Scoperti i resti di un popolo che nessuno conosceva: viveva sul tetto del mondo
Dieci scheletri trovati in una grotta a 4.000 metri svelano l’esistenza di una popolazione vissuta sull’Himalaya e finora sconosciuta

- Una squadra di ricercatori ha sequenziato il DNA di dieci individui trovati in una grotta del Ladakh, rivelando una miscela unica di ascendenze.
- I reperti, datati circa 1.500 anni fa, mostrano una composizione genetica metà sud-asiatica e metà tibetana, oggi molto rara.
- Modelli sui frammenti di DNA indicano che la mescolanza iniziò circa 2.800 anni fa e ha lasciato tracce nelle popolazioni himalayane contemporanee.
Per più di mille anni un intero popolo ha vissuto, allevato, seppellito i propri morti in alta quota, a oltre 4.000 metri. Dopodiché, come se fosse stata fatta una strana magia, è sparito dalla memoria collettiva senza lasciare un nome, una cronaca, un’iscrizione che lo ricordasse.
Il suo passaggio è rimasto registrato in un solo archivio che è al contempo il più difficile da leggere e il più difficile da manomettere. Quell’archivio è stato aperto adesso, e il contenuto obbliga a riscrivere una pagina di storia.
- I resti della Old Lady Spider Cave e la scoperta
- Una popolazione "inesistente"
- Cosa ci nasconde ancora il passato?
I resti della Old Lady Spider Cave e la scoperta
L’archivio di cui stiamo parlando, diciamolo, è metaforico. Si tratta infatti della grotta Old Lady Spider Cave, scoperta in alta quota sull’Himalaya nel 2019 da un’archeologa dell’Archaeological Survey of India. La grotta, che si trova nei pascoli sopra il villaggio di Yogma Kharbu, nel Ladakh occidentale, conteneva delle ossa sparse, senza corredo funerario, che hanno giustificato la partenza di uno scavo iniziato nel 2021, due anni dopo.
Scavo, va detto, che non è stato semplicissimo: la Old Lady Spider Cave si trova nell’estremità himalayana dell’India e al suo interno si articola in tre camere collegate da gallerie strette. Nella seconda e nella terza le ossa sono state ritrovate nella loro posizione anatomica, cosa che indica che i corpi vennero deposti sul pavimento e mai più spostati.
I campioni sono poi stati portati fino a Boston, dove un gruppo di scienziati guidato dai professori Nick Patterson e David Reich ha condotto uno studio sfruttando le cosiddette tecniche del DNA antico: undici prelievi fra ossa e tessuti molli, arricchiti su oltre un milione di posizioni variabili del genoma e sequenziati su piattaforme Illumina, che hanno restituito il patrimonio genetico di dieci individui distinti.
Sugli stessi resti ha lavorato in parallelo un secondo gruppo, guidato da Niraj Rai del Birbal Sahni Institute of Palaeosciences di Lucknow e da Maanasa Raghavan dell’Università di Chicago, che nel suo studio ha affiancato al DNA le analisi degli isotopi di carbonio, azoto e ossigeno. Due laboratori, due percorsi separati, una sola conclusione condivisa: quelle dieci persone non corrispondono a nessuna popolazione umana censita finora.
Una popolazione “inesistente”
Come si ha questa certezza? In sostanza i due team hanno confrontato i dieci genomi scoperti con quelli delle popolazioni eurasiatiche note: non c’è stata nessuna corrispondenza esatta, metà della loro origine rimanda all’India settentrionale, l’altra metà agli antichi tibetani. Per questo, la popolazione è stata ribattezzata Old Ladakh e si suppone che la sua origine risalga a circa 2.800 anni fa, contando le generazioni trascorse dal primo incrocio fra le due origini.
Ciò che è interessante, è che le ossa ci dicono chiaramente come vivevano: l’analisi chimica indica una dieta a base vegetale integrata da carne di pecora, capra e mucca, e valori compatibili con abitanti stabili dell’alta quota: pastori e agricoltori insediati sul posto, come nei villaggi della zona ancora oggi.
Nella grotta è stata riconosciuta una coppia di fratelli, segno di famiglie radicate anziché di mercanti di passaggio. Curioso anche il dettaglio dell’adattamento all’aria rarefatta: la variante genetica che aiuta i tibetani a respirare a quattromila metri compare in un solo caso su nove, quindi in questa popolazione non si era ancora diffusa.
Cosa ci nasconde ancora il passato?
La cosa più curiosa di Old Ladakh è che non è mai stato un popolo perduto: secondo gli studiosi, anche se nessuno sapeva della sua esistenza la sua eredità circolava (e circola) da secoli sotto gli occhi di tutti, nel sangue delle comunità Minero e Balti che abitano il Ladakh oggi. Estinto, dunque, no: assorbito, diluito, dimenticato nel nome, sì.
Quelle dieci persone hanno smesso di essere un gruppo riconoscibile senza smettere di trasmettere qualcosa, e ci sono voluti quindici secoli e un laboratorio a Boston perché qualcuno se ne accorgesse. Da qui parte la domanda interessante: quante altre popolazioni stiamo “portando addosso” senza saperlo? Quanti gruppi umani hanno vissuto abbastanza a lungo da lasciare un’impronta genetica e abbastanza in disparte da non finire in nessuna cronaca?
Probabilmente, per saperlo serviranno altri scavi, altri resti, altre grotte fredde abbastanza da conservarli. Intanto vale la pena tenere a mente il meccanismo: la storia scritta racconta chi ha avuto qualcuno che… scrivesse. Il resto è probabilmente è ancora nascosto. E aspetta.
FAQ
I resti sono stati rinvenuti nella Grotta della Vecchia Signora del Ragno, nel Ladakh a 4.000 metri di altitudine.
I reperti risalgono a circa 1.500 anni fa, datati con la datazione al radiocarbonio.
Mostravano circa il 50% di ascendenza sud-asiatica e il 50% di ascendenza tibetana, una combinazione oggi rara.
I modelli sulle dimensioni dei frammenti di DNA stimano che l'incrocio sia iniziato circa 2.800 anni fa.
Non è del tutto scomparso: il loro patrimonio genetico è presente nelle popolazioni himalayane moderne come Minero e Balti.

















