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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Grazie all'AI un satellite ha appena imparato a pattugliare la Terra da solo

YAM-9, satellite dotato di intelligenza artificiale, è riuscito a identificare autonomamente aree di interesse in orbita. Una svolta che potrebbe cambiare il monitoraggio terrestre e l'elaborazione dei dati spaziali.

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Se una sera ti capita di osservare un satellite nel cielo, forse potresti trovarne uno che sta operando autonomia, senza il supporto continuo di analisti a terra. Un satellite come YAM-9, sviluppato dalla società di infrastrutture spaziali Loft Orbital, che grazie all’intelligenza artificiale è riuscito a individuare ciò che cercava in maniera indipendente.

Arriva il satellite manovrato dall’intelligenza artificiale

Normalmente i satelliti raccolgono enormi quantità di dati grezzi che vengono poi scaricati e analizzati sulla Terra, dove tecnici e ricercatori li interpretano con l’ausilio di algoritmi di machine learning o dell’analisi visiva diretta.

Non è il caso di YAM-9. Lanciato nell’autunno del 2025 come prototipo nell’ambito di alcuni progetti di intelligenza artificiale orbitale dell’azienda, il satellite è dotato di una GPU Nvidia Jetson Orin AGX, uno dei chip più avanzati per il calcolo in ambienti spaziali.

E in particolare del software NAVI-Orbital, sviluppato dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, che ha permesso al satellite di identificare le aree di interesse in risposta a richieste espresse in linguaggio naturale.

Il cuore tecnologico dell’intero sistema è Gemma 3 di Google DeepMind, un modello linguistico-vision (VLM) progettato per funzionare in modalità edge, quindi direttamente su dispositivi con risorse limitate e lontani da infrastrutture di data center.

Anche se Gemma 3 è già disponibile, gli ingegneri hanno dovuto intervenire in modo significativo sul software per ottimizzare la memoria necessaria al funzionamento nello spazio.

Quali sono i suoi utilizzi

Grazie alla capacità dei VLM di combinare la comprensione del linguaggio con l’analisi delle immagini, Gemma 3 è stato in grado di supportare operazioni come il monitoraggio dei confini e la segnalazione di eventuali attività considerate anomale.

Ad esempio, come riporta TechCrunch, i ricercatori hanno chiesto al sistema di classificare i dati dei sensori in corrispondenza delle zone di contatto tra ambienti naturali e aree urbanizzate, o di identificare le infrastrutture intorno agli snodi ferroviari.

Va detto comunque che, nonostante il livello di autonomia raggiunto dal satellite, le operazioni restano comunque sottoposte a supervisione umana. Anche perché si tratta al momento del primo utilizzo documentato di un modello linguistico-visivo direttamente in orbita.

Prospettive e limiti dell’innovazione

Le prospettive sono promettenti. Nel breve periodo, questa tecnologia potrebbe rendere i sensori spaziali molto più efficienti, permettendo una prima elaborazione dei dati già nello spazio e riducendo così la quantità di informazioni grezze da analizzare sulla Terra. Nel lungo termine, rappresenta un test concreto sulla possibilità di sviluppare infrastrutture di intelligenza artificiale su larga scala nello spazio.

Sebbene questo sia il primo utilizzo documentato di un VLM in orbita, anche altri operatori del settore ci stanno pensando sopra. Planet Labs, ad esempio, lancia satelliti (equipaggiati con processori Jetson Orin) attualmente utilizzati per compiti più semplici del riconoscimento di oggetti, ma secondo un portavoce dell’azienda sono già in corso degli studi per estendere le applicazioni dell’intelligenza artificiale, inclusi modelli VLM.

Resta comunque centrale il ruolo del controllo umano. Le infrastrutture spaziali sono considerate asset strategici e non possono essere affidate completamente all’intelligenza artificiale, per quanto avanzata possa essere. In questo caso, il rischio (teorico, da scenari estremi) è quello di un malfunzionamento così grave da compromettere il satellite AI, al punto da farlo schiantare sulla Terra, magari in testa a una o più persone.

FAQ

Come si chiama il satellite che ha operato in autonomia?

YAM-9, sviluppato da Loft Orbital, ha operato in orbita con capacità autonome grazie all'AI.

Quali compiti può svolgere autonomamente?

Può identificare aree di interesse, monitorare confini, segnalare attività anomale e classificare dati sensoriali.

Ci sono limiti o controlli umani?

Sì: le operazioni sono soggette a supervisione umana e il controllo resta centrale per motivi di sicurezza.