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Una moneta antica con il volto di Gesù proverebbe l’autenticità della Sindone di Torino

Dall'antica moneta bizantina al nuovo test virtuale: ecco dubbi e certezze sulla Sindone di Torino e le sue origini

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Sindone di Gesù Cristo iStock

In termini di reperti religiosi, senza dubbio la Sindone è tra i più discussi. Un elemento dall’impatto turistico enorme, come ben sa la città di Torino (dov’è custodita). Per i credenti rappresenta il sudario che ha avvolto il corpo di Gesù Cristo in seguito alla sua crocifissione. Ciò avrebbe portato poi all’impressione della sua immagine, in maniera miracolosa.

Di tutt’altro parere invece molti studiosi laici, che ritengono la Sindone un’opera d’arte. Un lavoro dalla straordinaria fattura che, però, non ha nulla di “divino”. Inoltre un progetto sviluppato in epoca medievale. Un nuovo studio, condotto dal ricercatore brasiliano Cicero Moraes, ha ora gettato nuova luce sull’origine dell’immagine. Al tempo stesso, però, si parla molto di un’antica moneta, che confermerebbe il miracolo.

Una moneta col volto di Cristo

Si è fatto un gran parla di una moneta antica raffigurante il volto di Gesù Cristo. Questa risalirebbe al periodo bizantino (969-976 d.C.) e proporrebbe un volto simile a quello della Sindone. Per alcuni, ciò disputerebbe la teoria che indica il reperto religioso presente a Torino come un falso medievale, o per meglio dire una “semplice” opera d’arte.

Un terreno spinoso, com’è facile immaginare, con alcuni sostenitori dell’autenticità che sottolineano come soltanto le parti rammendate della Sindone risalirebbero all’epoca medievale. Sarebbero state queste a inficiare i test.

E la moneta? Emessa sotto l’imperatore bizantino Giovanni I, rappresenterebbe per alcuni la prova che l’artista abbia potuto vedere il Mandylion (immagine miracolosa di Cristo, antecedente alla Sindone), traendone ispirazione. Esistono basi scientifiche per la “teoria della moneta”? Per quanto affascinante, si tratta di una tesi non supportata da prove solide.

Le origini della Sindone: nuovo studio

Un vero esperimento è quello condotto da Moraes che, per riuscire nel suo intento, ha sfruttato software open-source come Blender e MakeHuman, sviluppando al tempo stesso nuovi dubbi. La Sindone ci mostra un uomo con barba e capelli lunghi, in linea con l’iconografia tradizionale cristiana, che rappresenta a quel modo Cristo dal VI secolo in poi.

Una figura ben visibile a occhio nudo, che diventa poi particolarmente nitida in negativo fotografico. Al netto di tali elementi a tutti evidenti, la domanda cardine che tutti si pongono è: come si è formata quell’immagine?

I dubbi in merito all’autenticità del reperto religioso non appartengono unicamente al presente. Si pensi che il teologo Giovanni Calvino dubitava della sua originalità già nel XVI secolo. Si chiedeva, infatti, perché nessuno dei Vangeli ne avesse mai fatto menzione, considerando l’incredibile straordinarietà dell’evento. Il Vangelo di Giovanni, inoltre, indica in maniera chiara come Cristo venne avvolto in più teli, non soltanto da uno.

Moraes ha ripreso una teoria risalente agli anni ’80. Si è dunque poggiato sulle spalle del chimico Walter McCrone. L’immagine potrebbe essere stata creata con una tecnica non tanto dissimile dal frottage. Di fatto sarebbe stata usata una scultura a basso rilievo come base.

È stato così generato un modello tridimensionale umano, inserendo tali dettagli:

  • maschio;
  • adulto;
  • 33 anni, circa;
  • magro;
  • alto 1,80 m.

Ha poi avvolto tale figura in un panno, virtualmente, così da poter analizzare l’effetto della stampa tridimensionale su un tessuto.

Il risultato dell’esperimento

Quando un tessuto entra in contatto con un oggetto tridimensionale reale, l’immagine risultante è molto più distorta e voluminosa rispetto a quanto visibile sulla Sindone. Moraes ritiene che ciò suggerisca come la figura sia stata ottenuta non da un corpo umano.

La fonte, dunque, sarebbe stata piatta o semi-piatta. Presumibilmente un bassorilievo dipinto con dei pigmenti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Archaeometry e include il video della simulazione. Il ricercatore però invita chiunque a ripetere l’esperimento a casa.

È possibile apporre del colore sul volto e un panno bianco. Quanto apparirà sarà inevitabilmente un’immagine distorta e “gonfia”, ben diversa da quella perfettamente proporzionata della Sindone.

Come sempre, però, ci si ritrova in questi casi a scontrarsi con la riluttanza religiosa ed accettare fenomeni reali e comprovati. I miracoli, infatti, non sono sottoposti alle leggi naturali che tutti comprendiamo e accettiamo come fatti.