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Non eravamo grandi cacciatori: la strategia dimenticata (e un po' disgustosa) che ci ha salvati

In passato, l'umanità ha utilizzato uno stratagemma molto particolare per sopravvivere: consumare carcasse di animali morti

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uomo primitivo iStock

Lo sviluppo dell’umanità non è stato semplice. La lotta per la sopravvivenza nel mondo preistorico, infatti, ha spinto i primi umani a dover fare i conti con le difficoltà della natura. Trovare cibo è da sempre uno dei principali obiettivi per gli esseri viventi, ma non sempre l’habitat in cui si vive è adatto e offre tutto il cibo necessario per la sopravvivenza.

In tempi antichi, quando la caccia non era ancora sviluppata ed era effettuata in modo molto rudimentale, gli uomini avevano adottato una strategia differente (e dimenticata nel corso del tempo) per poter alimentarsi in modo sufficiente e garantire la sopravvivenza della specie. Ricordiamo che, nel frattempo, una ricerca ha scoperto interessanti novità sulla caccia alle balene.

La strategia di sopravvivenza

Un team di ricerca del National Research Centre for Human Evolution (CENIEH), con sede a Burgos in Spagna, ha realizzato uno studio dedicato alle modalità di sopravvivenza dei primi esseri umani. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of Human Evolution e mette in evidenza la strategia utilizzata per superare l’ostacolo rappresentato dalla necessità di trovare cibo a sufficienza per poter sopravvivere.

In particolare, viene esaminato il consumo di carcasse di animali morti. Secondo i risultati dell’indagine, questa pratica non era un’ultima spiaggia per la sopravvivenza, ma rappresentava un modo ben preciso per poter recuperare del cibo. Sotto alcuni punti di vista, per quanto oggi ci appaia come una strategia un po’ disgustosa, questa soluzione ha portato diversi vantaggi.

Le carcasse, infatti, rappresentavano una ricca fonte di calorie e richiedevano molto meno sforzo (e molti meno rischi) della caccia, soprattutto quando questa pratica non era ancora abbastanza diffusa e non aveva raggiunto una maturità sufficiente da poter essere effettuata in modo efficiente.

La ricerca di animali morti poteva rappresentare anche una soluzione per recuperare cibo durante i periodi di carestia. Molte specie carnivore consumano animali morti in una certa misura e, in un certo periodo storico, anche l’essere umano ha dovuto adattarsi per sopravvivere.

Meno rischi del previsto

L’impatto sulla salute poteva essere limitato grazie a un vantaggio biologico degli esseri umani. Gli autori della ricerca sottolineano: “Il pH acido dello stomaco umano può fungere da difesa contro agenti patogeni e tossine, e il rischio di infezioni è diminuito considerevolmente quando abbiamo iniziato a usare il fuoco per cucinare. Inoltre, la nostra capacità di percorrere lunghe distanze con un basso dispendio energetico è stata fondamentale per trovare opportunità di cibo“.

In linea di massima, secondo lo studio, la ricerca di carcasse ha giocato un ruolo essenziale per la sopravvivenza umana, integrandosi con altri metodi di raccolta del cibo e affiancando la caccia. Tale comportamento non era marginale e potrebbe aver giocato un ruolo di primo piano per sostenere l’evoluzione umana nel corso dei millenni. Il tema sarà, senz’altro, oggetto di nuovi studi in modo da chiarire sempre più nel dettaglio la questione.