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Sony chiude Bluepoint Games: qual è il futuro del remake di Bloodborne?

Lo studio di Austin chiuderà a marzo, e con esso sparirà anche la speranza dei fan di vedere un remake del capolavoro FromSoftware: la città di Yharnam resterà avvolta nelle tenebre

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controller playstation 5 123rf

Sony chiude Bluepoint Games a marzo. La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno e ha scosso parecchio il settore: lo studio, acquisito da Sony nel 2021 dopo il successo del remake di Demon’s Souls, godeva di un’ottima considerazione da parte dei fan e sembrava essere al lavoro su un gioco mai annunciato.

A riportare la news è stato Jason Schreier su Bloomberg. Un portavoce di PlayStation ha riferito in una nota che la decisione è stata presa “a seguito di una recente revisione aziendale”. La notizia, per la sua portata, riporta alla mente la chiusura di Tango Gameworks nel 2024 da parte di Microsoft, che aveva acquisito lo studio pochi anni prima.

Ma perché questa chiusura improvvisa? E cosa ne sarà dei circa 70 dipendenti? Vedremo mai un remake di Bloodborne, che i fan sognavano da tempo e che speravano fosse realizzato proprio dallo studio di Austin?

Bluepoint Games, maestri del restauro videoludico

Dall’acquisizione nel 2021, Bluepoint era stata investita del titolo di “custode del mito”. Dopo i miracoli tecnici compiuti con Shadow of the Colossus e, soprattutto, con il monumentale lancio di Demon’s Souls su PS5, lo studio era diventato il candidato naturale per rimettere mano al capolavoro di FromSoftware del 2015. Nessun altro team al mondo aveva dimostrato la stessa capacità di tradurre il codice “antico” in estetica contemporanea senza tradirne l’anima.

Eppure, dietro le quinte, la strategia di Sony sembra aver preso una direzione opposta. Le indiscrezioni parlano di anni sprecati su un progetto live-service legato a God of War, poi cancellato nel 2025, che ha lasciato Bluepoint in un limbo creativo fatale. In un’epoca di tagli aggressivi e di ricerca ossessiva del “blockbuster sicuro”, il talento cristallino di Bluepoint nel restauro d’autore è stato sacrificato sull’altare della “revisione aziendale”.

Un remake tanto desiderato ma mai confermato

Il tempismo è crudele. Proprio nel 2026, anno dell’undicesimo anniversario di Bloodborne, molti fan speravano in un annuncio che seguisse lo stesso schema temporale di Demon’s Souls. Invece, sullo studio è piombata la lama di una ghigliottina che ha tagliato così la testa alle speranze dei fan e al futuro dei 70 dipendenti.

Sony non ha mai confermato che un remake fosse in lavorazione, eppure il silenzio assordante su una patch per i 60fps o una versione PC è sempre stato interpretato come la prova dell’esistenza di un “progetto più grande”. Bluepoint era il candidato ideale per questa ambizione, e ora la sua scomparsa lascia un vuoto tecnico incolmabile. Affidare Bloodborne a un altro studio significherebbe ricominciare da zero, senza quella sensibilità gotica che Bluepoint aveva affinato studiando il lavoro di Miyazaki.

Cosa resta della Caccia?

È ovvio che il dramma più grande resta quello umano, poiché da marzo 70 persone si ritroveranno senza lavoro. Eppure, non possiamo fare a meno di chiederci quale sia la strategia del gigante asiatico, la cui recente decisione ha distrutto le aspettative di molti fan.

E mentre il catalogo PlayStation si sposta verso orizzonti più cauti, il destino di Bloodborne torna nell’oscurità più profonda. La Caccia, a quanto pare, non ricomincerà tanto presto. E il sogno di Bluepoint, come quello dei cacciatori di Yharnam, si è trasformato in un brusco risveglio.