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Dietro la riproduzione casuale di Spotify ci sarebbe uno schema molto preciso

La riproduzione casuale di Spotify potrebbe non essere completamente casuale: ecco cosa è emerso da una recente indagine effettuata da un utente di Reddit

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spotify iStock

Spotify è un servizio utilizzato, in tutto il mondo, da centinaia di milioni di utenti, anche grazie alla sua versione gratuita, arricchita dalle pubblicità.

Una delle funzioni principali della piattaforma è la riproduzione casuale, che consente agli utenti di “mettere un po’ di musica” lasciando che sia il servizio a scegliere i brani.

Naturalmente, tale scelta avviene in base al profilo dell’utente, alle sue preferenze e alla sua cronologia d’ascolto, con l’obiettivo di offrire un’esperienza soddisfacente.

La riproduzione casuale dei brani di Spotify, però, potrebbe non essere in fin dei conti così casuale, ma seguire regole ben precise.

Si tratta di un vero e proprio schema che la piattaforma utilizzerebbe per scegliere quale brano riprodurre per l’utente.

Ad accorgersene è stato un utente di Reddit (Driftking_88 h) che ha dimostrato di essere in grado di poter  anticipare, con una certa affidabilità, i brani che saranno riprodotti successivamente.

Andiamo a scoprire tutti i dettagli.

Una riproduzione non casuale

Dai test effettuati dall’utente, Spotify aveva selezionato una sequenza di 72 canzoni, riprodotta nello stesso ordine in due giorni consecutivi, a partire da una playlist di 2.000 brani, nonostante l’utente avesse selezionato la funzione per ridurre il numero di ripetizioni. In altri test sono stati rilevati anche blocchi di canzoni più piccoli ma con sequenze che venivano ripetute.

Un sistema studiato nei dettagli

Il servizio di streaming musicale non ha fornito informazioni aggiornate sul modo in cui avviene la scelta delle riproduzioni casuali. Le ipotesi sono tante. L’app potrebbe salvare in cache le code di riproduzione, in modo da semplificare la scelta dei contenuti, oppure potrebbe utilizzare un algoritmo per la scelta casuale dei brani che, però, utilizzando sempre gli stessi sistemi, non risulta essere poi realmente casuale.

Non possiamo escludere, inoltre, che le modalità di scelta del brano cambino in base all’utente, con sistemi che vengono aggiornati di continuo per adeguare l’algoritmo in base alle necessità che la piattaforma può avere. Spotify potrebbe anche suddividere gli utenti in gruppi (in base all’utilizzo ma anche in base alla regione di provenienza) per poi adottare differenti sistemi per la riproduzione.

Dai dati emersi, in ogni caso, sembra essere evidente che la riproduzione casuale di Spotify, in fin dei conti, non sia poi così casuale e che ci siano elementi che permettono di prevedere i brani in riproduzione o quanto meno identificare il gruppo di brani che il sistema utilizza per “pescare” la canzone da riprodurre.

Ricordiamo che Spotify sta implementando sempre di più l’intelligenza artificiale nei suoi sistemi e, quindi, in futuro, i sistemi di riproduzione “casuale” potrebbero diventare ancora più avanzati, ricorrendo all’IA per scegliere cosa riprodurre e cosa invece no. Staremo a vedere se emergeranno ulteriori dettagli in merito a quest’aspetto e, soprattutto, se Spotify fornirà maggiori dettagli in merito alla quesitone.