Verso una Terra più secca e inospitale: ecco come sarà il pianeta nel 2100
La Terra potrebbe cambiare nel corso dei prossimi anni, diventando molto più arida entro il 2100: ecco i risultati di uno studio in merito

Il cambiamento climatico è uno dei temi di maggiore attualità, in questo momento. Dopo un’estate torrida, con temperature ben superiori alla media, e un riscaldamento globale sempre più evidente, è lecito chiedersi come cambierà la Terra nel corso dei prossimi anni.
Uno studio recente ha evidenziato quelle che potrebbero essere le trasformazioni del pianeta, destinato a registrare un sostanziale incremento delle zone aride sul totale delle terre emerse. Questa tendenza potrebbe rendere la Terra molto diversa dalla sua conformazione attuale.
Si tratta di un argomento molto rilevante e che non potrà non essere considerato come un elemento centrale da valutare per capire come contrastare il cambiamento climatico nei prossimi decenni.
Cosa cambierà
Le zone aride sulla Terra potrebbero aumentare. Attualmente, infatti, queste zone occupano circa il 38,58% della superficie globale (il periodo di riferimento della valutazione è 1994-2023). In precedenza (dal 1960 al 2023), l’estensione delle zone aride ha mostrato un particolare andamento fluttuante ma con un’evidente tendenza all’aumento.
La situazione, però, potrebbe peggiorare, in modo significativo, nel corso dei prossimi anni. Il muro del 40% di zone aride potrebbe essere raggiunto nel corso dei prossimi decenni, con effetti evidenti sul clima e sulla vita.
Entro la fine del secolo, si prevede che le zone aride arrivino a coprire circa il 40,28% della superficie terrestre emersa. I dati disponibili suggeriscono che diverse regioni si stiano già spostando verso condizioni più aride.
Nonostante l’aumento complessivo, i modelli climatici indicano che nel corso del XXI secolo il ritmo di espansione delle zone aride sarà più lento rispetto alla rapida avanzata registrata negli ultimi sessant’anni.
L’attuale situazione delle zone aride, quindi, dovrà essere rivalutata considerando gli ultimi dati sul clima. Si tratta di un processo in divenire, con diverse trasformazioni che, a livello globale, potrebbero essere registrate nel corso dei prossimi decenni.
Attenzione alla CO2
In questo contesto, c’è un elemento in più da considerare. Gli effetti della CO2 sul clima e sull’aridità sono tutti da verificare in ottica futura. L’aumento di anidride carbonica nell’aria permette alle piante di trattenere più umidità, riducendo l’apertura degli stomi fogliari.
Questo inatteso risparmio idrico vegetale fungerà da freno, moderando la futura espansione delle aree aride pur senza riuscire ad annullarla del tutto. Lo studio ha valutato la futura ridistribuzione globale delle aree aride e i punti critici di cambiamento dell’aridità utilizzando un modello modificato in base alla CO2.
Tra gli elementi emersi dall’analisi, a livello regionale, si prevede che Australia, Brasile e Nord Africa rimarranno o emergeranno come aree critiche di aridità persistenti. Ulteriori analisi andranno ad approfondire la questione nel corso del prossimo futuro (anche utilizzando dati aggiornati) per valutare meglio la futura evoluzione.
Lo studio, intitolato “Co2-altered evapotranspiration moderates future global dryland expansion under climate change”, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research Letters, disponibile su IOP Science il 1° settembre 2026.



















