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Test di matematica superato: le api dimostrano ancora una volta di saper contare

Le api hanno superato una serie di test che dimostrano le loro incredibili capacità matematiche: cosa dice l'ultimo studio pubblicato ad aprile 2026.

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Le api sanno contare 123RF

L’intelligenza non è una prerogativa dei cervelli di grandi dimensioni e le api domestiche (Apis mellifera) lo hanno dimostrato, ancora una volta. Un nuovo studio, pubblicato ad aprile 2026 sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, ha confermato che questi piccoli insetti non si limitano a reagire a stimoli visivi, ma possiedono una reale capacità di elaborazione numerica.

L’ultimo studio sulle api “matematiche”

La ricerca Stimuli that fit: a biology-aligned approach to numerical cognition research, coordinata dai neuroscienziati Mirko Zanon e Giorgio Vallortigara dell’Università di Trento insieme alla zoologa Scarlett Howard della Monash University, mette fine a un lungo dibattito scientifico sulla natura della cognizione animale.

Per anni, parte della comunità scientifica ha ipotizzato che i successi delle api nei test matematici fossero frutto di un “trucco” percettivo. In sostanza, le api non capirebbero il concetto di numero, ma si affiderebbero a indizi visivi come la densità degli oggetti o la frequenza spaziale, ma questi ultimi risultati ottenuti ci raccontano tutt’altro.

Lo studio afferma esplicitamente che “la cognizione numerica nelle api mellifere non è guidata dalla frequenza spaziale, ma riflette invece un vero processamento della numerosità”. Zanon ha spiegato con chiarezza la portata di questa scoperta: “I nostri risultati dimostrano che questa critica non regge se si considera la biologia dell’animale. Quando analizziamo gli stimoli in una maniera che riflette il modo in cui le api percepiscono il mondo, ciò che rimane è l’effettiva sensibilità ai numeri“.

Un nuovo approccio

Il cuore della ricerca risiede nel cosiddetto approccio biology-aligned, cioè gli scienziati hanno smesso di progettare test basati su una visione umana del mondo, decidendo di “mettersi nei panni” dell’ape. Utilizzando modelli matematici che tengono conto dell’acuità spaziale dell’insetto, hanno scoperto che molti dei dettagli visivi che noi consideriamo fondamentali sono del tutto irrilevanti per l’occhio di un’ape.

Howard ha sottolineato come la visione antropocentrica possa averci ingannato per anni: “Quando valutiamo le capacità cognitive degli animali, dobbiamo dare priorità alla loro prospettiva, altrimenti rischiamo di sottovalutarne o sovrastimarne le abilità. Noi vediamo e viviamo il mondo in modo molto diverso dagli animali, quindi dobbiamo fare attenzione a non porre al centro della nostra analisi i sensi umani quando studiamo l’intelligenza animale”.

Cosa sanno fare davvero le api?

Questo cambio di rotta ha permesso di validare definitivamente non solo la capacità di contare fino a sei, ma anche abilità ancora più sorprendenti emerse in ricerche collegate, come la distinzione tra numeri pari e dispari e la capacità di collegare simboli astratti a quantità specifiche.

Le api non si fermano al semplice conteggio. Precedenti esperimenti avevano già mostrato come questi insetti possiedano il concetto di zero, trattandolo come una quantità inferiore a uno, abilità che richiede un’astrazione mentale notevole.

Sono inoltre in grado di eseguire semplici addizioni e sottrazioni, utilizzando un codice colori per orientarsi: se vedono il blu sanno di dover aggiungere un’unità, se vedono il giallo devono sottrarne una.

Howard ha aggiunto che “può essere impegnativo mettersi nella mente di un’ape per immaginare come vede il mondo, ma cercare di vedere il mondo attraverso gli occhi di un animale è una parte essenziale del nostro lavoro. Le api ci sorprendono sempre per come si muovono, interpretano le nostre domande e prendono decisioni”.

Nel 2026 queste scoperte non restano chiuse nei laboratori, ma offrono spunti fondamentali per lo sviluppo di chip neuromorfici e sistemi di Edge AI. L’obiettivo tecnologico è emulare la “matematica dell’alveare” per creare droni e sensori capaci di navigare e prendere decisioni autonome senza dipendere da enormi data center o connessioni cloud costanti.