Scoperta una nuova abitudine che accomuna scimpanzé e uomini
Una nuova (e curiosissima) ricerca svela che gli scimpanzé hanno in comune con l'uomo anche la passione per l'alcool: ecco cosa abbiamo scoperto.
L’uomo potrebbe essere evolutivamente attratto dall’alcool, sebbene questa sostanza abbia indubbi effetti negativi sulla sua salute. A svelarlo è un nuovo studio condotto sugli scimpanzé, che rappresentano il “parente” più prossimo alla nostra specie: gli scienziati hanno scoperto che si cibano quotidianamente di frutta matura contenente elevate quantità di etanolo, che corrispondono a circa due bevande alcoliche.
La curiosa abitudine che accomuna l’uomo e lo scimpanzé
Gli uomini hanno fatto dell’alcool una vera e propria passione, che si tratti di una bella birra fresca da consumare assieme alla pizza o di un bicchiere di vino a tavola. Ma da dove arriva questa abitudine, che come ormai ben sappiamo è pur sempre dannosa per la nostra salute? A quanto pare, l’abbiamo ereditata dai nostri antenati: anche gli scimpanzé, che geneticamente parlando sono i primati ancora viventi più simili alla nostra specie, consumano quotidianamente un’importante quantità di alcool. Non si tratta di un’idea del tutto nuova, dal momento che già diverso tempo fa era stata proposta una teoria del genere.
Promotore (ormai 25 anni fa) di quella che è stata chiamata l’ipotesi della scimmia ubriaca, il professor Robert Dudley della University of California di Berkeley aveva teorizzato qualcosa di curioso. Ovvero, che gli scimpanzé assumessero l’etanolo contenuto all’interno della frutta di cui sono particolarmente ghiotti. Secondo questa ipotesi, i nostri antenati avrebbero preso l’abitudine di consumare frutta matura, che contiene maggiori quantità sia di etanolo che di zuccheri, per poter contare su un più elevato apporto calorico. Da quel momento, l’uomo avrebbe imparato a sfruttare le sue risorse per estrarre l’etanolo e continuare a consumarlo sotto altra forma.
Gli scimpanzé consumano alcool: lo studio
Se all’epoca della teoria sviluppata dal professor Dudley non c’erano dati a sufficienza per un’indagine approfondita, oggi abbiamo molte più informazioni. In particolare, il tassello mancante era la quantità di etanolo presente nei frutti maggiormente consumati dagli scimpanzé. Ciò non aveva permesso agli scienziati di scoprire se l’uomo avesse effettivamente appreso la “passione” per l’alcool dai suoi antenati e se ciò avesse davvero influenzato la sua evoluzione. Un nuovo studio, condotto da Dudley in collaborazione con Aleksey Maro, potrebbe far luce su questa ipotesi.
La ricerca, pubblicata su Science Advances, ha analizzato la frutta che costituisce la base dell’alimentazione delle comunità di scimpanzé del Parco Nazionale di Kibale (Uganda) e del Parco Nazionale di Taï (Costa d’Avorio). Questi primati consumano circa 4,5 kg di frutta al giorno, pari al 75% della loro dieta complessiva. Nei 20 tipi di frutta presi in considerazione dagli scienziati, la quantità di etanolo è pari a circa lo 0,3% del peso totale. Sembrerebbero cifre irrisorie, ma bisogna effettuare le dovute proporzioni.
Ogni scimpanzé mangia quotidianamente frutta pari al 5-10% del loro peso corporeo: questo significa che il quantitativo di etanolo assunto è di circa 14 grammi al giorno. Aggiungendo all’equazione il minor peso corporeo di uno scimpanzé rispetto all’uomo, i ricercatori hanno stimato che il loro consumo quotidiano di alcool è pari a due bevande alcoliche. Il totale sarebbe addirittura ancora più alto se i primati scegliessero frutta più matura.
“Questi risultati sono coerenti con l’ipotesi che l’etanolo sia diffuso nei frutti tropicali e che la moderna predisposizione al consumo di alcool derivi dall’esposizione ancestrale a questa sostanza psicoattiva tra i primati frugivori” – concludono Maro e i suoi collaboratori nel loro articolo.
















