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SCIENZA

Questi dispositivi hanno scoperto come vivono le tartarughe appena nate

Un innovativo monitoraggio satellitare da record svela finalmente cosa fanno i piccoli di tartaruga comune e liuto una volta entrati in mare, mappando le loro immersioni fino a 184 metri.

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Dettaglio tartaruga sott’acqua iStock
  • Minuscoli trasmettitori satellitari hanno permesso di tracciare per la prima volta i movimenti verticali delle giovani tartarughe marine nei primi mesi di vita.
  • I dati raccolti su 107 esemplari mostrano che la profondità di immersione cambia con la crescita: i piccoli restano in superficie, i più grandi scendono fino a oltre 160–184 metri.
  • Questa mappatura tridimensionale, resa possibile da micro-moduli solari, offre strumenti concreti per adattare reti di pesca e creare riserve marine mirate a proteggere specie minacciate.

Grazie a minuscoli trasmettitori satellitari di soli tre grammi, la biologia marina è riuscita finalmente a mappare i movimenti verticali e le abitudini di immersione delle giovani tartarughe marine durante i loro primi mesi in mare aperto. Questo balzo tecnologico ha svelato i comportamenti di specie vulnerabili come la tartaruga comune e la tartaruga liuto, sbrogliando il mistero scientifico dei loro primi e impenetrabili anni di vita nell’oceano.

Il mistero dell’oceano aperto

Esiste un momento esatto in cui la biologia si trasforma in un romanzo d’avventura. Succede quando le tartarughe marine, appena uscite dal guscio, corrono sulla spiaggia e si tuffano tra le onde.

Da quel preciso istante, i ricercatori per decenni hanno perso le loro tracce, assistendo a un vero e proprio vuoto biologico. Gli scienziati chiamano questo periodo oscuro “anni perduti“, un’epoca in cui i piccoli rettili spariscono nei grandi bacini oceanici, per poi ricomparire molto tempo dopo ormai grandi e forti nelle zone costiere.

Sapere dove vadano e come si comportino è sempre stata una sfida proibitiva, poiché studiare creature così minuscole in un ambiente immenso come l’oceano aperto è un’impresa al limite dell’impossibile.

Eppure, la necessità di proteggere queste specie minacciate dall’impatto umano, ha richiesto risposte urgenti.

La svolta della tecnologia satellitare

La risposta al grande enigma non è arrivata da una scoperta teorica, ma da un miracolo di ingegneria.

Un team internazionale di scienziati, guidato da ricercatori come Tony Candela e Philippe Gaspar, ha pubblicato sulla rivista Scientific Reports nel 2026 i risultati di un monitoraggio eccezionale.

Gli esperti hanno sfruttato i progressi della tecnologia satellitare applicando sui carapaci di 107 giovani tartarughe dei moduli di trasmissione miniaturizzati, progettati da Lotek Wireless.

I dispositivi più piccoli pesano appena 3,1 grammi, sono alimentati da celle solari e resistono alle forti pressioni marine.

Rispettando il limite tassativo del 5% del peso corporeo dell’animale per non intralciarne il nuoto, questi micro-ingegni hanno raccolto oltre 2400 registrazioni giornaliere tra gli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico. Per la prima volta nella storia della biologia marina, abbiamo gli occhi sotto il pelo dell’acqua.

Nuotare per crescere

I dati elaborati tramite modelli statistici descrivono una realtà incredibile, dove la dimensione della tartaruga determina la sua stessa quotidianità.

Le tartarughe marine più piccole, con una lunghezza del guscio inferiore ai 15 centimetri, passano quasi tutta la giornata a galla.

Ad esempio, gli esemplari giovanissimi di tartaruga comune spendono il 99% del tempo nei primi cinque metri di profondità.

Con la crescita, tuttavia, cambia tutto. I giovani più grandi, che superano i 20 centimetri, modificano radicalmente il proprio comportamento verticale, immergendosi fino a 80 metri e toccando abissi record di 160 metri per la tartaruga comune e ben 184 metri per la tartaruga liuto.

Quest’ultima, in particolare, dimostra una dinamicità sorprendente, spostandosi continuamente lungo la colonna d’acqua per cacciare le sue prede.

Un’acclimatazione graduale

Lo studio svela anche un dettaglio quasi tenero sulla psicologia, se così si può dire, di questi rettili. Nei primi quattro giorni successivi al rilascio in mare, i piccoli mostrano una prudente fase di acclimatazione restando molto vicini alla superficie.

Solo in seguito, una volta presa confidenza con le correnti, iniziano a esplorare il profondo. Questa mappatura tridimensionale non è solo una grande conquista della divulgazione scientifica, ma uno strumento pratico per la conservazione.

Conoscendo le rotte e le profondità esatte della fauna neonata, sarà possibile regolare la calata delle reti da pesca e istituire riserve marine su misura, salvando migliaia di vite.