SpaceX, parte Starship: è iniziato il volo in diretta del razzo più grande mai costruito
Il nuovo volo di Starship porta 26 satelliti Starlink verso l’orbita e introduce un profilo di missione molto più lungo rispetto ai test precedenti, con il rientro previsto nell’Oceano Pacifico

- Starship affronta il volo più ambizioso della sua storia con un tentativo di raggiungere l’orbita e rilasciare 26 satelliti Starlink V3.
- Il razzo più grande mai costruito segna una tappa decisiva per SpaceX, che punta su riutilizzo rapido, missioni lunari e servizi regolari entro l’anno.
- Dopo circa dieci ore di missione, il rientro è previsto nel Pacifico al largo del Cile, con diretta streaming seguita da SpaceX e NASASpaceflight.
Il razzo più grande mai costruito ha lasciato la rampa di Starbase, in Texas, per la missione più lunga della sua storia. Con il volo 14, Starship tenta per la prima volta di raggiungere l’orbita terrestre: fino a oggi, per chi non lo sapesse, ogni prova si era chiusa in circa un’ora, lungo un tragitto suborbitale. Il nuovo programma dura quasi dieci ore e termina in un oceano che SpaceX non aveva mai usato per un rientro.
- Cos'è Starship e perché il suo lancio era attesissimo?
- Elon Musk, la Luna e il razzo da riutilizzare
- Ventisei satelliti verso l'orbita
- Il lungo ritorno verso il Pacifico
- La diretta del lancio di Starship
Cos’è Starship e perché il suo lancio era attesissimo?
Starship è il sistema di lancio con cui SpaceX vuole portare carichi e persone in orbita, sulla Luna e un giorno su Marte. È composto da due stadi alimentati a metano e ossigeno liquido, entrambi progettati per tornare indietro ed essere riutilizzati: alla base il Super Heavy, con 33 motori Raptor, e sopra la nave Starship, alta da sola 52 metri, che fa da secondo stadio e da veicolo spaziale insieme.
Impilati superano i 120 metri, un’altezza mai raggiunta da nessun razzo prima. La sua storia in volo comincia nell’aprile del 2023, con un primo test integrato durato pochi minuti e chiuso dall’esplosione del razzo sopra il Golfo del Messico: da allora le prove sono state tredici, tra cedimenti, rientri riusciti e catture spettacolari del booster con i bracci della torre. A maggio il volo 12 ha portato al debutto la terza versione del veicolo e la seconda rampa di Starbase, a luglio il volo 13 ha rilasciato 20 satelliti su una traiettoria suborbitale.
Mancava l’orbita, il passaggio che trasforma un prototipo in un mezzo di trasporto e apre la strada a tutto il resto, dalla messa in servizio dei nuovi satelliti Starlink alle future missioni lunari. La Federal Aviation Administration lo ha autorizzato sabato 26 settembre, con una licenza modificata per il profilo orbitale.
Elon Musk, la Luna e il razzo da riutilizzare
Ad agosto, nella prima conference call con gli analisti dopo la quotazione di SpaceX, Elon Musk aveva annunciato che il volo 14 avrebbe portato i nuovi satelliti Starlink in un’orbita operativa. Aveva anche promesso un tentativo di cattura della nave con i bracci della torre, idea rimasta fuori dal profilo di volo approvato.
Sullo sfondo c’è un progetto più ampio: Musk punta a un razzo interamente e rapidamente riutilizzabile e a una versione lunare della nave, destinata a far scendere sulla Luna gli astronauti del programma Artemis entro il 2028. Nel frattempo la società conta di avviare un servizio regolare con Starship entro la fine dell’anno.
Ventisei satelliti verso l’orbita
Il Booster 21 e la Ship 41 si staccano insieme dalla seconda rampa di Starbase. Dopo circa sette minuti il Super Heavy, ormai separato, rientra verso il Golfo del Messico per un ammaraggio controllato al largo, mentre la nave prosegue da sola e spegne i motori poco dopo l’ottavo minuto.
Il passaggio più delicato arriva intorno al venticinquesimo minuto, con l’accensione orbitale, che il centro di controllo autorizza solo dopo aver verificato la ridondanza dei sistemi necessari al rientro.
Superato quel controllo, Starship si stabilizza a circa 275 chilometri di quota e apre la stiva. Ne escono uno dopo l’altro 26 satelliti Starlink V3, ciascuno con 1 terabit al secondo di capacità: nel complesso, circa dieci volte quanto porta in orbita un Falcon 9 carico di V2 Mini: tre di loro montano telecamere puntate sulla nave, per fotografare le piastrelle dello scudo termico.
Il lungo ritorno verso il Pacifico
Seguono circa sei giri attorno alla Terra. Dopo quasi nove ore la nave riaccenderà i motori per lasciare l’orbita e una quarantina di minuti più tardi entra in atmosfera, affidata allo stesso scudo termico che i satelliti hanno appena osservato da vicino.
L’ammaraggio è atteso a circa 9 ore e 50 minuti dal decollo, nell’Oceano Pacifico al largo del Cile. Le ultime fasi ricalcano quelle dei voli precedenti: riaccensione dei Raptor, rotazione in verticale con il landing flip, spegnimento progressivo dei motori fino a uno solo e infine il contatto con l’acqua.
La diretta del lancio di Starship
Se le cose andranno come previsto, lo scopriremo… nelle prossime ore. SpaceX segue la missione in streaming sul proprio sito e sull’account X, con un collegamento che parte circa mezz’ora prima del decollo, previsto nella finestra di 75 minuti aperta lunedì 28 settembre alle 14:15 ora italiana.
Il canale di NASASpaceflight si collega con Starbase diverse ore prima, raccontando le operazioni in rampa fino allo zero. La registrazione della trasmissione ufficiale resta in genere consultabile sui canali della società anche a missione conclusa, compreso il rientro nel Pacifico.
FAQ
È la missione più lunga mai tentata da Starship e punta per la prima volta all’orbita terrestre, dopo test finora solo suborbitali.
La stiva rilascia 26 satelliti Starlink V3, progettati con capacità molto superiore rispetto alle versioni precedenti.
È il sistema con cui SpaceX vuole trasportare carichi e persone verso orbita, Luna e in futuro Marte, con razzo e nave riutilizzabili.
Il rientro è previsto nell’Oceano Pacifico al largo del Cile, dopo quasi dieci ore di volo complessivo.
SpaceX trasmette la missione sul proprio sito e su X, con collegamento anche su NASASpaceflight nelle ore precedenti al decollo.



















