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Sfere di Nettuno invadono le spiagge del Mediterraneo: ma cosa sono e da dove vengono?

Le misteriose sfere di Nettuno affiorano sempre più spesso sulle spiagge del Mediterraneo: ecco cosa sono e perché il mare le crea

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Sfere di Nettuno in spiaggia: cosa sono? iStock

Sulle spiagge del Mediterraneo si possono incontrare dei piccoli “grumi” compatti, bruni e fibrosi, dall’aspetto quasi misterioso. Sono chiamate sfere di Nettuno e si accumulano in riva dopo mareggiate o giornate di vento, creando piccoli cumuli che attirano la curiosità di chi passeggia.

Non si tratta di rifiuti artificiali né di strane concrezioni minerali: sono il risultato di un processo naturale che si ripete da secoli e che oggi torna a farsi notare con maggiore frequenza. La loro presenza racconta molto dello stato del mare e del legame fra ciò che accade in profondità e quello che le nostre acque possono portare sulle battige.

Che cosa sono davvero le Sfere di Nettuno?

Andiamo subito al dunque: le cosiddette sfere di Nettuno non sono altro che agglomerati naturali di Posidonia oceanica, una pianta marina endemica del Mediterraneo che forma praterie sottomarine estese e vitali per l’ecosistema.

Quando le foglie di posidonia si staccano, i resti fibrosi vengono trasportati dalle correnti e progressivamente modellati fino a creare sfere compatte di dimensioni variabili, note anche con il termine scientifico aegagropilae. Si tratta quindi di un fenomeno biologico e non geologico, documentato da tempo e descritto anche in studi sulle dinamiche delle praterie marine.

Queste formazioni hanno una funzione inattesa: uno studio pubblicato su Scientific Reports ha infatti mostrato che le praterie da cui nascono, purtroppo, riescono a intrappolare milioni di microplastiche, alcune delle quali finiscono racchiuse proprio all’interno delle sfere che poi il mare spinge a riva. In questo modo, le sfere di Nettuno diventano al tempo stesso un prodotto naturale e un contenitore delle tracce lasciate dalle attività umane nel mare.

Perché sono sempre di più?

Ultimamente la loro presenza si è molto intensificata, dunque vale la pena chiedersi come mai. In realtà il motivo principale è quello legato alla dinamica naturale delle praterie di Posidonia oceanica: le foglie morte di questa pianta si accumulano in grandi quantità durante l’inverno, quando la pianta rinnova i propri tessuti e poi, come accennavamo, si compattano in sfere.

Va però detto che negli ultimi anni le osservazioni si sono moltiplicate perché le mareggiate sono diventate più frequenti e intense: diversi studi collegano questo aumento a fenomeni legati al cambiamento climatico e alla maggiore instabilità meteorologica nel Mediterraneo. C’è poi un altro fattore che contribuisce: la quantità di materiale disponibile.

Dove le praterie di posidonia sono ancora estese e in buona salute, producono più biomassa che può trasformarsi in fibre residue. La degradazione costiera ha ridotto molte di queste praterie, ma in alcune aree la loro produttività rimane elevata, con conseguente formazione più abbondante di sfere. È un paradosso: la minaccia alla pianta è reale, ma proprio le zone meglio conservate restituiscono il maggior numero di questi agglomerati vegetali.

Un segnale dal mare

Le sfere di Nettuno non sono soltanto una curiosità da osservare sulla sabbia, ma un indizio prezioso dell’equilibrio tra mare e costa. La loro presenza racconta che le praterie di posidonia sono ancora attive e in grado di svolgere un ruolo ecologico fondamentale. Ogni sfera che arriva a riva testimonia infatti il lavoro silenzioso di un habitat che filtra l’acqua, produce ossigeno, trattiene sedimenti e offre rifugio a numerose specie marine.

Vederle accumulate dopo una mareggiata significa quindi osservare un frammento della vita sommersa del Mediterraneo che riaffiora. In un periodo in cui la pressione sugli ecosistemi marini è crescente, queste formazioni diventano un messaggio concreto: ci ricordano che il mare non è un contenitore passivo, ma un sistema vivo che reagisce, si adatta e restituisce alla superficie i segni di ciò che accade in profondità.