Cellule e vita post-mortem: la scoperta sul "terzo stato" biologico
Alcuni tessuti del cetriolo di mare restano vitali fuori dal corpo per oltre tre anni. Il risultato solleva nuove domande sul confine tra vita e morte.

- Frammenti di tessuto del cetriolo di mare Psolus fabricii hanno mantenuto funzioni vitali per oltre tre anni dopo il distacco.
- Lo studio, pubblicato su Science Advances, descrive una condizione intermedia tra vita autonoma e decomposizione, sostenuta da metabolismo e difesa immunitaria.
- La scoperta apre nuove prospettive sulla rigenerazione e sulla longevità, ma restano da chiarire i meccanismi biologici coinvolti.
Alcuni frammenti di tessuto prelevati dal cetriolo di mare Psolus fabricii hanno cicatrizzato e sono rimasti vitali per oltre tre anni in acqua marina. Il risultato, pubblicato su Science Advances, richiama l’attenzione su una condizione insolita. Gli espianti non fanno più parte dell’animale, ma conservano funzioni proprie dei tessuti viventi. Da qui nasce l’idea di un possibile “terzo stato” biologico, una definizione suggestiva che non equivale ancora a una nuova categoria scientifica.
Lo studio è stato condotto da un gruppo dell’Ocean Sciences Centre della Memorial University, a Terranova e Labrador. A guidare il lavoro è stata Sara Jobson, dottoranda del dipartimento di Scienze oceaniche dello stesso ateneo.
- I tessuti di Psolus fabricii sopravvivono fuori dall’organismo
- Perché si parla di “terzo stato” biologico?
I tessuti di Psolus fabricii sopravvivono fuori dall’organismo
La ricerca riguarda una specie diffusa nelle acque fredde dell’Atlantico e dell’Artico. Gli studiosi si sono concentrati soprattutto su piccoli frammenti dei pedicelli ambulacrali, strutture che il cetriolo di mare usa per aderire al fondale. Gli espianti sono stati mantenuti in acqua corrente non filtrata, senza nutrienti aggiunti né le condizioni sterili tipiche delle colture cellulari.
Le analisi sistematiche sono proseguite per un anno. Gli espianti non destinati ai campionamenti finali sono poi rimasti sotto osservazione, consentendo ai ricercatori di documentarne la sopravvivenza oltre il periodo sperimentale previsto.
Durante la prima settimana, tutti i pedicelli esaminati hanno rimarginato la ferita. Le osservazioni hanno rilevato sia la divisione cellulare sia la morte cellulare programmata, processi coinvolti nella riorganizzazione del tessuto. I celomociti, cellule del sistema immunitario, si sono concentrati nelle aree danneggiate e hanno contribuito alla difesa dagli agenti patogeni.
I frammenti hanno assorbito anche amminoacidi disciolti nell’acqua. Il dato può contribuire a spiegare come siano riusciti a sostenere il metabolismo dopo il distacco dall’animale. Con il passare dei mesi, la struttura interna si è modificata. Il tessuto connettivo è diventato predominante, mentre quello muscolare è scomparso entro sei mesi.
Non tutte le parti del corpo hanno mostrato la stessa resistenza. I tentacoli sono rimasti vitali durante le prove e hanno continuato a reagire agli stimoli tattili. Gli espianti prelevati in profondità dalla parete corporea, invece, non hanno cicatrizzato e si sono degradati entro 37 giorni. Anche i tessuti provenienti da altri echinodermi hanno avuto una sopravvivenza molto più breve, non superiore a 104 giorni.
Perché si parla di “terzo stato” biologico?
L’espressione descrive una condizione intermedia. Questi tessuti non funzionano più come parti di un cetriolo di mare, eppure non vanno incontro alla rapida decomposizione che normalmente seguirebbe il distacco. La persistenza si accompagna al mantenimento del metabolismo e di una risposta immunitaria attiva. Questa vitalità resta comunque incompleta: gli espianti non possono riprodursi e, proprio per questo, non sono assimilabili a un organismo autonomo.
Lo studio, però, non dimostra che siano immortali. Il monitoraggio attesta una sopravvivenza superiore a tre anni, mentre resta da verificare l’eventuale assenza di invecchiamento cellulare. Sara Jobson, prima autrice della ricerca, indica l’analisi dei telomeri come una delle possibili indagini future.
La scoperta offre un modello sperimentale costituito da tessuti adulti complessi, capaci di conservarsi senza terreni di coltura arricchiti. Potrebbe rivelarsi utile per studiare la rigenerazione e la longevità. Il suo impiego comporterebbe inoltre minori problemi etici. Prima di parlare davvero di una nuova forma di vita, però, occorrerà chiarire i meccanismi alla base di questa autonomia. Resta inoltre da stabilire se proprietà analoghe siano presenti in specie strettamente imparentate.
FAQ
Alcuni frammenti di Psolus fabricii sono rimasti vitali per oltre tre anni in acqua marina, pur essendo separati dall’animale.
Indica una condizione intermedia: il tessuto non appartiene più all’organismo, ma non si degrada rapidamente e resta metabolicamente attivo.
I frammenti sono stati tenuti in acqua corrente non filtrata, senza nutrienti aggiunti e senza le condizioni sterili tipiche delle colture cellulari.
Hanno cicatrizzato in una settimana, assorbito amminoacidi, reagito agli stimoli e mantenuto una risposta immunitaria attiva nelle zone danneggiate.
Offre un modello utile per studiare rigenerazione e longevità, con possibili vantaggi etici rispetto ad altri sistemi sperimentali.

















