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SCIENZA

Scomparso il 75% delle specie vegetali sul Kilimangiaro

Cambiamenti epocali hanno stravolto il Kilimangiaro: in poco più di un secolo, come dimostra un nuovo studio, è scomparso il 75% delle specie vegetali.

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Il Kilimangiaro è un vero e proprio “hotspot di biodiversità”, ovvero un ecosistema caratterizzato da elevati livelli di varietà biologica, che purtroppo è messo in pericolo dall’attività umana. La sua importanza è da tempo studiata dai ricercatori, così come i cambiamenti che negli ultimi anni sono intervenuti a modificarne – in peggio – le condizioni ambientali. Un nuovo studio, in particolare, ha evidenziato qualcosa di drammatico: in poco più di un secolo, il Kilimangiaro ha perso il 75% delle specie vegetali che ospitava. Che cosa sta succedendo?

Il Kilimangiaro ha perso la sua biodiversità

Situato in Tanzania, il Kilimangiaro è la montagna più alta di tutto il continente africano, con i suoi quasi 5.900 metri: si tratta di uno stratovulcano in fase di quiescenza, formato da tre crateri di antichissime origini. Da sempre, questa regione fornisce innumerevoli servizi ecosistemici, ovvero benefici che contribuiscono allo sviluppo e al benessere dell’uomo. Dalla coltivazione di prodotti agricoli alla fornitura di acqua e di legname, dalla protezione dei pendii dall’erosione e dalle inondazioni attraverso la vegetazione alla regolazione climatica: il Kilimangiaro è un ecosistema di straordinaria importanza. Senza contare come, indirettamente, contribuisca all’economia locale attraverso il turismo.

Ma c’è molto di più: il Kilimangiaro è un hotspot di biodiversità, perché accoglie un’ampia varietà di specie animali e vegetali, oltre a numerosi habitat. “In nessun altro luogo si trova un numero così elevato di zone climatiche e vegetazionali diverse in un’area così piccola, che spazia dalla savana caldo-secca alle foreste pluviali umide, fino ai ghiacciai sulla cima” – ha affermato il dottor Andreas Hemp dell’Università di Bayreuth, autore principale dello studio pubblicato su Plos One. Allo stesso modo, lungo le pendici del Kilimangiaro sono ospitate numerose comunità rurali, la cui popolazione può raggiungere persino una densità di 1.500 persone per km quadrato.

La ricerca condotta dal team del dottor Hemp ha evidenziato come il Kilimangiaro, che rappresenta un ecosistema fondamentale, abbia perso la maggior parte della sua biodiversità in poco più di un secolo. “Tra il 1911 e il 2022, il 75% delle specie vegetali per km quadrato è scomparso dalle pendici inferiori del Kilimangiaro. Ciò ha un profondo impatto su altri gruppi di organismi, poiché le piante svolgono un ruolo fondamentale nel funzionamento degli ecosistemi” – ha dichiarato Hemp. Che cosa ha provocato questa trasformazione drammatica? Sembra incredibile, ma il cambiamento climatico non è il principale responsabile di questa situazione.

Le cause del declino dell’ecosistema del Kilimangiaro

Se il cambiamento climatico non sembra aver avuto alcun impatto sul declino dell’ecosistema del Kilimangiaro, la vera causa va ricercata nello sfruttamento del suolo e nel suo cambiamento d’uso, provocato dalla rapida crescita della popolazione. Le cifre parlano chiaro: tra il 1889 e il 2022 si è registrato un incredibile aumento demografico, con la popolazione che è passata da circa 50mila a oltre 1,4 milioni di persone. Tutto ciò ha avuto un’importante conseguenza sul modo in cui il suolo alle pendici del Kilimangiaro viene impiegato.

Se nel 1911 l’estensione della savana era al 75%, con solo il 2% del terreno convertito all’agricoltura, oggi la situazione si è invertita. Nel 2022, solo il 18% del suolo è composto dalla savana, mentre il 26% è rappresentato dall’agroforestazione. Quali sono le possibili soluzioni per arginare il declino della biodiversità? Secondo lo studio, due sono le strade da percorrere: l’istituzione di aree protette e l’uso di sistemi agroforestali diversificati. Ad esempio, molto interessante è il sistema di utilizzo del suolo messo a punto dal popolo Chagga. I suoi orti sono strutturati come una foresta naturale, dove piante coltivate e piante selvatiche crescono fianco a fianco.

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