Il Sole è irrequieto: in arrivo una tempesta geomagnetica "cannibale". Ma cosa rischiamo?
Che il Sole sia irrequieto non è un segreto, ma la NOAA ha confermato l'allerta: tra il 4 e il 5 giugno saremo colpiti da una forte tempesta geomagnetica.

È stato registrato un sensibile aumento dell’attività sulla superficie del Sole. L’emissione di diverse espulsioni di massa coronale (Cme), cioè di imponenti bolle di plasma e particelle cariche lanciate nello Spazio, ha spinto la NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration a emettere un’allerta per una tempesta geomagnetica. Gli esperti dicono che il fenomeno potrebbe raggiungere la classe G3 (forte) o addirittura la classe G4 (severa), in caso di condizioni favorevoli, tra il 4 e il 5 giugno.
Cosa sappiamo
Anche se il Sole sta gradualmente avviando la sua fase di declino, eventi energetici di questa portata non sono affatto insoliti e ci ricordano quanto la nostra società altamente tecnologica sia vulnerabile ai suoi “umori”. Ma cosa è successo esattamente?
La responsabilità di questa improvvisa tempesta è da addurre della macchia solare AR 4455 che, nel giro di pochissimo tempo, ha prodotto una serie ravvicinata di brillamenti solari, culminati in eruzioni di classe M e in un fortissimo brillamento di classe X.
Mentre i brillamenti rilasciano radiazioni che viaggiano alla velocità della luce, provocando immediati blackout radio di breve durata, le espulsioni di massa coronale viaggiano molto più lentamente, muovendosi a velocità che variano da poche centinaia a oltre 2.000 km/s. Proprio questa differenza di velocità tra le diverse nubi di plasma emesse dal Sole ha preparato la strada per un fenomeno affascinante noto come “Cme cannibale”: la prima espulsione solare, più estesa, si è diretta verso la Terra seguita da altre due emissioni, l’ultima delle quali è molto più veloce delle precedenti.
Le previsioni della NOAA indicano che questa nube super-rapida finirà per raggiungere e “fagocitare” le prime durante il viaggio nello Spazio, fondendosi in un’unica massiccia perturbazione magnetica prima di colpire il nostro Pianeta. Una dinamica di questo simile a quella che innescò la tempesta solare estrema di classe G5 che ha colpito la Terra nel maggio del 2024.
I rischi di una tempesta solare
Contrariamente a quanto si teme spesso, non ci sono pericoli diretti per la salute umana sulla superficie terrestre, grazie allo scudo invisibile offerto dal nostro campo magnetico, tuttavia – ormai lo abbiamo imparato – le infrastrutture tecnologiche moderne sono decisamente più esposte.
Una tempesta di classe G3 o G4 può generare correnti elettriche impreviste sul terreno, col rischio di causare cali di tensione o sovraccarichi localizzati nelle reti elettriche ad alta tensione, soprattutto ad alte latitudini. Anche i satelliti in orbita possono subire problemi di orientamento e una maggiore resistenza atmosferica, che richiede correzioni della rotta.
I disagi più comuni per i cittadini riguardano, però, i sistemi di comunicazione e di posizionamento satellitare. Le variazioni nella ionosfera possono causare temporanee interruzioni o errori significativi nei segnali GPS e nelle comunicazioni radio a onde corte. Anche l’aviazione civile risente di questi eventi, tanto che le rotte aeree polari vengono spesso deviate per evitare le zone a maggiore densità di radiazioni e prevenire anomalie ai sistemi di bordo.
A essere colpito è anche il mondo animale, che inevitabilmente subisce gli effetti di questo disordine magnetico. Pensiamo alle specie migratorie come i piccioni viaggiatori, i delfini, le balene (ma l’elenco potrebbe continuare), che utilizzano una sorta di “bussola biologica” interna sensibile al magnetismo terrestre per orientarsi. Durante le tempeste solari più intense, le variazioni del campo magnetico possono stordire e disorientare temporaneamente questi esemplari.
Vedremo le aurore boreali in Italia?
Tempesta solare chiama aurora boreale, che poi è l’effetto collaterale più spettacolare di questo fenomeno. Quando una tempesta raggiunge livelli intensi (come G3 o G4, appunto), l’ovale aurorale si espande verso l’equatore, rendendo visibili le luci polari a latitudini insolitamente basse.
Come spiega ad ANSA il professor Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all’Università di Trieste, in Italia non è così scontato poter assistere a questo fenomeno. Prevedere il momento esatto dell’impatto della tempesta è difficile, con un margine di incertezza che va dalle 6 alle 10 ore, dunque se la perturbazione colpirà la Terra durante le ore diurne per l’Europa, non sarà possibile osservare nulla a occhio nudo.
Non saranno aurore boreali vere e proprie, ma forti tempeste geomagnetiche come questa possono innescare eventi visibili anche dal nostro Paese, come i SAR (archi aurorali rossi stabili) o bagliori rossastri ad altissima quota generati dall’eccitazione dell’ossigeno, difficili da distinguere a occhio nudo a causa dell’inquinamento luminoso, ma facilmente immortalati con fotocamere a lunga esposizione puntate verso l’orizzonte settentrionale.

















