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Le spese militari crescono, e l'ambiente paga il prezzo

La costante crescita delle spese militari ha un impatto anche sull'ambiente e su tutto il pianeta: il segretario generale dell'ONU ha lanciato un appello sulla questione

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Spese militari 123RF

In un periodo di crisi geopolitiche e riscaldamento globale, António Guterres, segretario generale dell‘ONU, ha scelto di iniziare il 2026 con un appello urgente mirato alla protezione del pianeta. In un contesto di crisi e di forte rischio per l’ambiente, infatti, la spesa militare globale continua a crescere, arrivando a 2.700 miliardi di dollari nel corso del 2025.

Le parole di Guterres

All’orizzonte ci sono ulteriori rincari e alcune stime anticipano il raggiungimento della quota di 6.600 miliardi di dollari entro il 2035. Come riportato da Euronews, Guterres ha sottolineato: “È chiaro che il mondo ha le risorse per migliorare la vita delle persone, curare il pianeta e garantire un futuro di pace e giustizia. Nel 2026 rivolgo un appello ai leader di tutto il mondo: fate sul serio. Scegliete le persone e il pianeta, non il dolore. In questo nuovo anno, alziamoci insieme: per la giustizia. Per l’umanità. Per la pace“.

I numeri riportati dall’articolo di Euronews sono per molti versi impressionanti. Un rapporto dell’ONU, infatti, evidenzia come si potrebbero utilizzare in modo molto più costruttivo i fondi dedicati alla difesa mentre varie ricerche “fanno i conti” sull’impatto ambientale delle guerre e delle attività militari, evidenziando ancora una volta come la guerra non porti altro che distruzione, in tutte le sue forme, con un impatto enorme sul pianeta.

La spesa militare cresce ancora

In un documento presentato da Guterres lo scorso mese di settembre e chiamato “The true cost of peace” viene chiarito l’impatto della spesa militare sul pianeta.

Secondo tale rapporto, infatti, basterebbe reinvestire il 15% della spesa militare globale per coprire i costi annui dell’adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo.

Da segnalare, inoltre, che un dollaro investito nel settore militare genera più del doppio delle emissioni di gas serra rispetto allo stesso dollaro investito nei settori civili.

C’è poi la questione dei posti di lavoro: un miliardo di dollari nella difesa genera 11.200 posti di lavoro. Investire la stessa cifra in altri settori genererebbe molti posti di lavoro in più: 16.800 nell’energia pulita, 26.700 nell’istruzione o 17.200 nella sanità.

In aggiunta, il 4% della spesa militare globale del 2025, stanziato nel modo giusto ogni anno, permetterebbe di porre fine alla fame nel mondo entro il 2030. Con il 10% del budget impegnato nella difesa, inoltre, si potrebbero vaccinare tutti i bambini della Terra.

Un enorme impatto ambientale

C’è poi la questione dell’impatto ambientale. The War On Climate ha evidenziato come la guerra di Israele a Gaza abbia prodotto 32,2 milioni di tonnellate di CO2 equivalente in appena 15 mesi. L’invasione russa dell’Ucraina ha generato, invece, emissioni pari a 236,8 milioni di tonnellate di CO₂.

La guerra nel Paese ha distrutto o danneggiato circa tre milioni di ettari di foreste. Secondo Initiative on Greenhouse Gas Accounting of War (IGGAW), le forze militari coinvolte da entrambe le parti hanno dato alle fiamme 1,3 milioni di ettari di campi e foreste.

In aggiunta, uno studio del 2022 di Scientists for Global Responsibility e del Conflict and Environment Observatory, ha stimato che gli apparati militari da soli sono responsabili di circa il 5,5% delle emissioni globali.