roccioso, simili alla Terra. Non mancano però pianeti grandi quanto Giove o con due stelle. Alcuni sono avvolti da nubi di pietre preziose, altri presentano una superficie ricoperta completamente di lava.
Secondo Dawn Gelino, responsabile del Programma di Esplorazione degli Esopianeti della NASA, ogni scoperta contribuisce a comprendere meglio i meccanismi alla base della formazione degli esopianeti e, per analogia con quelli che hanno caratteristiche simili, della Terra stessa. Conoscere le condizioni che concorrono alla nascita dei mondi, significa anche avere gli strumenti per indirizzare con maggior precisione la ricerca di forme di vita aliena.
Metodo e difficoltà
Su 6000 pianeti confermati, solo un centinaio è stato studiato con l’acquisizione di immagini dirette. Molti di essi sono talmente lontani da confondere la loro luce con quella della stella madre. Per questo è necessario applicare metodi di osservazione indiretti. Uno dei sistemi di rilevamento che ha trovato maggior applicazione è quello del transito: per registrare un pianeta si segue la stella attorno a cui orbita, al passaggio del corpo celeste la sua luminosità subisce una riduzione, rivelandone la presenza.
Il processo di conferma per ogni pianeta è lungo e si articola in diversi step, tutti necessari ad assicurare l’affidabilità dell’esito. Nonostante siano innegabili i passi in avanti fatti finora, la comunità scientifica ritiene che si debba accelerare ulteriormente. L’obiettivo è “non sprecare” la banca di dati e informazioni che vengono continuamente forniti dalle diverse missioni passate e presenti.
Obiettivi futuri
Senza dubbio il sogno dell’uomo è scoprire se c’è vita oltre la Terra. In questa direzione si muoveranno le future missioni internazionali. Il Roman Space Telescope e l’Habitable Worlds Observatory avranno come obiettivo lo studio di pianeti rocciosi, con caratteristiche analoghe a quelle della Terra, con la speranza magari di ritrovare delle biofirme, prove scientifiche della presenza di vita nel passato o nel presente.





















