Pagherai una tassa sul cloud per dati e ricordi: arriva il decreto ufficiale
Il costo per salvare foto e documenti lieviterà a circa 30 euro l'anno

Se siete abituati a caricare le foto delle vostre vacanze o i video dei vostri figli su servizi come Google Drive, iCloud o Dropbox per non esaurire la memoria dello smartphone, c’è una novità che non vi farà piacere.
Il governo ha deciso di dare una stretta definitiva al settore digitale con l’introduzione di quella che è già stata ribattezzata la “tassa sul cloud”. Non si tratta di una possibilità remota, ma di una realtà imminente: il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha infatti firmato il decreto ministeriale che estende il cosiddetto “compenso per copia privata” anche allo spazio di archiviazione virtuale.
- Che cos'è il compenso per copia privata?
- Le cifre: quanto pagheremo ogni mese?
- La protesta delle imprese e il rischio innovazione
Che cos’è il compenso per copia privata?
Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna fare un passo indietro. Il compenso per copia privata è un importo che paghiamo già ogni volta che acquistiamo un nuovo smartphone, un tablet, un computer o un hard disk esterno.
L’idea alla base è che, poiché questi dispositivi permettono di effettuare copie di opere protette da diritto d’autore per uso personale, sia giusto versare una quota forfettaria agli autori e agli editori.
Fino a ieri, questo balzello riguardava solo l’hardware fisico, ovvero i dispositivi che potevamo toccare con mano, quali hard disk e memorie flash. Con il nuovo decreto, la logica si sposta definitivamente nella “nuvola”.
Il problema sollevato da molti osservatori è che l’utente finisce per pagare due volte. La prima quando acquista il telefono, la seconda quando decide di salvare i propri file online.
La beffa è che il pagamento avviene a prescindere dal contenuto: pagherete la tassa anche se sul vostro spazio cloud conservate esclusivamente foto personali o documenti di lavoro, file che non hanno nulla a che fare con il diritto d’autore musicale o cinematografico. Si tratta di un prelievo che colpisce la semplice disponibilità dello spazio di archiviazione.
Le cifre: quanto pagheremo ogni mese?
Il decreto fissa tariffe precise che graveranno sulle tasche degli utenti. L’importo previsto è di 0,0003 euro per ogni gigabyte compreso nella fascia tra 1 e 500 GB.
Se lo spazio supera i 500 GB, la tariffa per i giga eccedenti scende a 0,0002 euro. È prevista una soglia di esenzione totale fino a 1 GB, ma considerando che quasi tutti i piani gratuiti partono da almeno 5 o 15 GB, praticamente nessun utente ne sarà escluso.
Per evitare che la tassa diventi insostenibile, è stato fissato un tetto massimo mensile di 2,40 euro per utente. Anche se possa sembrare una cifra contenuta, su base annua parliamo di quasi 30 euro aggiuntivi, che si sommano al canone già pagato per il servizio cloud.
Il provvedimento introduce inoltre pesanti obblighi amministrativi e dichiarativi per le aziende che offrono questi spazi, complicando la gestione burocratica per chi opera nel settore tecnologico in Italia.
La protesta delle imprese e il rischio innovazione
Le reazioni del mondo produttivo sono state durissime. Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese dell’elettronica, ha espresso forte preoccupazione definendo il decreto un “balzello anacronistico”. Secondo l’associazione, questa misura rischia di aumentare i costi del settore di circa il 20%, rendendo il mercato italiano meno attrattivo per i grandi operatori globali.
Viene sottolineato come le richieste di confronto con il Ministero siano rimaste inascoltate, lasciando le imprese fuori dal processo decisionale. Il rischio concreto è che questi costi vengano scaricati interamente sui consumatori tramite un aumento dei prezzi degli abbonamenti.
Lo strumento della copia privata appare ormai superato rispetto all’economia digitale attuale, dominata dallo streaming più che dal salvataggio di copie.
Tassare lo spazio dove cittadini e imprese conservano i propri dati sembra muoversi in direzione opposta agli obiettivi di digitalizzazione del Paese.
FAQ
È l'estensione del compenso per copia privata allo spazio di archiviazione online: una tariffa applicata ai GB conservati su servizi cloud.
0,0003 €/GB per la fascia 1-500 GB; oltre 500 GB la tariffa scende a 0,0002 €/GB, con esenzione sotto 1 GB.
Sì: il decreto prevede un tetto massimo di 2,40 euro al mese per utente.
Sì: la tassa si applica indipendentemente dal contenuto, quindi anche per foto personali o file di lavoro.


















