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Sovranità tecnologica UE: cos'è il Chips Act 2.0 e cosa cambia per AI e cloud

L'Unione Europea lancia un pacchetto strategico per l'autonomia digitale: ecco come cambiano la produzione di chip avanzati, lo sviluppo dell'AI e la gestione delle infrastrutture cloud.

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Bandiera UE su microchip 123RF
  • La Commissione europea ha lanciato il European Technological Sovereignty Package per rafforzare autonomia digitale e industriale nei prossimi dieci anni.
  • Il Chips Act 2.0 punta a sostenere semiconduttori per l'AI, favorendo nuovi impianti, cooperazioni affidabili e un marchio di eccellenza regionale.
  • Il Cloud and AI Development Act mira a triplicare la capacità dei data center europei con regole su consumi, sovranità dei dati e investimenti open source.

L’Unione Europea lancia l’European Technological Sovereignty Package, un piano strategico che unisce il nuovo Chips Act 2.0 e norme su cloud e AI per triplicare la capacità dei data center e ridurre la dipendenza dai mercati esteri, puntando su open source e sostenibilità energetica.

La dipendenza tecnologica dell’Europa

L’Europa ha un problema di dipendenza tecnologica che assomiglia molto a quando ci si accorge di aver lasciato le chiavi di casa dentro l’appartamento. Compriamo chip altrove, usiamo cloud posizionati altrove e addestriamo algoritmi su server che non controlliamo.

Per invertire la rotta, la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure coordinato, battezzato European Technological Sovereignty Package, che mira a blindare l’autonomia industriale e digitale del vecchio continente per i prossimi dieci anni.

Al centro della strategia ci sono i semiconduttori avanzati, le infrastrutture di calcolo e una decisa accelerazione sul software aperto.

Nuovi chip per l’intelligenza artificiale

Il primo pilastro della strategia è il Chips Act 2.0, naturale evoluzione del regolamento europeo sui semiconduttori già introdotto nel 2023. Perché rimetterci mano così presto? La risposta sta nella crescita verticale dell’intelligenza artificiale.

Entro il 2030, i componenti destinati alle applicazioni AI rappresenteranno oltre il 70% dell’intero mercato dei semiconduttori. L’Europa progetta e produce ancora troppo poco in questo segmento.

La nuova proposta di Bruxelles prevede corsie per autorizzazioni preferenziali e accelerate per i nuovi impianti, una maggiore cooperazione con partner internazionali considerati affidabili e l’introduzione di un “marchio di eccellenza” per valorizzare le regioni europee che si specializzeranno nella filiera.

L’obiettivo macroscopico è connettere direttamente i produttori di silicio con i data center e le future AI Gigafactories, i cui bandi partiranno già a luglio.

Più spazio ai data center europei

Il secondo pilastro si chiama Cloud and AI Development Act. Qui l’Europa mette sul piatto un obiettivo tanto chiaro quanto titanico: triplicare la capacità dei data center continentali nel giro di cinque o sette anni.

Per farlo, Bruxelles intende alleggerire la burocrazia necessaria a realizzare queste cattedrali digitali, introducendo però paletti stringenti sui consumi energetici e l’impatto ambientale.

Viene inoltre istituito un quadro normativo unico per valutare quanto una determinata infrastruttura cloud sia effettivamente sovrana e protetta dal punto di vista dei dati sensibili, pur mantenendo il mercato aperto alle aziende estere ritenute affidabili.

In parallelo, la Open Source Strategy prevede investimenti mirati sulle competenze e sulle startup, con l’idea di usare il software libero come leva per non legarsi a singoli fornitori privati.

Nodi finanziari e sfide reali

Sulla carta il piano è ambizioso, ma l’impatto sul mondo produttivo solleva già i primi dubbi degli esperti. Carlo Reita, direttore della Fondazione Chips-IT, evidenzia come il provvedimento arrivi prima della definizione del bilancio pluriennale europeo 2028-2034.

Al momento mancano cifre ufficiali stanziate, anche se le stime complessive orbitano intorno ai 120 miliardi di euro.

Reita sottolinea che la proposta si concentra molto sulla domanda ma rimane vaga sulle modalità concrete per soddisfare questi bisogni nel contesto geopolitico globale.

Manca, per esempio, un utilizzo strategico delle commesse pubbliche per sostenere direttamente le piccole e medie imprese, sul modello di quanto già fanno gli Stati Uniti.

Per l’Italia, in ogni caso, si aprono spazi importanti in tutta la filiera: dai materiali di produzione ai macchinari di test, fino al packaging dei chip nei settori chiave di automotive, aerospazio e difesa.

FAQ

Che cos'è il European Technological Sovereignty Package?

Un piano UE che combina Chips Act 2.0, norme su cloud e AI per rafforzare autonomia digitale, triplicare la capacità dei data center e puntare su open source e sostenibilità.

Cosa prevede il Chips Act 2.0?

È l'evoluzione del regolamento sui semiconduttori: autorizzazioni accelerate per impianti, cooperazione internazionale e un 'marchio di eccellenza' per le regioni specializzate.

Qual è l'obiettivo sul fronte dei data center?

Triplicare la capacità dei data center europei entro 5-7 anni, riducendo burocrazia ma imponendo limiti sui consumi energetici e impatto ambientale.

Che ruolo ha l'open source nella strategia?

La Open Source Strategy finanzia competenze e startup per usare software libero come leva per evitare dipendenze da singoli fornitori privati.

Quali sono le principali criticità segnalate?

Mancano stanziamenti definiti nel bilancio 2028-2034, dettagli operativi e strategie di commesse pubbliche per sostenere PMI; stime indicano ~120 miliardi.