Scoperto uno “squalo fantasma”: potrebbe essere una nuova specie mai vista
I biologi dell'Università del Costa Rica analizzano una possibile nuova specie di squalo fantasma. L'animale presenta caratteristiche morfologiche uniche e un DNA isolato da altri gruppi.

- Biologi costaricani hanno recuperato nei pressi di Cabo Blanco e dell'isola di Caño esemplari di uno squalo fantasma con tratti morfologici inediti, sollevando l'ipotesi di una nuova specie.
- Le analisi preliminari mostrano una colorazione scura, muso più corto e una spina dorsale allungata; studi genetici indicano isolamento riproduttivo rispetto ad altri gruppi.
- Gli esperti procedono con confronti anatomici e genetici internazionali per verificare se la popolazione è endemica o diffusa lungo la costa pacifica centro-meridionale.
Gli abissi oceanici continuano a rivelare segreti biologici straordinari, ribaltando le nostre conoscenze sulla fauna marina che abita le profondità. Di recente, i biologi dell’Università del Costa Rica hanno individuato nelle acque del Pacifico quello che sembra essere un nuovo tipo di squalo fantasma, una creatura marina imparentata con gli squali tradizionali ma separata da una storia evolutiva di quattrocento milioni di anni. Questa potenziale nuova specie si distingue per caratteristiche morfologiche uniche, tra cui un muso più corto, una colorazione decisamente scura e una spina dorsale insolitamente lunga, accendendo il dibattito scientifico internazionale sulla biodiversità delle acque dell’America Centrale.
- Un enigma dalle profondità del Pacifico
- Dettagli anatomici e misteri evolutivi
- La rete dei confronti internazionali
Un enigma dalle profondità del Pacifico
Il mare riserva sorprese straordinarie a chi sa guardare nelle sue zone meno illuminate.
Presso le importanti aree protette di Cabo Blanco e dell’isola di Caño, un team di ricercatori costaricani ha recuperato alcuni esemplari misteriosi che hanno subito attirato l’attenzione della comunità scientifica mondiale.
Non ci si trova davanti a un predatore comune, bensì di fronte a un rarissimo membro del genere Rhinochimaera, un gruppo di pesci cartilaginei la cui linea evolutiva si è divisa da quella degli squali comuni in un’epoca remotissima, ben prima della comparsa dei grandi dinosauri sulla Terra.
Questi animali insoliti si muovono prevalentemente nel buio assoluto delle grandi profondità oceaniche, motivo per cui l’appellativo di squalo fantasma calza loro a pennello.
Arturo Angulo Sibaja, stimato professore di biologia presso la rinomata Università del Costa Rica, coordina attualmente le complesse analisi per stabilire con certezza se si tratti effettivamente di una scoperta senza precedenti per l’intera costa centroamericana.
Dettagli anatomici e misteri evolutivi
Ad accorgersi delle peculiarità del pesce è stata anche Naidely Vidaurre Quesada, brillante studentessa di biologia che ha esaminato da vicino l’esemplare insieme al professor Sibaja nei laboratori di ricerca dell’ateneo.
La morfologia del corpo presenta tratti biologici unici che non trovano riscontro nelle tre specie note descritte finora in altre parti del pianeta, come nelle acque di Sudafrica, Taiwan, Australia, Giappone o nell’Oceano Atlantico tra la Groenlandia e il Brasile.
Le prime analisi condotte sui campioni evidenziano una colorazione scura e omogenea, un muso sensibilmente più corto rispetto ai parenti stretti e, soprattutto, una spina molto più allungata sulla pinna dorsale.
Gli studi genetici preliminari indicano che questa popolazione non ha contatti riproduttivi con gli altri gruppi biologici della stessa famiglia, un fattore isolante fondamentale che supporta con decisione l’ipotesi della classificazione come nuova specie a tutti gli effetti.
La rete dei confronti internazionali
La prudenza scientifica è d’obbligo prima di dichiarare al mondo una novità assoluta sulla fauna marina.
Il professor Sibaja ha infatti chiarito che alcuni campioni raccolti in passato nelle acque profonde vicino al Perù e al Cile mostrano forti analogie strutturali con gli individui rinvenuti in Costa Rica.
Per questa ragione, gli scienziati stanno portando avanti un meticoloso lavoro di comparazione anatomica e genetica tra i diversi reperti prima di trarre una conclusione definitiva e formale.
L’ipotesi più accreditata tra gli esperti suggerisce che questa affascinante creatura non sia limitata esclusivamente ai mari costaricani, ma che possa avere una distribuzione geografica ben più ampia lungo l’intera costa pacifica dell’America Centrale e Meridionale, unendo idealmente ecosistemi marini distanti migliaia di chilometri.


















