Siti vietati ai minori, il sistema di controllo è crollato: bastano dei baffi finti
I siti vietati ai minori hanno un sistema di controllo dell'età facile da superare: barba e baffi aiutano i bambini nel Regno Unito, ma non solo

Da qualche anno ormai si discute in merito alla necessità di limitare l’accesso a certe realtà online ai minori. Un dibattito internazionale, che ha visto alcuni Paese compiere già il primo passo. I primi sistemi di verifica in Occidente sono stati registrati negli Stati Uniti. Era il 2023 e ora l’Europa sta per fare lo stesso. Anche l’Italia potrebbe adeguarsi tra non molto, limitando i “siti per adulti”. Ogni sistema ha però la sua falla e se questa viene individuata da un gruppo di giovanissimi, forse è davvero troppo grande da ignorare.
Siti vietati ai minori
Chiunque abbia frequentato un sito per adulti sa bene che non occorre una laurea in ingegneria per accedere, mentendo sulla propria età. Tutto si basa sull’autocertificazione, infatti. Ciò vuol dire che con un click si attesta d’avere almeno 18 anni, sollevando il sito da eventuali responsabilità.
Oggi però le cose stanno cambiando e, di fatto, si va incontro a sistemi più sofisticati. Ciò non vuol dire, però, che i cancelli posti a guardia di certi contenuti siano invalicabili, anzi. L’organizzazione Internet Matters ha infatti diffuso un sondaggio dai risultati imbarazzanti. Nel Regno Unito sono stati introdotti dei metodi stringenti per il controllo dell’età, ma le cose non stanno andando come il Governo si aspettava.
Come superare i controlli
Il Regno Unito ha varato l’entrata in vigore dell’Online Safety Act lo scorso 25 luglio. Cosa vuol dire? In parole povere che le restrizioni previste per l’accesso degli utenti devono garantire un sistema di verifica avanzato, che preveda l’accesso tramite carta d’identità o, in alternativa, con un selfie scattato in tempo reale.
Una barriera aggirata agevolmente da numerosi giovanissimi. Secondo il report, infatti, il 46% dei bambini inglesi ha dichiarato che i controlli non danno loro troppi pensieri. C’è da sporcarsi un po’ ma la sfida è alla portata di tutti.
I risultati sono stati pubblicati da The Independent, che evidenzia poi come il 32% abbia ammesso candidamente d’averli già bypassati. Andare contro il sistema e superare limiti che si ritengono eccessivi è normalissimo a quell’età. Il problema infatti non risiede nei loro tentativi, bensì nei sistemi decisamente poco efficaci.
Non si tratta di far partire una guerra al porno, sia chiaro, ma di contribuire a rendere il web un posto più sicuro. I minori dovrebbero essere tutelati da certe immagini e video, soprattutto perché in gran parte riflettono un immaginario incentrato sulla sottomissione della donna. Ritrovarsi sommersi in tutto questo, senza i giusti mezzi per interpretare quanto visto, non può condurre ad altro che a generazioni pronte a ripetere determinate dinamiche nel mondo reale.
Il report è affiancato da alcune interviste, che regalano immagini a dir poco curiose. In alcuni casi sarebbero i genitori ad aiutare i figli ad accedere a determinati siti. In altri, invece, trova spazio lo stratagemma più diffuso: disegnare barba e baffi sul viso prima del selfie.
Per non parlare poi della via più logica per tantissimi: il download di una VPN. Ne esistono anche gratuite sul mercato, facilmente accessibili ai più giovani. In questo modo è possibile fingere d’essere altrove nel mondo, aggirando gli ostacoli previsti dalla legge. Forse la soluzione non è chiudere il cancello, credendo d’aver risolto il problema. Forse occorre spiegare i motivi della chiusura. Ma, almeno in Italia, parlare di educazione sessuo-affettiva è un taboo, a quanto pare.



















