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Ti sei mai chiesto cos'è il sensore ultrasonico di uno smartphone?

Ecco tutto quello che c'è da sapere in merito al funzionamento del sensore ultrasonico dello smartphone, elemento essenziale per lo sblocco veloce e sicuro

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sensore ultrasonico iStock

Gli smartphone moderni possono sfruttare diversi sensori avanzati, con l’obiettivo di raccogliere dati ed eseguire determinate operazioni. Uno dei più utili è il sensore ultrasonico, utilizzato per la scansione dell’impronta digitale e, quindi, per poter garantire un’autenticazione biometrica e un accesso sicuro al proprio dispositivo.

Si tratta di un componente centrale della scheda tecnica di molti smartphone recenti. Il suo funzionamento ha un impatto importante anche sull’esperienza d’uso, garantendo un accesso rapido, veloce e sicuro. Ecco tutto quello che c’è da sapere in merito a questo particolare tipo di sensore, sempre più diffuso tra gli smartphone.

Come funziona il sensore

Il sensore di impronte digitali ultrasonico, negli ultimi anni, è diventato un punto di riferimento  del mercato smartphone, soprattutto considerando gli smartphone Android di fascia alta.

I primi modelli ad aver introdotto questa tecnologia sono stati gli smartphone della serie Galaxy S10. Oggi è utilizzato dai Galaxy S26.  Successivamente, anche altri produttori hanno optato per un sistema di questo tipo.

Un sensore di questo tipo  invia degli input a ultrasuoni quando si posiziona il dito sullo schermo, in grado di rilevare un’immagine 3D delle impronte.

Si tratta di una soluzione che offre due vantaggi principali: il riconoscimento è più preciso e sicuro e lo sblocco avviene in modo più rapido.

Tale sensore viene posizionato sotto al pannello dei display e consente un’autenticazione rapida e ad alta sicurezza, rivelandosi essere un metodo eccellente per proteggere il proprio smartphone.

L’utilizzo per l’utente è semplicissimo: come prima cosa è necessario registrare un’impronta digitale, seguendo una procedura guidata accessibile dalle Impostazioni del proprio smartphone.

Successivamente, il sensore sarà subito pronto all’utilizzo. Basterà poggiare il dito nel punto del display sotto cui è installato il sensore (in genere posizionato nella parte bassa del pannello) per avviare la scansione e lo sblocco.

Le alternative

Per il riconoscimento biometrico su smartphone, il sensore ultrasonico è oggi un sistema di riferimento, garantendo sicurezza e velocità. Ci sono, però, delle alternative. La prima è rappresentata dal sensore ottico, che utilizza una tecnologia diversa ma che viene posizionato sempre sotto al display.

Alcuni smartphone, in genere più economici oppure dotati di display pieghevoli, hanno un sensore di impronte laterale, invece che sotto il display. In questi casi, il riconoscimento dell’impronta avviene utilizzando tecnologie capacitive o ottiche, senza ricorrere al riconoscimento ultrasonico.

C’è poi il riconoscimento facciale, come il ben noto Face ID di Apple, che permette di effettuare un riconoscimento del volto 3D. Tale soluzione viene adottata anche da alcuni smartphone top di gamma di HONOR e anche su diversi portatili Windows (con il sistema di riconoscimento Windows Hello).

Il riconoscimento facciale può avvenire anche con il sistema 2D (meno sicuro in quanto può essere ingannato da una fotografia) che risulta una soluzione molto diffusa, come sistema di sblocco secondario, su smartphone e tablet  Android. In passato, sono stati utilizzati anche sistemi di riconoscimento dell’iride, sicuri ma meno veloci e intuitivi.