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SCIENZA

La Terra si sta aprendo in due sotto il Pacifico: siamo in pericolo?

Un nuovo studio scientifico analizza il comportamento della crosta terrestre: nel Pacifico, infatti, la Terra si sta spaccando in due e gli scienziati sono riusciti, per la prima volta, a ottenere informazioni precise sul fenomeno

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La Terra è in costante trasformazione, soprattutto dal punto di vista geologico. La crosta terrestre, infatti, registra continue modifiche, con movimenti che possono generare eventi sismici di varia intensità. In alcuni casi, questi movimenti sono rappresentati da fenomeni particolarmente rilevanti.

Un esempio in tal senso è quanto rivelato da uno studio pubblicato su ScienceAdvances che ha analizzato il comportamento di una zona di subduzione. Tra i fondali dell’Oceano Pacifico, infatti, la Terra si sta spaccando in due, con una serie di fenomeni molto particolari che sono al centro dell’analisi scientifica.

Si tratta di un fenomeno naturale che non rappresenta un pericolo diretto per l’umanità. C’è, però, un dettaglio da non sottovalutare. Queste trasformazioni della crosta terrestre possono scatenare terremoti molto potenti e, avvenendo in mare, possono causare anche tsunami. Il monitoraggio e lo studio sono, quindi, fondamentali.

Cos’è una zona di subduzione

Le zone di subduzione sono un elemento centrale della geologia e in particolare dei meccanismi che regolano le placche tettoniche. Si tratta di aree di convergenza tra placche tettoniche dove una placca oceanica, più densa, sprofonda sotto un’altra, nel mantello. Questi fenomeni possono causare terremoti ad alta intensità. Si tratta, quindi, di evento di grande interesse, soprattutto considerando gli sforzi per cercare di prevenire i terremoti.

I dettagli dello studio

L’analisi effettuata dagli scienziati è riuscita a registrare, per la prima volta, il modo in cui una zona di subduzione si stacca, con una placca tettonica che sprofonda sotto un’altra.  Brandon Shuck, professore associato alla Louisiana State University e autore principale dello studio, ha sottolineato: “Questa è la prima volta che abbiamo un’immagine chiara di una zona di subduzione colta nell’atto di morire. Anziché arrestarsi completamente in una volta, la placca si sta frammentando pezzo per pezzo, creando microplacche più piccole e nuovi confini. Quindi, invece di un grande disastro ferroviario, è come guardare un treno deragliare lentamente, un vagone alla volta.”

Grazie a tecniche di imaging avanzate e dati sui terremoti, è stato possibile osservare il modo in cui la zona di subduzione inizia a separarsi. Le rilevazioni hanno evidenziato il modo in cui la placca si sta frammentando, con la creazione di piccole microplacche. Si tratta di evidenze molto importanti: gli scienziati, pur avendo da tempo definito le modalità con cui la separazione tra le placche viene completata, non erano mai riusciti a individuare le modalità effettive con cui il fenomeno si innesca.

Le rilevazioni arrivano dal largo della costa dell’isola di Vancouver, nella regione di Cascadia. I dati dello studio confermano che le zone di subduzione non si rompono tutte in una volta ma seguono un processo noto come terminazione “episodica” o “a tratti” che prevede lacerazioni di varie sezioni, con un meccanismo graduale e con piccoli frammenti che si staccano, di volta in volta. Questo particolare fenomeno spiega anche i ritrovamenti passati di antiche placche tettoniche e di attività vulcaniche che prima non potevano essere spiegate in altro modo.

Le analisi delle placche e del fenomeno in questione serviranno a ottenere informazioni maggiori sui terremoti. In particolare, l’obiettivo è scoprire se una rottura di grandi dimensioni può influenzare i futuri terremoti e il modo in cui l’energia sismica si propaga lungo le fratture. La regione di Cascadia è considerata ad alto rischio sismico e può generare terremoti e tsunami di grande intensità. I dati raccolti permetteranno di valutare meglio il rischio sismico della zona.

Per tutti i dettagli sullo studio è possibile consultare l’articolo Slab tearing and segmented subduction termination driven by transform tectonics disponibile su science.org.