Spotify scommette sui video, come cambierà l'app per la musica
I presunti aumenti nell’abbonamento a Spotify potrebbero essere parte di un piano di evoluzione della piattaforma che si prepara ad accogliere i contenuti video

In Sintesi
- Circola la voce di un aumento del prezzo dell’abbonamento a Spotify, probabilmente a partire dagli Stati Uniti, dovuto presumibilmente agli sforzi dell’azienda per diventare un servizio incentrato anche sul video.
- Questa mossa fa parte di una tendenza più ampia nel settore dello streaming, dove le piattaforme cercano di espandere la propria offerta per diventare un punto di riferimento “all-in-one” per l’intrattenimento.
Già da qualche settimana in rete circola la voce di un probabile aumento del prezzo dell’abbonamento a Spotify, quantomeno negli Stati Uniti; una notizia che ha messo in allarme anche gli utenti europei che, prima o poi, potrebbe trovarsi nella stessa situazione.
Il perché di questi rincari è ancora sconosciuto, ma la risposta potrebbe arrivare direttamente da un recente annuncio di lavoro pubblicato dall’azienda. La piattaforma di streaming musicale, infatti, starebbe lavorando per integrare al suo interno i videoclip musicali, permettendo agli utenti di passare dal semplice ascolto alla visione, senza alcuna interruzione.
Come cambia Spotify con l’arrivo dei video
Secondo le prime indiscrezioni questa mossa rappresenta solo il primo passo di un progetto molto più ambizioso e, nell’annuncio di lavoro, si legge chiaramente che non si tratta solo di aggiungere qualche nuova funzione, ma di costruire un ecosistema video completo, capace di competere con i colossi del settore.
Spotify, insomma, punta apertamente di un’evoluzione da piattaforma che si prepara a diventare un servizio globale incentrato sul video, andando a ripensare completamente l’intera esperienza utente.
Questa evoluzione è resa possibile dagli accordi di licenza siglati durante l’autunno con le principali major discografiche e con la National Music Publishers’ Association che, per la prima volta, comprendono anche i diritti audiovisivi estesi, indispensabili per distribuire e monetizzare nuovi formati.
A confermare la cosa è stato Alex Norström, Chief Business Officer della società, durante una call con gli investitori, sottolineando come questi accordi rappresentino un passaggio strategico che consentirà alla piattaforma di streaming di sperimentare e introdurre funzionalità inedite.
Bisogna sottolineare che il panorama dei video, non è una novità assoluta per Spotify che già ospita quasi mezzo milione di podcast e programmi in formato video con più di 390 milioni di utenti che hanno già visualizzato almeno un contenuto del genere. Segno evidente, dunque, che la domanda è in crescita e che il pubblico è pronto ad accogliere nuovi contenuti.
Il 2026 sarà l’anno di svolta per le piattaforme di streaming
La scelta di Spotify non sorprende più di tanto perché arriva in un momento storico in cui tutte le più grandi piattaforme di streaming stanno cercando di “espandere la propria sfera di influenza”. Netflix, per esempio, sta scommettendo sui videogiochi e contenuti come party game, mentre Prime Video sta investendo sullo sport.
Quello dell’intrattenimento è un panorama in continuo rinnovamento, dove musica, video e gaming si mescolano e si intersecano profondamente, cercando di dare vita a piattaforme dove i consumatori possono trovare tutto ciò di cui hanno bisogno.
Nel caso di Spotify, il probabile aumento di prezzo negli USA potrebbe essere la mossa dell’azienda per finanziare questo cambiamento e cercare di competere con altre piattaforme che già offrono servizi del genere, come YouTube ad esempio. Bisogna solo capire le tempistiche e il destino dei consumatori europei che, per ora, non dovrebbero trovare “aumenti in bolletta” ma il prossimo anno tutto può succedere.

















