Sicilia e Malta un tempo erano collegate: il paesaggio riemerso dalle mappe del fondale
Circa 22.000 anni fa il mare era molto più basso e tra Sicilia e Malta si estendeva un paesaggio oggi sommerso, che nuove mappe del fondale stanno riportando alla luce

- Una campagna oceanografica italo-maltese ha mappato il Canale di Sicilia e riportato alla luce un antico corridoio tra Sicilia, Malta e Gozo.
- Il fondale mostra rilievi, lagune e possibili tracce di una barriera corallina, segni di un paesaggio emerso durante l’ultima era glaciale e poi sommerso.
- Le datazioni dei sedimenti potranno chiarire tempi e modalità della scomparsa del ponte di terra, offrendo indizi preziosi anche sulla mobilità umana nel Mediterraneo.
Più di 90 chilometri di mare separano la costa sud-orientale della Sicilia da Malta, e per coprirli servono un traghetto o un aereo. Durante l’ultima era glaciale, però, quel tratto di Mediterraneo aveva un aspetto molto diverso.
Una campagna oceanografica italo-maltese ha mappato in alta risoluzione il fondale del Canale di Sicilia, restituendo l’immagine di un paesaggio scomparso sotto le onde. E la ricostruzione ha riservato più di una sorpresa agli stessi ricercatori.
- Lo studio sul ponte di terra tra Sicilia e Malta
- Com'era il corridoio tra Sicilia e Malta?
- Qualcuno lo ha attraversato a piedi?
Lo studio sul ponte di terra tra Sicilia e Malta
I dati arrivano dalla campagna BRIDGES, descritta nel rapporto tecnico pubblicato dal Cnr-Ismar. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Istituto di Scienze Marine del CNR, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e l’Università di Malta, con Maria Filomena Loreto (Cnr-Ismar) ed Emanuele Lodolo (OGS) nel ruolo di responsabili scientifici.
La prima fase si è svolta tra il 29 dicembre 2025 e il 7 gennaio 2026 a bordo della nave oceanografica Gaia Blu del CNR, che ha scandagliato il braccio di mare compreso tra la Sicilia sud-orientale, Malta e Gozo. La campagna si è poi conclusa al porto di Catania, dopo una fase estiva dedicata al campionamento dei sedimenti in 12 stazioni.
La scelta dell’area risponde a una lacuna curiosa: pur essendo uno dei tratti di mare più navigati della storia, il Canale di Sicilia disponeva soltanto di rilievi batimetrici risalenti alla metà del Novecento, con una risoluzione troppo bassa per distinguere le forme del fondale. Per colmare il vuoto, il team ha impiegato strumenti acustici in grado di disegnare la morfologia del fondo e di osservare gli strati di sedimento sottostanti.
Com’era il corridoio tra Sicilia e Malta?
Come dicevamo all’inizio, il collegamento risale all’ultima era glaciale. Circa 22.000 anni fa, enormi calotte di ghiaccio trattenevano nell’emisfero settentrionale una quantità d’acqua tale da abbassare il livello del mare di oltre 120 metri rispetto a quello attuale, e ampie porzioni di quello che adesso è fondale erano terraferma. Tra la Sicilia e l’arcipelago maltese si apriva così un corridoio emerso, percorribile senza bagnarsi i piedi.
Le nuove mappe ridisegnano l’idea tradizionale di una lingua di terra continua: il fondale mostra rilievi allungati e spesso discontinui, estesi anche per decine di chilometri, che delimitano depressioni e antiche lagune: una conformazione da arcipelago, fatta di isole, canali stretti e bacini riparati simili alle lagune costiere protette da barriere naturali. Con la risalita del mare, questo mosaico si è frammentato un pezzo alla volta fino a scomparire.
Lungo il margine occidentale della dorsale gli strumenti hanno individuato anche una formazione irregolare che potrebbe corrispondere a un’antica barriera corallina. Serviranno altre indagini per confermarlo; se l’ipotesi reggerà, offrirà un indizio importante sul tipo di ecosistema costiero che si era sviluppato in quel paesaggio.
I carotaggi hanno riportato in superficie sedimenti con antichi depositi marini. La datazione al radiocarbonio dei piccoli frammenti fossili che contengono permetterà di stabilire in quali tempi le diverse porzioni di terra siano state sommerse, dopo lo scioglimento dei ghiacci. Secondo le ricostruzioni più accreditate, il collegamento tra le due isole scomparve intorno a 13.000 anni fa.
Qualcuno lo ha attraversato a piedi?
È verosimile che gli animali abbiano usato il corridoio per spostarsi, e che gruppi di cacciatori-raccoglitori provenienti dalla Sicilia ne abbiano frequentato le coste. Lagune e acque basse sono ambienti ricchi di pesci e molluschi, una riserva di cibo a portata di mano. Finora, tuttavia, sul paesaggio sommerso non sono emersi manufatti né tracce di insediamenti.
Le prove archeologiche disponibili raccontano un’altra storia: per anni si è ritenuto che i primi abitanti di Malta fossero agricoltori neolitici sbarcati circa 7.500 anni fa, finché uno studio pubblicato su Nature nell’aprile 2025, guidato da Eleanor Scerri del Max Planck Institute of Geoanthropology, ha spostato indietro le lancette. Nel sito di Latnija, nel nord dell’isola, sono emersi focolari, utensili in pietra e resti di pasti a base di molluschi, pesci e uccelli lasciati da cacciatori-raccoglitori tra 8.500 e 8.900 anni fa.
Quei gruppi trovarono il ponte già sommerso da millenni: per raggiungere Malta affrontarono una traversata in mare aperto di circa 100 chilometri, segno che le comunità mesolitiche del Mediterraneo sapevano già navigare.
Resta aperta un’ipotesi suggestiva, visto che la Sicilia era abitata già intorno a 16.000 anni fa: la presenza umana sull’isola potrebbe essere cominciata prima di quanto documentato, quando il corridoio era ancora percorribile. Le datazioni dei sedimenti raccolti da BRIDGES aiuteranno a definire la finestra temporale in cui quel passaggio è rimasto aperto, un tassello prezioso anche per gli archeologi.
FAQ
Sì, durante l’ultima era glaciale il livello del mare era molto più basso e tra le due isole esisteva un corridoio di terra emersa.
Le nuove mappe mostrano un paesaggio complesso, con rilievi, depressioni e antiche lagune, più simile a un arcipelago che a una lingua di terra continua.
Le ricostruzioni indicano che il collegamento tra Sicilia e Malta si è progressivamente sommerso fino a sparire circa 13.000 anni fa.
È possibile che gruppi di cacciatori-raccoglitori abbiano frequentato l’area, ma finora non sono emersi manufatti o insediamenti sul paesaggio sommerso.
Aiuta a capire quando il passaggio è rimasto aperto e se la presenza umana a Malta possa essere iniziata prima di quanto documentato finora.



















