È in arrivo una tempesta solare "più forte del previsto", cosa dobbiamo aspettarci
Dopo la forte attività solare registrata lo scorso 1° febbraio, una tempesta solare di classe G1 potrebbe colpire la Terra: quali sono le conseguenze.
L’attività della nostra stella ha raggiunto picchi che non si vedevano da decenni. La regione attiva AR4366 del Sole è diventata un “sorvegliato speciale” dopo aver scatenato una sequenza di brillamenti di classe M e X, culminati con un potente brillamento X8.1 lo scorso 1° febbraio, uno dei più forti del ciclo solare attuale. Questo evento ha rilasciato una grande quantità di radiazioni, generando una espulsione di massa coronale (CME).
Un Sole più attivo e “turbolento”
Quando nel dicembre 2019 è iniziato il Ciclo Solare 25, le previsioni della NASA e della NOAA indicavano un ciclo relativamente debole. La realtà oggi racconta una storia diversa: il Sole è molto più attivo e “turbolento” del previsto.
L’attività osservata mostra un numero di macchie solari e una frequenza di brillamenti superiore alle aspettative, con AR4366 che ha prodotto molteplici brillamenti di classe M e X in pochi giorni. Questa elevata attività è associata alla rapida crescita e alla complessità magnetica “beta-gamma-delta” della regione: poli magnetici opposti sono molto vicini, creando instabilità e favorendo le eruzioni solari.
Una vera e propria polveriera per le espulsioni di massa coronale (CME): immense bolle di plasma e campi magnetici che, se dirette verso di noi, possono interagire con il campo magnetico terrestre. Interazioni che, com’è noto, possono generare tempeste geomagnetiche con effetti sulle nostre tecnologie (blackout elettrici, disturbi ai segnali GPS), ma anche spettacolari aurore boreali.
Cosa sappiamo della tempesta solare del 5 febbraio?
Ma quindi dobbiamo preoccuparci? È vero che le correnti geomagneticamente indotte (GIC) in casi estremi possono danneggiare infrastrutture elettriche e sistemi elettronici ma, al momento, non ci sono prove che quest’ultimo evento possa causare un blackout globale di Internet.
I modelli del NOAA Space Weather Prediction Center prevedono una fase di moderata agitazione del campo magnetico terrestre. Si parla di effetti marginali intorno a giovedì 5 febbraio e di una espulsione di massa coronale che potrebbe “graffiare” il nostro campo magnetico con un impatto non catastrofico.
“La NOAA afferma che sono probabili tempeste geomagnetiche minori di classe G1 il 5 febbraio, quando si prevede che una CME sfiori il campo magnetico terrestre. La CME è stata scagliata nello Spazio da una potente eruzione solare di classe X8 il 1° febbraio. Anche un colpo di striscio di una CME di questo tipo può essere potente, quindi non sorprendetevi se la tempesta è più forte del previsto“, riporta SpaceWeather (bollettino aggiornato al 3 febbraio).
Per avere un quadro più completo, la scala di intensità delle tempeste geomagnetiche della NOAA è suddivisa in cinque classi di intensità, che va da G1 a G5, e utilizza come parametro di riferimento l’indice Kp. Se questo valore è uguale a 5, si ha una tempesta “minore” di classe G1, con effetti minimi. Quando il valore è uguale a 3 la tempesta è “forte” (classe G3) e quando, infine, è uguale a 9 siamo di fronte a una tempesta “estrema” di classe G5, con effetti devastanti sui sistemi tecnologici (sia spaziali che terrestri). Ma non è il nostro caso.
Nessuna tempesta catastrofica all’orizzonte, dunque. Non ci resta che attendere ulteriori, eventuali aggiornamenti.


















